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  Letteratura  »  Poesia a ritmo di salsa, di Gordiano Lupi 22/11/2007
 

     Poesia a ritmo di salsa

Carrellata di giovani poeti cubani

Seconda puntata

 

di Gordiano Lupi

 

Come abbiamo visto la poesia cubana contemporanea non può prescindere dalla musica. E' per questo che i nomi dei cantanti più conosciuti ritornano su antologie e raccolte di liriche. Le stesse parole che riecheggiano ritmi di bolero, rumba, salsa, merengue, ma anche rock e nueva trova hanno dignità di poesie e vengono lette e studiate come tali, senza alcun pregiudizio. La cosa è difficile a comprendersi in un paese dove abbiamo atteso la morte di Fabrizio De Andrè per consacrarlo poeta. Non è invece così incredibile in un'isola che da sempre si confronta con la musica, nelle manifestazioni artistiche come nella vita quotidiana. A Cuba si insegna musica e danza sin dalla scuola primaria e non c'è cubano che non conosca i ritmi tradizionali della propria cultura.

Per cominciare a parlare di autori dove la commistione tra musica e poesia è evidente occupiamoci questa volta di Carlos Varela (L'Avana, 1963), il cantautore rock più popolare tra i giovani cubani. Varela ha suonato anche in gran parte dell'America Latina e in Spagna, accompagnando Silvio Rodriguez, Pablo Milanes e Joaquin Sabina. Ha partecipato al disco omaggio a Joan Manuel Serrat  (Serrateres unico! – BMG Artiola. Madrid 1995). Ha inciso quattro dischi: Jalisco Park (1989), Monedas el aire (Caracas, 1992), Carlos Varela en vivo (Canada, 1994) e Como los peces (Madrid, 1994).

Vogliamo leggere una poesia – canzone emblematica di Varela e soprattutto della attuale situazione politico – morale di Cuba. E' tratta dall'ultimo disco Como los peces, proibito in patria, ma posso assicurarvi che certe cose si ascoltano e si leggono ugualmente, anche se non alla luce del sole. Basti pensare che Willy Chirino e Josè Feliciano sono due dei cantanti più ascoltati dai cubani e sono entrambi ufficialmente proibiti. La gente commenta e approva, perché ciò che dice Varela ne La politica non ci sta nella zuccheriera è quello che ognuno di loro pensa di fronte alle difficoltà della vita.

La poesia è molto lunga, quindi leggiamola soltanto nella fedele traduzione di Danilo Manera.

 

Un amico si è comprato una Chevrolet del '59

non le ha voluto cambiare alcuni pezzi e adesso non si muove.

Fa molto caldo nella vecchia Avana

la gente aspetta qualcosa ma non succede niente.

 

Un tizio ha gridato si salvi chi può,

ogni giorno sale di più la marea.

Felipito se n'è andato negli Stati Uniti,

soffre il freddo e qui si annoiava,

ma capiscimi fratello, prendila come ti pare,

la politica non entra nella zuccheriera.

 

“Un operaio mi vede, mi chiama artista

e con grande nobiltà mi innalza alla sua statura”,

traffica con soldi dei turisti,

ha quattro figli e  la vita è molto dura.

Ma capiamoci fratello, prendila come ti pare,

la politica non ci sta dentro alla zuccheriera.

 

Oh Dio, che vuoi da me,

spogliati bimba, che sto arrivando.

Oggi sicuro che ci tagliano la luce

e non ci resta che giocare al vudù.

 

Tutti vogliono vivere nel telegiornale

non manca nulla e non serve il denaro.

Le donne sono un buon affare,

alcune girano sole e altre hanno già un socio.

Ma capiscimi fratello, prendila come ti pare,

la politica non entra nella zuccheriera.

 

A scuola mi hanno insegnato che nell'apartheid

non tutti sono uguali e non importa la legge,

per questo mi danno fastidio le cose che vedo,

ascoltami, yankee, affanculo il tuo embargo.

Ma capiamoci fratello, prendila come ti pare,

la politica non ci sta dentro la zuccheriera.

 

Oh Dio, che vuoi da me,

spogliati bimba che sto arrivando.

Oggi sicuro che ci tagliano la luce

e non ci resta che giocare al vudù.

 

Fa molto caldo nella vecchia Avana

la gente aspetta qualcosa, ma non succede niente.

Un tizio ha gridato si salvi chi può,

ogni giorno cresce di più la marea.

 

Felipito se n'è andato negli Stati Uniti,

soffre il freddo e qui si annoiava,

ma capiscimi fratello, prendila come ti pare,

la politica non entra nella zuccheriera.

 

E' una poesia amara e ribelle che descrive la situazione di Cuba con pochi e graffianti versi. Tra le righe troviamo la disillusione rivoluzionaria e il rifiuto di continuare a  sentire le solite bugie propagandistiche alle sette della sera (Tutti vogliono vivere nel telegiornale/lì non manca nulla e non serve il denaro). Troviamo la Cuba che fugge e che da lontano rimpiange, ma anche la Cuba che spera inutilmente perché tanto non può accadere niente di nuovo. C'è il famigerato apagon, il black out energetico dovuto a motivi di razionamento, ma anche l'invettiva contro l'odiato nemico yankee e il suo embargo (fuck you tu bloqueo, si dice in un misto di inglese e spagnolo nel testo originale). C'è proprio tutta Cuba nei pochi e scarni versi esistenziali di Varela: le macchine che cadono a  pezzi e non ci sono soldi e ricambi per ripararle, le donne che si vendono ai turisti e quel giro di protettori che si arricchisce alle loro spalle, il cubano che commercia con gli stranieri, perché ha quattro figli e la vita è molto dura… E ossessivi ritornano, ogni due quartine, quei versi finali emblematici: Pero entiéndelo brother, tomalo como quieras/ la politica no cabe en la azucarera. Dove fratello non è scritto con lo spagnolo hermano ma con l'inglese brother. I maggiori responsabili della situazione cubana sono pur sempre gli americani, quindi è a loro che il poeta si rivolge. Sono versi che rispecchiano l'impossibilità di capire quel che sta accadendo, esprimono in poche frasi la caduta delle illusioni e il tormento per quel che succede in un paese dove un tempo avevano creduto di poter essere tutti uguali.

Varela comunica le stesse emozioni nella lirica Come i pesci, qui canta la storia dei padri che non vogliono più parlare della situazione,/ sopravvivono prigionieri e sono abituati a tacere/ come i pesci/ e sul volto dei loro figli c'è una lacrima che scende/ lacrime nere. Nella lirica si legge tutta la rassegnazione e il dolore per una terra che non ha futuro. I figli rifiutano le idee dei padri e in un'altra poesia allegorica, Guglielmo Tell, è emblematico il  verso finale: Guglielmo Tell non ha capito suo figlio/ che un giorno si è stufato della mela sulla testa.

Restano i piccoli sogni, resta l'amore e poco altro, come dice Varela in un'altra lirica bella e struggente, Piccoli sogni. Solo i piccoli sogni aiutano ancora a vivere: la sua ragazza che ha appeso una foto sopra il letto e la sera la guarda prima di addormentarsi, proprio come faceva sua madre con la foto del babbo, come fa anche il camionista con la foto della ragazza di Playboy. Piccoli sogni. Non altro. Le grandi idee sono perdute da tempo.

Lo stesso sentimento di amara rassegnazione lo troviamo anche nella lirica Come hanno fatto a  me.

Ti racconteranno la storia/ e col passare del tempo/ ti benderanno gli occhi,/ come hanno fatto a me. Canta il poeta e poi aggiunge:

Ti mostreranno l'ascia/ e passato un po' di tempo/ ti nasconderanno l'albero,/ come hanno fatto a  me.

Tutte le liriche di Varela, come le canzoni che Willy Chirino canta da Miami ( e che saranno oggetto di analisi in altra sede) sono un atto di accusa alle idee perdute. Non c'è fiducia ma solo disillusione e spesso la volontà di ribellione è frustrata da una rassegnazione fatalistica.

La poesia ne guadagna, in ogni caso. Amarezza e disincanto fanno da sfondo a immagini delicate che con parole prese a prestito dal linguaggio quotidiano riescono a farsi lirica malinconica e struggente.

 

 

 

 

 
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