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  Letteratura  »  Menzogna e sortilegio, di Elsa Morante, edito da Einaudi e recensito da Siti 23/08/2021
 
Menzogna e sortilegio – Elsa Morante – Einaudi – Pagg. 728 – ISBN  9788806223342 – Euro 17,00


Elisa De Salvi


Settecento pagine racchiuse da un incipit tra i più belli della letteratura italiana e da un epilogo necessario, straziante, che acquieta l’animo dopo una lettura lenta, a tratti statica e ripetitiva, sicuramente impegnativa e al limite dell’abbandono. Semplici umori da lettrice che nulla hanno a che vedere con la grandezza di questo scritto la cui statura si può decifrare solo a lettura ultimata. Un romanzo dal respiro ottocentesco che pare restituire ambientazioni e sentire di un’altra epoca, tratteggiando invece gli arcani misteri dell’alchimia d’amore che cavalcano generosamente tutte le epoche. Una storia apparentemente sospesa, indefinita nei luoghi e nei tempi che restituisce, a ben guardare, la Sicilia e l’Italia a cavallo tra ‘800 e ‘900.
A Palermo, probabilmente, e nei suoi dintorni, due rami di una stessa famiglia seguono percorsi differenti, il primo cresce rigoglioso nei fasti e nelle ricchezze, l’altro, avvizzito sopravvive nella povertà generando ramoscelli sempre più esili. La famiglia è quella dei Cerentano che troverà una nuova via comune in una infatuazione adolescenziale dei suoi frutti, il ricco Edoardo e la sua bella cugina povera Anna, la madre della narratrice Elisa che ricostruisce la sua storia di orfana prematura all’indomani della morte di Rosaria, la meretrice che le dà sostegno e amore. Elisa è infatti frutto di un’unione di ripiego tra Anna e Francesco, l’amico di Edoardo che ha preferito sparire dopo aver imbastito legami infernali tra lui, Anna e Francesco e la stessa Rosaria, prima donna amata da Francesco. In realtà scrivendo la sua storia la malinconica Elisa traccia la storia di tre generazioni, della sua nonna Cesira e nello sfondo della nonna paterna Alessandra, della sua mamma Anna e di se stessa. Donne accomunate, la nonna e la mamma, da una certa alterigia che mal le ripaga, in particolare Anna, il cui mal d’amore la condanna all’infelicità perpetua, all’insania, alla follia. Scrive di riflesso, Elisa, di se stessa, e della fanciullezza persa in un ambiente famigliare insano, schiacciata da due genitori che inseguono la chimera di un amore che non può essere corrisposto, il padre Francesco ama la moglie Anna ma lei è ancorata al passato amore per Edoardo che anche da morto la perseguita, l’annulla e la consuma. Elisa è semplicemente una bimba che subisce influssi insani in un ambiente morboso e che ora, da adulta, cercherà di ricostruire il tessuto su cui sono state ordite le emozioni di cui si è imbevuta la sua mente. La grandezza del romanzo risiede proprio nella capacità di ricostruire, con il recupero degli eventi, la giusta dimensione dei fatti in un immaginario fanciullesco che avrebbe potuto soccombere anch’esso alla follia, immerso com’era tra apparenza e realtà, tra menzogna e sortilegio. Evaporate le nebbie dell’apparenza e della menzogna, resta il nudo fatto che spogliato anche della dimensione irreale della magia, concede solo il triste vissuto di una bambina poco amata dai genitori.


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