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  Letteratura  »  La ragazza di Hopper, di Fabio Bussotti, edito da Mincione e recensito da Grazia Giordani 22/12/2021
 
La ragazza di Hopper – Fabio Bussotti – Mincione – Pagg. 300 – ISBN 9782931144107 – Euro 16,90



Il commissario Bertone alle prese con un delitto che ricorda un’opera



E’ il sommo pittore americano Edward Hopper ad offre lo spunto allo scrittore Fabio Bussotti per regalarci pagine di uno stuzzicante noir: “La ragazza di Hopper” (Mincione Edizioni, pp.199, euro 16,90). Nell’incipit del romanzo assistiamo al dialogo tra Hopper e il critico d’arte Brian O’ Doherty – siamo a Truro, Cape Cod, Massachusetts nel settembre del 1963.Motivo del contendere nella conversazione fra l’artista e il critico è una tela titolata da Hopper “Intervallo”. Hopper aveva dipinto quella tela tra gennaio e febbraio nel suo studio di Washington Square a New York. Allora appariva una ragazza sola, seduta in un angolo deserto sotto una balconata che proiettava un’ombra nera sul muro di un cinema di Broadway. Il critico nel primo incontro con Hopper aveva chiesto il motivo di quel nome: Nora. “Lo sai Brian, noi diamo sempre un nome alle figure”, aveva risposto Hopper. E aveva soggiunto:” Forse è irlandese… Una cameriera, una ragazza che lavora di notte”. Il critico non si accontenta vorrebbe avere più notizie su questa misteriosa Nora. Hopper tergiversa e poi soggiunge:” Il mio problema, dipingendo quella ragazza, che solo per gioco abbiamo chiamato Nora, concentrandomi sui dettagli, credo sia di aver perso di vista il suo stato d’animo”. Il critico, sollecitato da Hopper, sottolinea che nel quadro c’è una evidente dimensione statica, una tranquillità quasi una quiete che precede una tempesta. Hopper, attualmente, ha tolto la figura femminile dal quadro. In quel momento era come se lo stesso autore fosse entrato nel suo quadro e non volesse uscirne, non volesse dare chiare risposte al critico. In effetti la ragazza si chiamava Nora ed era morta. Mentre noi lettori restiamo, incuriositi, col fiato sospeso, l’autore del romanzo ci trasporta a Roma all’hotel D’Azeglio dove una bella cameriera che si chiamava appunto Nora è stata trovata strangolata. I dubbi sull’autore del delitto si rincorrono fino alla fine del romanzo. Vanno dal violento marito rumeno, al cuoco dell’hotel con la compromissione di vari personaggi, nobili e plebei. Incaricato dell’indagine sul delitto è il commissario Bertone, supportato dall’ispettore Pizzo – personaggi entrambi magistralmente descritti dall’autore del noir. A Pizzo passa davanti agli occhi come una visione. In occasione di un suo viaggio al Whitney Museum di New York aveva visto il quadro di Edward Hopper, intitolato “Stanza d’albergo” del 1931. Sembra la riproduzione fedele di quanto è apparso stamattina nell’hotel romano. Molto simili, quasi identiche le due figure femminili, stessa luce bianca, tipica del grande artista americano. Sì – risponde Bertone a Pizzo –Ma qui, nel quadro, la donna è viva e sta leggendo una lettera. Eppure assomiglia moltissimo a Nora Rednic, la ragazza trovata morta strangolata. Bussotti è molto abile nel condurci da figure sospettate ad altre per quasi 200 pagine. Alla fine Il commissario Bertone scoverà il colpevole. Ma la figura di Hopper in maniera misteriosa aleggerà per sempre, tanto che lo stesso lettore avrà l’illusione di esser caduto dentro uno dei suoi quadi misteriosi. Naturalmente, l’epilogo di un noir così strano, avvincente e contorto, lo lasciamo allo stupito lettore.


Grazia Giordani


 
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