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  Letteratura  »  Il trittico sui longobardi, di Renzo Montagnoli 16/11/2021
 
Il trittico sui longobardi

di Renzo Montagnoli



Marco Salvador, autore di romanzi storici di indubbia qualità, è riuscito nella non facile impresa di dare una continuità temporale a opere che così delineano perfettamente o una famiglia nobiliare, come nel caso di Ezzelino da Romano e dei suoi eredi, oppure un popolo che in una determinata epoca ha preso il sopravvento su altri, come per l’appunto nel caso dei longobardi.

Questa popolazione di origine germanica fu protagonista fra il II e il VI secolo di una migrazione che la condusse dai luoghi d’origine del basso Elba fino all’Italia, dove, nel VI secolo costituirono con Alboino un regno autonomo che si estese gradualmente su quasi l’intera penisola e che cessò di esistere nel 774 a causa della sconfitta a loro inflitta dai Franchi di Carlo Magno.

A questo popolo, che seppe integrarsi con le locali genti italiche, Salvador appunto ha dedicato tre romanzi storici che ne ripercorrono le gesta. Sono nati così Il longobardo, La vendetta del Longobardo e L’ultimo longobardo, tutti scritti fra il 2004 e il 2006, a cui vi è da aggiungere, quasi un’appendice, e cioè Il trono d’oro, di molto successivo, risalendo la sua pubblicazione al 2013.

Perché intendo considerare quest’ultimo un’appendice? Perché i primi tre parlano dell’epopea di questo popolo, quasi dalla nascita della loro potenza fino all’ultimo atto che ne sancisce la fine, mentre Il trono d’oro è ricco di notizie sul principato longobardo di Salerno-Benevento. Nell’VIII secolo, sconfitti da Carlo Magno i longobardi del Nord, restavano infatti quelli del Sud, divisi in due regni, e in pratica dell’unificazione degli stessi parla diffusamente Il trono d’oro. Si tratta di un romanzo interessante, di piacevole lettura, ma ripeto secondo me è un’appendice dell’opera maggiormente consistente sul più importante regno longobardo nell’Italia Settentrionale.

Il longobardo mi ha affascinato fin dalle prime pagine, con questo protagonista, Stiliano, che racconta del grande Rotari, forse il re longobardo più famoso, quello del famoso editto con il quale venne codificato il diritto longobardo, prima solo trasmesso oralmente. E’ un’opera avvincente, con tante battaglie, grazie alle quali il regno fu notevolmente ampliato, ed è un buon punto di partenza per ampliare le conoscenze di questo popolo, sovente lacunose, tranne che per gli addetti ai lavori, come gli storici e appunto Salvador che, prima che narratore, è storico.

Se con le vicende di Rotari siamo nel VII secolo, con La vendetta del longobardo passiamo a quello successivo in pratica agli ultimi anni di vita del regno longobardo, in piena decadenza, nonostante ci siano personaggi di sicuro valore come Astolfo e Desiderio, ma i Franchi incalzano prima con Pipino e poi con Carlo.

Se riusciamo così a comprendere come una potenza, quella longobarda, sia giunta progressivamente al suo sfacelo, non possiamo non apprezzare i numerosi intrecci resi splendidamente dalla mano sicura dell’autore, insomma si legge e quasi si partecipa, tanto si è attratti.

Con L’ultimo longobardo si conclude la trilogia; la vicenda del principe Arechi, che da giovane ha una naturale inclinazione per la contemplazione e la vita religiosa, chiamato poi a ricoprire un ruolo essenziale di supporto alla politica imperiale, è una di quelle che non possono lasciare indifferenti per ricchezza di sviluppo, per descrizioni di personaggi, per un'ambientazione in una Roma sede della Cristianità, ma anche luogo di intrighi, di lussurie, di lotte di potere.

Salvador ha colto l'occasione per donarci la figura di un uomo che riassume in sé le caratteristiche di molti nostri simili, esseri puri all'origine e che in forza del libero arbitrio si lasciano coinvolgere e addirittura travolgere dalla sete di potere. E' ben delineata quella vita che si riduce a una continua difesa di posizioni acquisite con il contemporaneo sviluppo di trame volte non solo a rafforzarle, ma a estenderle.

La vicenda si svolge in un'atmosfera in cui la politica del governo, intesa come predominio personale, corrompe e corrode tutti, chierici, nobili, re e perfino papi.

Questo accade senza distinzione di sesso dei protagonisti , in una lotta in cui ognuno usa le armi che gli sono proprie, con una progressiva deriva della morale che porta all'abiezione.

Non è difficile riscontrare, pur in un'epoca così lontana, in un periodo definito “pornocratico”, tante, troppe similitudini con i giorni nostri, come se non ci fosse stata un'evoluzione nel genere umano.

L’ultimo longobardo non è semplicemente bello, è il canto del cigno di una civiltà che la penna di Salvador è riuscita a rendere viva, come se ancora occupasse parte della penisola; alla fine, fra tante porcherie, tradimenti, uccisioni, il romanzo si chiude con il riavvicinamento a Dio di Arechi, che ha ben compreso che solo così può ritrovare la sua anima e risorgere a nuova vita, perché gloria e potere non sono nulla di fronte alla serenità di chi è in pace con se stesso.

Il trittico è veramente bello e la lettura è piacevole e istruttiva, un ulteriore merito quest’ultimo di Marco Salvador, che piano piano, con le opere successive, si avvicinerà alla nostra epoca, con romanzi sempre di notevole livello.


 
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