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  Letteratura  »  Mario Luzi – Ermetismo in evoluzione, di Fabrizio Manini 20/08/2007
 

MARIO  LUZI - Ermetismo in evoluzione

di Fabrizio Manini

 

 

Mario Luzi (Castello [FI] 1914 - Firenze 2005) è senza dubbio il principale promotore nonché esponente di punta dell'ermetismo fiorentino. Dopo aver conseguito la laurea con una tesi sul romanziere cattolico Mauriac, si interessa alla tradizione simbolista d'oltralpe che saprà rendere in italiano con traduzioni pressoché perfette. È attivo collaboratore delle riviste d'avanguardia Il Frontespizio, Campo di Marte, Letteratura; si lega professionalmente e con grande amicizia ad altri autori e poeti del suo tempo come Bigongiari, Parronchi, Bilenchi, Bo, Traverso, Macrì. Gran parte della sua vita è dedicata all'insegnamento, ma a questo si affianca un'intensa attività di saggista, traduttore, autore teatrale e soprattutto di poeta, la sua più autentica e radicata passione che egli coltiverà fino al giorno della sua recente scomparsa. Viene nominato senatore a vita per altissimi meriti artistici; è più volte candidato al Nobel per la letteratura; entra a far parte dell'Accademia della Crusca.

La sua produzione generalmente è considerata divisa in tre periodi. Il primo periodo va dagli esordi fino al 1946 e comprende le raccolte La barca, Avvento notturno, Un brindisi, Quaderno gotico. Sono queste le opere che meglio rappresentano l'ermetismo poetico della scuola fiorentina; dal punto di vista tematico i tratti tipici di questa esperienza sono l'inquietudine dell'esistenza e il tendere all'infinito pur di fronte agli evidenti limiti della realtà e della storia umana, mentre lo stile attinge a piene mani da Ungaretti e dal simbolismo francese con spunti surrealisti. Tuttavia utilizzando un'eccessiva autonomia analogica il verso e il linguaggio in generale hanno l'inarrestabile tendenza ad apparire astratti, slegati da riferimenti, oscuri alla comprensione e fin troppo indecifrabili.

Il secondo periodo va dal 1946 fino al 1962 e comprende le raccolte Primizie del deserto, Onore del vero, Il gusto della vita. La guerra, con il suo carico di violenza, di angoscia, di brutture e di insensatezza avvicina Luzi a ciò che egli chiama “le vene delle terra” modificando gradualmente il suo pensiero e contemporaneamente spostando le sue tematiche verso gli aspetti esistenziali di una concretezza effettiva fatta di un'esperienza vista e vissuta. A questo si unisce anche un diverso modo di scrivere che si allontana sempre più dal sofisticato “obscurisme”, quasi ostentato nelle produzioni precedenti, a favore di una maggiore distensione del verso che abbandona l'analogia enigmatica per ammantarsi, sia pure nei limiti dell'ermetismo, di una maggiore comprensibilità discorsiva.

Il terzo periodo va dal 1963 in poi e comprende le raccolte Nel magma, Dal fondo delle campagne, Su fondamenti invisibili, Al fuoco della controversia, Per il battesimo dei nostri fammenti, Frasi e incisi di un canto salutare, Sotto specie Umana, Poesie ritrovate. Grazie anche all'influenza di Montale continua inarrestabile l'allontanamento di Luzi dalla tradizione ermetica degli esordi; lo stile si fa più prosaico, più maturo, quasi dialogico. I temi affrontati derivano dalla cronaca e dagli avvenimenti che il poeta vede intorno a sé, in particolare i falsi miti, le corruzioni morali, l'idolatria di successo e ricchezza, le ideologie fenomenologiche. Rifiutando le lusinghe dell'edonismo egli denuncia questa realtà in modo aggressivo, ma tra le righe sono fin troppo evidenti i segni della sconfitta dovuta al solipsismo.

La sintassi e il lessico hanno subìto notevoli variazioni nel corso degli anni; tuttavia Luzi considerava la poesia autentica come metamorfosi, un'inarrestabile tendenza alla diversità, una variazione continuativa senza eccedere nello sperimentalismo, un impegno di verità che trova il suo fulcro nel destino umano.

 

 

Riferimenti: Treré, Gallegati; Itinerari; Ebf.

 

 
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