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  Letteratura  »  Il movimento della Nueva Trova fra poesia e musica, di Gordiano Lupi. 05/10/2007
 

Il movimento della Nueva Trova tra poesia e musica

                          di Gordiano Lupi

 

Tutti sappiamo che il fenomeno trovadoresco ha origine in Provenza nel secolo XI, in pieno medioevo francese, e che si estende subito alla Germania, all’Italia e alla Spagna. Il trovatore del Medio Evo canta l’orgoglio del cavaliere e l’etica feudale, in una parola esprime gli interessi e la cultura della classe dominante. Cinque secoli dopo in terra americana con l’arrivo dei colonizzatori si avrà una congiuntura storica favorevole per far sorgere manifestazioni creative musicali alla maniera dei trovatori, ovviamente adattate al nuovo contesto. C’è da dire intanto che per la mentalità cubana è “trovatore” un interprete di canzoni di propria composizione che si accompagna con la chitarra e che cerca di rendere in forma poetica attraverso il canto. 

La chitarra sbarca a Cuba con gli spagnoli (secolo XVI) e con lei nasce una musica nuova che si mescola al canto e alla poesia negra e indigena fatta soprattutto di tamburi e di percussioni. Quel che accade nella religione lo troviamo pure nella musica, il sincretismo e la mescolanza, il meticciato, hanno in Cuba la loro patria e il luogo di massimo sviluppo. Per quel che riguarda la religione rimando al mio libro “Cuba Magica” edito da Mursia uscito proprio in questi giorni. Qui mi occupo soltanto di musica e di poesia. Nel secolo XVI a Cuba troviamo dei trovatori senza Provenza, dotati come i loro vecchi antecessori di musica, canto, poesia e saggezza popolare. Questi trovatori cantano la donna amata, la terra natale nel suo splendore naturale e infondono nei loro versi un sentimento di amor patrio. A partire dall’epoca coloniale si fondono nella musica cubana elementi provenienti dalla romanza francese, dalla canzone napoletana e spagnola, dal valzer viennese e dall’opera italiana. La imposizione europea è forte ma con il passare del tempo la musica cubana diventa creola e assume caratteristiche proprie, soprattutto dopo le gesta eroiche della liberazione nazionale. Prendiamo una poesia-canzone come La bayamesa di Céspedes - Moreno - Fornaris che è diventata l’inno nazionale cubano, ma che nel 1851 fu concepita come canzone d’amore dedicata alla bellezza delle donne cubane. Per altro verso l’utilizzo frequente del duo accompagnato da chitarra e della serenata per gli innamorati ci fa parlare di un vero e proprio ambiente trovadoresco cubano in auge verso la fine del secolo XIX. Compositori e poeti come Sindo Garay, Alberto Villalón e Rosendo Ruiz cantano il tema dell’amore per la donna e il sentimento patrio. Questo periodo storico è quello che va sotto il nome di trova tradicional e si può collocare tra gli ultimi anni della colonia spagnola e la prima tappa della pseudo-repubblica. La canzone trovadoresca ebbe relazione pure con forme musicali classiche come il danzón, il son e la guaracha, generi musicali eminentemente cubani e ricchi di derivazioni africane (il largo uso delle percussioni lo sta a dimostrare) che si contrappongono alle volontà colonizzatrici che vengono dall’Europa e dall’America del Nord. Il son è il genere musicale cubano per eccellenza, in tutte le sue derivazioni, sino ad arrivare alla moderna salsa che pure è una mescolanza delle più varie influenze. Il gruppo del filin (dall’inglese feeling) negli anni Quaranta e Cinquanta invece si inserisce a pieno titolo nel panorama della musica impegnata con autori del calibro di César Portillo de la Luz, José Antonio Méndez e Nico Rojas. Questi compositori affrontano tematiche che tendono a evadere dalla realtà circostante e trattano soltanto il sentimento amoroso. Il filin prosegue la sua attività anche con i primi anni della Rivoluzione Cubana, ma entra in crisi nei primi anni Sessanta quando le nuove condizioni economico-sociali producono testi meno pessimisti e pieni di fiducia verso il futuro. All’interno dello stesso filin si fa largo la Nueva Trova. In America Latina a partire dagli anni Cinquanta si forma il movimento della nuova canzone latinoamericana, diretta conseguenza dei conflitti sociali e del risveglio politico del continente. Attorno al 1966 aumentano i colpi di stato militari e le repressioni che portano un processo di radicalizzazione negli autori sempre più impegnati a scrivere testi politico-sociali. La Rivoluzione Cubana influenza tale processo ed è l’esempio da seguire per popoli che vivono schiacciati sotto il tallone dei generali golpisti. Inoltre dal Nord America arriva l’eco della canzone di protesta di Bob Dylan, Joan Bàez e Pete Seeger che influenza pure la produzione dei cantautori italiani degli anni Settanta. Era cosa normale sentire testi di canzoni che parlavano di diritti umani, di guerra in Viet Nam e di lotta per la pace e per la libertà. A Cuba nel 1962 Joseíto Fernández compone La guantanamera e Pete Seeger la rende popolare inserendo i famosi versi di José Martí, un vero inno alla ribellione e alla giustizia. La Rivoluzione Cubana porta di pari passo una nuova attenzione ai contenuti sociali dei testi che si avvalgono di opere poetiche di Nicolas Guillén, di Luis Fuentes e di Roberto Fernández Retamar. La Rivoluzione dà un nuovo impulso allo sviluppo culturale del paese e a partire dallo storico discorso di Fidel Castro agli intellettuali (1961) viene concepita la manifestazione artistica soltanto all’interno del programma rivoluzionario. Nascono opere musicali come Canciones por esta libertad di Hilario Gonzáles, Todos el camino sabemos, Por un retrato del Che. Per non parlare di tutta la produzione di Carlos Puebla caratterizzata dalla canzone simbolo dedicata a Che Guevara  (Hasta siempre). Con la Rivolzione Cubana la musica supera gli angusti confini della canzone amorosa del movimento filin e, pur non rinnegando la ricerca musicale e le vecchie tematiche, pone un’attenzione nuova alla qualità poetica dei testi. Nasce la Nueva Trova per mezzo di cantautori come Pabblo Milanés, Silvio Rodríguez e Carlos Varela, autori che è difficile confinare nel mondo della musica, autori che sono poeti a pieno titolo.

Pablo Milanés negli anni Sessanta è filinista e scrive molte canzoni esclusivamente d’amore. Poi la sua opera si sviluppa secondo le nuove concezioni rivoluzionarie e la canzone Mis ventidós años ne è l’esempio pratico. Di seguito la potete leggere nella mia traduzione letterale dall’originale spagnolo. Manca lo spazio per presentarla in lingua originale ma credo che se ne possa gustare il senso anche così.

 

Da molto tempo io aspiravo

a incontrare la felicità eterna.

Sempre alla base delle disgrazie

puoi vedere la realtà.

Lo cantava alla mia tristezza,

al mio dolore e alla mia morte.

La tristezza viveva dentro me,

venendo il dolore, a volte,

ad accompagnarmi nella ricerca

del cammino fino alla morte.

Però come essere umano,

mi contraddico e mi oppongo

al passato che trascorse

attraversando ventidue anni

di sofferenze e dolore.

E da qui viene fuori la mia canzone…

 

La mia tristezza la seppellirò nel niente,

e il dolore andrà sempre sotto braccio a lei.

Niente potrà più provocarmi tristezza,

e il dolore andrà sempre sotto braccio a lei.

E in quanto alla morte amata,

le dirò, se un giorno la incontro:

“Addio, che di te non voglio

sapere niente.

Niente”.

 

Pablo Milanés in questa canzone riassume tutto il risultato artistico della sua attività musicale: le influenze armoniche filin, la musica barocca, le melodie francesi e spagnole. Però compone pure una canzone manifesto che indica la strada da seguire per la musica del suo tempo. Nel maggio del 1966 inizia le pubblicazioni la rivista El Caimán Barbudo che detta i principi estetico-ideologici per i suoi collaboratori. Il documento Nos pronunciamos esalta le possibilità poetiche della musica popolare cubana ed evidenzia la necessità di rifiutare la pessima poesia fatta di formule povere e usate. Tutto questo lo mettono subito in atto i cantanti-poeti della Nueva Trova, a partire da Silvio Rodríguez che afferma la necessità di migliorare i testi delle canzoni, evitando le inutili frasi fatte, per dare vera sostanza poetica a un tipo di creazione musicale nuova. La lotta contro le tendenze così dette facilistas è fatta propria dal settimanale culturale  Juventud Rebelde che nella edizione del 16 settembre 1967 scrive: “Si deve creare un gruppo di lavoro tra autori e musicisti per dare alle canzoni testi degni del grado di cultura al quale aspira il popolo cubano dopo la Rivoluzione”. La Rivoluzione in fatto di musica e di cultura popolare è stata la fortuna del popolo cubano, che ha evitato la colonizzazione esterna e di conseguenza il rischio di perdere la sua identità nazionale. Ha fatto da argine (pur non rifiutandola) alla musica nord americana che altrimenti avrebbe colonizzato la cultura musicale del paese. Dal 24 luglio all’8 agosto del 1967 ha luogo all’Avana il primo Incontro Internazionale della Canzone di Protesta, organizzato dalla Casa de las Americas, proprio durante la guerra del Viet Nam e le repressioni dittatoriali in America Latina. La risoluzione finale di questo incontro dice: “La canzone è un’arma al servizio del popolo, non un prodotto di consumo utilizzato dal capitalismo per alienarlo. Il compito dei lavoratori della Canzone di Protesta deve svilupparsi a partire da una posizione definita insieme al suo popolo, davanti ai problemi della società in cui vive”. Da questo assunto discende la necessità di un tipo di canzone forte e ben calata nella realtà sociale che già in Cuba si stava facendo largo sotto il nome di Canción Protesta o comprometida. In questo periodo Pablo Milanés compone i versi stupendi di Io calpesterò le strade nuovamente, triste canzone dedicata ai morti di Santiago del Cile, massacrati dal feroce dittatore Pinochet.

 

Io calpesterò le strade nuovamente

di quel che fu Santiago insanguinata

e in una bellissima piazza liberata

mi fermerò a piangere per gli assenti.

 

Il Movimento della Nueva Trova ha la sua consacrazione ufficiale al Primo Congresso di Educazione e Cultura del 1971 e tra i fondatori troviamo: Silvio Rodríguez, Pablo Milanés, Vincente Feliú, Noel Nicola, Eduardo Ramos, Tony Pinelli, Sara Gonzáles e molti altri. Il Movimento comincia a realizzare attività nei teatri della capitale e delle città dell’interno, ma pure nei centri di lavoro, nelle scuole, nelle unità militari, offrendo la sua arte a tutto il popolo. Il Festival del Son e quello della Canzone di Varadero  ospitano regolarmente autori della Nueva Trova, così come il programma televisivo Todo el mundo canta. Ogni anno all’Avana si organizzano sia il Festival della Nueva Trova che le Giornate della Canzone Politica. Infine la rivista Opina ha assegnato il prestigioso Premio Girasole di Cristallo alle due figure più importanti della Nueva Trova: Pablo Milanés e Silvio Rodríguez.

La canzone della Nueva Trova e la poesia sono in stretta relazione e questo genere di musica impegnata non si limita ai confini angusti dell’isola caraibica. La Nueva Trova e la nuova canzone latinoamericana si fondono in una totale consonanza di idee, così come è stato ben detto al primo Festival della Nuova Canzone Latinoamericana in Messico nel 1982: “Il nostro canto è una sola voce perché la patria è l’America”. 

Di Silvio Rodríguez ho scelto Piccola serenata diurna.

 

Vivo in un paese libero,

l’unico tipo di paese che può essere libero

in questa terra, in questo istante

e sono felice perché sono gigante.

Amo una donna chiara,

che amo e mi ama,

senza chiedere niente, o quasi niente,

che non è lo stesso, ma fa lo stesso.

E se questo fosse poco,

ho le mie canzoni che poco a poco

macino e riscrivo abitando il tempo,

come si addice a un uomo sveglio.

Sono felice, sono un uomo felice,

e voglio che mi perdonino

per questo giorno

i morti della mia felicità.

 

Per finire gli ultimi esponenti della Nueva Trova oggi si lasciano andare anche a un’analisi realistica e a volte spietata di quello che è diventata la Cuba del periodo speciale, una Cuba post comunista che ancora qualcuno si ostina a definire tale, una Cuba nelle mani di turisti che non comprendono o che molto più semplicemente non vogliono capire. Tra questi c’è il geniale Carlos Varela, cantante di protesta spesso critico nei confronti del regime, ma in ogni caso libero di esprimere le sue idee in canzoni ironiche e amare come La politica non ci sta nella zuccheriera, Guglielmo Tell e Tropicollage. Carlos Varela è stato oggetto di una trattazione separata in un mio precedente intervento sulle colonne di questa rivista.  

 

 

Riferimenti bibliografici

 

Clara Díaz “La Nueva Trova” – Editorial Letras Cubanas, La Habana – Cuba, 1994

 

Radamés Giro “Panorama de la música popular cubana” – Editorial Letras Cubanas, La Habana – Cuba, 1995

 

 

 

 

 
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