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  Letteratura  »  Il miglior attore “Eduardo De Filippo”, di Ida Guarracino 01/09/2007
 

Il miglior attore" Eduardo  De Filippo"

di Ida Guarracino

 

Eduardo figlio d'arte è praticamente cresciuto sulle tavole del palcoscenico; di carattere schivo e molto geloso della sua vita privata, non è facile alle confidenze.

Il teatro ha sempre regnato nella sua casa, da quando, bambino, organizzava insieme ai fratelli Titina e Peppino scenette con vestiti arrangiati e un pubblico che pagava con le figurine della liebig.

Eduardo, Napoli, la sua gente, il suo idioma, la sua filosofia di vita, la sua arte di arrangiarsi, la sua a volte disperata ma ribelle rassegnazione e lui cantore, interprete e amante appassionato di una Napoli che si è perduta, ma che ce l'ha fatta amare e capire.

Con Eduardo nato nel 1900 la risata è amara e consapevole, si evince in lui il piacere dell'arte interpretativa, in tutte le sue più nascoste sfumature.

Aiutato dalla parlata estremamente espressiva ci ha regalato ore di autentico piacere; sia nella risata che nell'amarezza ha sempre saputo cogliere quel senso di suprema poesia, che sopravvive alle situazioni e nei luoghi più impensati, una poesia di vita che è amore,

comprensione, tolleranza.

Nei vicoli bui, nei bassi maleodoranti, c'è sempre un raggio di sole, una mano tesa, un dolore o una gioia condivisa, un incantevole scugnizzo, un disarmante mariuolo.

E' così che sentiva, che vedeva la sua Napoli, questa città meravigliosa lacerata da mille contraddizioni.

Eduardo è l'artista dei silenzi, ma il suo modo di tacere, le pause dalle quali fa precedere l'emissione della voce per pronunciare le battute sono un pregio particolare, perché riesce a commuovere tacendo, rivelando con un niente, che è tutto, quanto gli si rimescola nell'animo.

La maschera di Pulcinella è ancora viva grazie a lui, vive in lui persona, in lui autore, in lui attore; infatti impersona Pulcinella come Amleto impersona la malinconia, il dubbio dell'essere o non essere; Eduardo è prigioniero della malinconia napoletana che è quella del popolo italiano, il popolo più poeta.

Il suo modo di recitare colpisce non solo critici italiani, ma anche stranieri, perchè sul palcoscenico è una sorpresa.

Questo stile "reale" nella sua  recitazione  è possibile perchè non vi è una divisione tra la sua vita e il suo teatro.

Teatro e vita per lui sono inscindibili, e così in lui l'uomo e l'attore sono tutt’uno.

Infatti per Eduardo "Teatro significa vivere sul serio quello che gli altri nella vita recitano male ".

Il nostro grande artista ha uno stile realistico: egli è prima di tutto un attore, forse il migliore, fratello di un grande attore e di un attrice ancor più grande.

E raggiunge i suoi più straordinari effetti nella sfera della malinconia ironica, il suo unico e imparagonabile "umorismo tragico".

Chi fra i suoi spettatori non è rimasto incantato dal linguaggio dei suoi silenzi, dai suoi sguardi, dalle sue pause, dalle sue smorzature?

In quei silenzi, in quel volto scavato, nel passo lento e nel parlare sommesso c'era la "Voce di dentro".

Ad un intervista di V. Papi Eduardo ci dice:"Il mondo è un gran palcoscenico e la vita una commedia allegra e triste secondo i casi; per vivere, gli uomini debbono adattarsi a recitare la commedia e fingere di divertirsi".

Un connubio perfetto con i fratelli Titina e Peppino, un unione artistica e un sodalizio imparagonabile, che poi tuttavia si sciolse col tempo.

Recitarono insieme per ben 9 anni avendo modo di scrivere e rappresentare nuove commedie.

Nell'autunno del 1933 la compagnia uscì dai confini napoletani ed iniziò un tour di grandi successi: a Sanremo, Torino, Genova, Bologna e Roma.

L'inverno del 1934 vede il trionfo artistico al teatro Odeon della compagnia osannata di Renato Simoni, che mette in luce il carattere universale di Eduardo e dei suoi lavori.

Eduardo direttore anche della compagnia porta in scena non solo le proprie commedie, ma anche quelle di Luigi Pirandello, di Luigi Antonelli, di Lucio D'Ambra e altri.

La sua migliore interpretazione è forse "Il berretto a sonagli " del grande scrittore  siciliano col quale aveva scritto a quattro mani "L' abito nuovo".

 

I principali lavor,i scritti tutti in dialetto napoletano, di Eduardo sono Uno coi capelli bianchi, Ditegli sempre di si, Uomo e galantuomo, Gennariello, La parte di Amleto, Ho fatto il guaio? Riparerò, Prova generale,

Farmacia di turno, L'ultimo bottone ( tratto dallo spagnolo), Natale in casa Cupiello, Quei figuri di 30 anni fa, Requie all'anima sua, Il tè delle cinque, Chi è più felice di me?, Tre mesi dopo, Cuoco cuoco della mala cucina, Il dono di Natale, La speranza ha trovato alloggio.

Tra i vari  successi cinematografici con Eduardo regista nel 1943  "Ti conosco mascherina" 1946 "Uno tra la folla ". Con Eduardo attore, 1947 "Assunta Spina " 1951 "Filumena Marturano"1946 "Napoli Milionaria",

1942 " Non ti pago" 1954 "L'oro di Napoli" 1954 "Questi fantasmi"1942 "A che servono questi quattrini".

 

Eduardo affermava che ciò che conta è di portare  in teatro l'attore sempre più vicino all'uomo della strada e di renderlo sempre più capace di farsi interprete della sua verità poetica e non di portare l'uomo della strada sul piano dell'attore; la sua arte paradossalmente sta nel trasformare il dolore, la malasorte, i conflitti familiari e interiori in una risata malinconica, con la disperazione che si tramuta in atto comico; così  la tragicità che accomuna la vita delle persone trova nella sua espressione e nella sua gestualità il massimo della genialità.

 

 
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