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  Letteratura  »  Charles Bukowski, un poeta senza etichette (a parte quella della birra), di Gordiano Lupi 28/06/2007
 

Charles Bukowski, un poeta senza etichette

(a parte quella della birra)

 

di Gordiano Lupi

 

Non voglio parlare di Bukowski poeta e tesserne le lodi, sarebbe facile e noioso e poi non sono un critico di poesia ma un lettore affamato e curioso di nuovi testi che mi va di consigliare ad altri. Quindi più che parlare del poeta voglio farvi leggere e assaporare le liriche di Bukowski (che liriche non sono) e dirvi soprattutto dove potete procurarvi i testi fondamentali. Un volumetto di poesie è ancora in catalogo negli Oscar Mondadori (Poesie 1955 – 1973) ed è forse il più rinunciabile. Molto importante invece è la trilogia delle poesie postume: Quando eravamo giovani, La canzone dei folli e Il Grande, edita da Feltrinelli. Dicono gli esperti che le traduzioni presentano delle pecche, però c’è il testo a fronte e chi sa di inglese può cimentarsi da solo. Su Bukowski poeta le cose migliori le trovate da Minimum Fax e io vi raccomando due raccolte che possiedo: Si prega di allegare dieci dollari per ogni poesia e Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio. La collana è Sotterranei e le traduzioni (ottime) sono di Christian Raimo e Tiziana Lo Porto. La Minimum Fax sta facendo un lavoro egregio di ristampa e di riscoperta di tutta l’opera poetica di Charles Bukowski e dell’opera narrativa di Raymond Carver. Vi consiglio di procurarvi questi volumi davvero preziosi per un amante della buona poesia. Per restare a Bukowski trovate anche: Tutto il giorno alle corse dei cavalli e tutta la notte alla macchina da scrivere, Evita lo specchio e non guardare quando tiri la catena e due volumi di lettere (Urla dal balcone e Birra, fagioli, crackers e sigarette). Adesso che vi ho dato le coordinate per farvi una cultura sulla poesia di Bukowski lascio la parola a qualche lirica scelta da Seduto sul bordo del letto mi finisco una birra nel buio nella traduzione di Tiziana Lo Porto.

 

Il vecchio giocatore di cavalli

 

ha addosso gli stessi pantaloni

lo stesso cappotto

le stesse scarpe

giorno dopo giorno.

 

gli penzola il lembo della camicia.

ha le scarpe slacciate,

i capelli bianchi e

spettinati.

sta diventando calvo.

 

lentamente va a fare le sue

scommesse, poi

lentamente torna al suo

posto.

 

guarda ogni corsa

senza emozione.

 

si aggrappa solo

a una cosa che è impossibile.

 

è così stanco.

 

il vecchio giocatore di cavalli.

 

i cieli, le montagne,

la musica, non c’è nulla che

gli importi.

lui è aggrappato all’

impossibile.

 

 

Corso di scrittura creativa

 

sono colpevole, ne ho frequentato uno

all’università

e la prima cosa che ho capito è che lì dentro

ne avrei potuti battere

2 o 3

in un colpo solo

(dico

fisicamente)

e

logicamente

questo non era un modo per misurare

la creatività.

 

notai pure

che i consigli dell’insegnante

su cosa fare

e cosa non fare

per diventare uno scrittore erano

cose abbastanza anonime e scontate

che non portavano da

nessuna parte.

 

qualche scritto degli studenti

veniva letto a lezione

e trovavo imbarazzante quanto

non fossero all’altezza.

 

io stavo seduto da solo all’ultima fila con

lo sguardo torvo

notando anche che

gli uomini non sembravano uomini e

le donne non sembravano donne.

ma ancora una volta

questo non era un modo per giudicare la creatività.

anche se quanto producevano

somigliava

a quello che erano.

 

bene

alla fine il prof mi diede

“A” per tutti gli scritti che

gli avevo consegnato

ma un “B” complessivo per

le troppe assenze.

 

sapevo pure che

tutti gli studenti di quel corso

tranne uno

erano

creativamente spacciati.

 

e anche quell’uno

avrebbe dovuto aspettare di avere cinquant’anni

prima che la sua opera

venisse minimamente presa in

considerazione.

 

un po’ di più

di quanto lui stesso

si

aspettava.

 

 
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