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  Letteratura  »  Il realismo magico di Alejo Carpentier, di Gordiano Lupi 28/09/2007
 

Il realismo magico di Alejo Carpentier

di Gordiano Lupi

 

Alejo Carpentier è uno dei più grandi narratori contemporanei di lingua spagnola. Lo si ricorda soprattutto per la grande attenzione verso l’uomo, la fede nei valori rivoluzionari e il senso della storia. Di grande importanza per la futura narrativa latino-americana è la sua teorizzazione del realismo magico: la letteratura deve riflettere la singolarità “meravigliosa” della identità culturale americana utilizzando gli strumenti che la realtà mette a disposizione.

Carpentier nacque all’Avana nel 1904 da padre francese e madre russa (che aveva studiato in Svizzera) e mostrò sin da piccolo attitudini artistiche. Era soltanto un adolescente quando, sotto l’influenza delle letture che andava facendo, cominciò a comporre racconti e romanzi che contribuirono allo sviluppo del suo stile. Parallelamente compì studi musicali e di architettura che non terminò. A venti anni aveva già una cultura sopraffina e ricettiva ai cambiamenti che in Europa stavano trasformando il modo d’intendere l’arte e la letteratura. Si impiegò come giornalista nel periodico La discusión  e qui teneva una rubrica dal titolo Obras famosas dove riassumeva le migliori opere letterarie di tutti i tempi.  Quindi passò alla rivista Social e infine nel 1924 venne nominato capo redattore di Carteles.

In quel periodo tra le masse era diffuso un clima di scontentezza nei confronti del governo dispotico di Machado e cominciavano a circolare i valori di una nuova promozione intellettuale. Soprattutto si sentiva l’eco delle parole di Lenin, della Rivoluzione d’ottobre, delle lotte che portavano avanti i movimenti politici, sindacali e studenteschi d’America. La rivoluzione contro Machado portò all’attenzione degli agli scrittori il popolo come aspetto importante della lotta politica. Poeti, saggisti e romanzieri scoprirono il negro, il contadino, il proletario e tra questi autori sono in primo piano Alejo Carpentier e Nicolás Guillén. Per altro verso ci sono ancora scrittori che tendono a evadere e a eludere le urgenze politiche perché ritengono che la poesia deve essere pura e non contaminata dal sociale. Nel 1930 nasce il Movimento Afrocubanista (o Negrista), versione cubana dell’indigenismo ispanoamericano e del populismo mondiale. Carpentier e Guillén lo appoggiano senza riserve. I due scrittori si legarono sin dalla sua fondazione (1923) anche al Grupo Minorista che riuniva in sé la voglia di cambiamento e gli sforzi di conoscenza della realtà cubana. Carpentier partecipò alla famosa protesta de los trece, capeggiata da Rubén Martínez Villena che commosse la opinione pubblica e segnò uno storico esempio. Fu legato alla cospirazione dei veterani e dei patrioti che si sciolse per la inettitudine dei suoi dirigenti.

La lotta al regime di Machado venne repressa nel sangue e lo scrittore venne incarcerato per aver firmato un manifesto contro il tiranno. Si narra che nel carcere del Prado conobbe un operaio che gli insegnò a cantare l’Internazionale e soprattutto cominciò a  lavorare al suo primo romanzo: Ecué-Yamba-O, edito nel 1933.

Uscito di prigione, sebbene in regime di libertà controllata (doveva recarsi ogni lunedì al carcere per firmare un registro), riuscì a fondare insieme a Marinello, Tallet e altri la Revista de avance. 

Tra il 1927 e il 1930 questa rivista rappresentò la sintesi culturale che si stava producendo nel paese: il nuovo incontro con le radici della nazionalità era inseparabile da una ferma posizione politica.

Sorvegliato dalla polizia di Machado, Alejo Carpentier decise di fuggire in Europa. Con l’aiuto del poeta francese Robert Desnos, che era stato all’Avana per un congresso giornalistico, lo scrittore cubano riuscì a salire su di una nave che salpava verso la Francia. Il poeta Mariano Brull, funzionario dell’ambasciata cubana in Francia, fece il resto. A Parigi Carpentier strinse amicizia con Artaud, Queneau, Prevert e il già citato Desnos. In quel periodo era in auge il movimento surrealista e André Breton, una delle figure più note, invitò Carpentier a scrivere su Révolution surréaliste. Nella redazione conobbe Paul Éluard, Luis Aragón, Tristán Tzara, Benjamín Peret e i pittori Ives Tanguy, De Chirico e Picasso.

Il contatto con il surrealismo non distolse comunque Carpentier dalla preoccupazione per le cose americane. Nel 1933 si recò a Madrid per presenziare alle lotte del Movimento Operaio e dei partiti di sinistra. Fu qui che conobbe Garcia Lorca. Nel 1937 però il panorama stava cambiando sotto le bombe tedesche e (purtroppo) italiane che aiutavano il franchismo a prendere il potere. Carpentier partecipò a uno storico congresso per la difesa della Spagna insieme ad altri autori cubani: Nicolás Guillén, Juan Marinello, Félix Pita Rodríguez e Leonardo Fernández Sánchez.

Nel 1939 Carpentier, preso da una forte nostalgia per Cuba, abbandonò Parigi e fece ritorno nell’isola. Qui però si accorse ben presto che la situazione non era propizia per un lavoro creativo, perché un governo oscurantista e borghese ostacolava lo sviluppo della cultura. Fu così che accettò l’invito di recarsi ad Haiti, dove rimase incantato dallo stupendo paesaggio. La sua permanenza ad Haiti coincise con il massimo momento creativo e fu qui che concepì El reino de este mundo (pubblicato nel 1949), il romanzo che gli dette fama mondiale. L’opera è incentrata sulla rivoluzione antischiavista e indipendentista di Haiti che è soltanto il pretesto per parlare della futura rivoluzione di tutto il continente americano. Carpentier con questo romanzo apre la strada a un linguaggio nuovo, quello che lui stesso definirà lo real maravilloso americano (il realismo magico americano). Mentre scriveva El reino de este mundo fu invitato in Messico dal Fondo della Cultura Economica e gli venne commissionata una storia della musica cubana. Il libro è La musica en Cuba (1946), ancora oggi considerato uno dei migliori testi storico-critici su questa grande arte cubana. Poi si recò nella foresta venezuelana. Qui i torrenti impetuosi, le alte montagne e lo spettacolo dell’uomo in lotta contro le forze della natura, impressionarono lo scrittore al punto di ispirargli una delle sue opere più straordinarie. Sto parlando de Los pasos perdidos, romanzo edito nel 1953. In questa opera il protagonista compie un vero e proprio viaggio nel tempo attraverso le età e gli stati di sviluppo della società umana. La storia è un dramma permanente ed è destino dell’uomo quello di lottare contro dolore e sventure, dice Carpentier per bocca dei suoi personaggi. Però è importante comprendere la realtà che viviamo, se si vuole lottare per trasformarla, conclude. Non solo. Non possiamo fuggire dalle esigenze del tempo e affermeremo il progresso soltanto se saremo capaci di conoscere le nostre radici. Occorre lottare contro i falsi ideali per un vero progresso. Ecco in poche parole tutta la poetica di Carpentier, un rivoluzionario ante litteram.

Los pasos perdidos venne tradotto e commentato in molti paesi e contribuì a dare al suo autore fama mondiale. Quindi Carpentier pubblicò: Guerra del tiempo (1956) e il romanzo breve El acoso (1958). Guerra del tiempo è un’opera divisa in tre parti: El camino de Santiago, Viaje a la semilla e Semejante a la noche.

El camino de Santiago descrive con linguaggio barocco l’impatto dell’America nel mondo europeo del sedicesimo secolo. Viaje a la semilla perlustra i sentieri della nascita e della morte. Semejante a la noche mescola le preoccupazioni e i conflitti di diversi periodi storici e descrive la lotta dell’uomo contro le apparenze e le forze tenebrose. Oggi queste sono le uniche cose di Carpentier che si possono leggere in edizione italiana, grazie a un piccolo editore: la Besa di Nardò (Via Duca degli Abruzzi, 13-15 - besa.editrice@tiscalinet.it). Il libro si intitola Ufficio di tenebre e raccoglie dieci racconti: i primi tre sono proprio i sopra citati che compongono la raccolta Guerra del tiempo. Ve lo consigliamo come primo strumento di conoscenza di un autore geniale. Se poi vi capita di andare a Cuba e conoscete un po’ di spagnolo, fermatevi a rovistare tra le bancarelle di libri usati all’Avana. Le trovate nella zona della Cattedrale, verso il Boulevarde e dalle parti di Prado. Con pochi dollari vi portate a casa dei veri tesori.

Ma non divaghiamo e torniamo alle opere di Carpentier. 

El acoso è una storia che ruota attorno alle rivalità politiche negli anni che seguirono alla sconfitta di Machado. Il personaggio centrale è un perseguitato che muore da eroe senza aver tradito.

Carpentier in ogni suo romanzo non presenta mai la realtà in modo semplice e schematico, ma la arricchisce con una struttura armoniosa e un linguaggio elaborato fino alle sue estreme conseguenze. Per questo è un autore da leggere e da studiare. Harold Bloom, insigne critico autore del celebre Canone occidentale, ha affermato che il tempo si incaricherà di dimostrare la supremazia di Carpentier su tutti gli autori ispanoamericani di questo secolo.

Al trionfo della Rivoluzione Castrista lo scrittore si è inserito a  pieno titolo tra coloro che hanno contribuito a  costruire una nuova vita e una nuova cultura. Per questo ha rivestito importanti cariche pubbliche come direttore della Editorial Nacional e Vice Presidente della UNEAC e del Consiglio Nazionale della Cultura. 

Soltanto dopo il trionfo della rivoluzione Carpentier comporrà la sua opera più importante: El siglo de las luces (1962), splendido romanzo politico scritto con uno stile maturo e vigoroso. Ambientato nel 1789, anno della Rivoluzione Francese, il libro è un esempio di perfetta ricostruzione storica e di studio dei destini umani. I personaggi (Víctor Hugues, Esteban Sofía) proiettano le loro speranze nel futuro e la lotta, questo fare altro che dice Sofía alla fine del libro, è il suo significato più profondo. Si parla della Rivoluzione Francese per parlare della Rivoluzione Cubana e Americana, di una presa di coscienza che deve far diventare l’uomo davvero libero.

Tra le ultime opere di Carpentier ricordiamo: El recurso del método (1974), La consagración de la primavera (1978), Concierto barroco (1974) ed El arpa y la sombra (1979).

Nel 1978 Alejo Carpentier viene insignito dalla Reale Accademia di Lingua Spagnola del prestigioso Premio Cervantes, meritato omaggio a una vita creativa. Muore a Parigi il 24 aprile 1980, mentre riveste la carica di Ministro Consigliere presso l’Ambasciata di Cuba in Francia. Era anche deputato dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare e membro effettivo del Partito Comunista. L’Accademia di Svezia lo considerava il candidato certo per il Nobel 1980, ma la morte giunse prima di quello che sarebbe stato un dovuto riconoscimento alla sua grande opera letteraria. 

I testi cubani che abbiamo consultato per la redazione del pezzo lo ricordano come: “Scrittore retto, rivoluzionario, antifascista, democratico, internazionalista e comunista”. La frase gronda della tipica retorica da dittatura e va scremata. Possiamo però dire che tutta l’opera di Carpentier si caratterizza per un umanesimo di fondo e per una gran fiducia nelle capacità umane di realizzare un futuro migliore. Non solo. Carpentier è autore dal profondo senso storico e documentario e con toni spesso umoristici e grotteschi sa interpretare miti e allegorie della cultura cubana. Nelle sue opere vive quella stessa fede nell’uomo che aveva fatto del primo Fidel Castro un rivoluzionario illuminato capace di dare speranza a gran parte del mondo. Carpentier è morto nel 1980. Non ha fatto in tempo ad assistere alla caduta mondiale del comunismo e non ha vissuto il conseguente periodo speciale proclamato da Castro. Anche Carpentier è uno degli intellettuali che non ha compreso per  tempo i limiti economico-culturali di un’eccessiva dipendenza da Mosca. A parziale scusante resta il fatto che dovendo fare i conti con il criminale embargo statunitense c’era poco da scegliere...

Carpentier però non ha vissuto la Cuba del dopo muro, quella del turismo selvaggio, delle jineteras, di uno stato che non è più comunista e che non si sa dire cosa sia diventato. Non ha conosciuto la Cuba che ha prodotto i Pedro Juan Gutierrez o gli Alejandro Torreguitart (il giovane avanero che ho tradotto per Stampa Alternativa e che vi consiglio di leggere nel suo irriverente Machi cubani di carta). Ecco a me resta soltanto la curiosità di sapere come avrebbe reagito un intellettuale sopraffino e idealista come Carpentier alla realtà cubana degli anni Novanta.

Forse avrebbe scelto di nuovo l’esilio?

 

 

 

 

 

 

Bibliografia essenziale

 

Salvador BuenoBotas para un estudio sobre la concepción de la historia en Alejo Crapentier” - en “Revista Universidad de La Habana”, n. 195, 1, 1972

 

Alejo CarpentierPapel social del novelista” - en “Revista Casa de las Americas”, La Habana n. 53,  1969

 

Ernesto García Alzola “La novela cubana en el siglo XX” -Colección Cuadernos Cubanos de la Universidad de La Haban, n. 12, 1970

 

Jopsé Antonio PortuondoBosquejo historico de las letras cubanas” - Mined, Colección Pueblo, La Haban, 1960

André SorelEl mundo novelístico de Alejo Carpentier” - en “Cuadernos Hispanoamericanos”, Madrid, n. 182, 1965 

 

Emil Volek “Los pasos perdidos” – en “Revista Universidad de La Habana”, n. 189, 1968

 

El autor y su obra” -  Antologia de literatura cubana

 

Alex Fleites e Leonardo Padura Fuentes “Sentieri di Cuba” – Pratiche Editrice Milano, 1998

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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