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  Letteratura  »  Carmen Lama ha recensito Fiori e fulmini, di Cristina Bove – Edizioni Il Foglio 06/12/2007
 

Fiori e fulmini

di Cristina Bove

Prefazione di Renzo Montagnoli

Immagine di copertina di Cristina Bove

Elaborazione Grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

http://www.ilfoglioletterario.it/

ilfoglio@infol.it

Collana Autori Contemporanei Poesia

Diretta da Fabrizio Manini

Poesia – Silloge

Pagg. 180

ISBN: 978 - 88 – 7606 – 163 – 9

Prezzo: € 15,00

 

 

Le poesie raccolte in questo libro trattano tematiche care all’autrice, sulle quali compone versi in modi sempre originali e diversi, con uno stile in cui, oltre alla limpidezza e chiarezza espressive, risaltano il ritmo, la musicalità ed accenti malinconici e lirici. Tutti elementi che si colgono immediatamente e che trasportano il lettore nelle dimensioni fantastiche immaginate dalla poetessa.

La lettura procede in modo quasi inconsapevole, poiché si sente in ogni verso e in ogni poesia una leggerezza e una armonia che fanno pensare a una delle caratteristiche essenziali del “bello scrivere” di cui parla Italo Calvino nel suo libro “Lezioni americane”.

È un modo di scrivere, anche in versi, in cui la ricercatezza del lessico è tale da conferire levità, trasparenza quasi, alle immagini che vengono con esso evocate. E questa caratteristica è tanto più apprezzabile quanto più il contenuto poetico, di per sé, tratta temi che potrebbero essere ritenuti quasi “oppressioni dell’anima”, tormenti interiori, ricerca faticosa e sempre incompiuta di un senso nelle cose del mondo: temi di una “pesante” serietà indiscutibile.

Se dovessi condensare in poche parole la poetica di Cristina Bove, direi che essa consiste nella “ricerca della Verità ultima”. Con le sue poesie, infatti, Cristina ci guida a comprendere che non bisogna cercare lontano, in sfere e dimensioni metafisiche, ciò che è “dentro di noi”. Ci invita a provare meraviglia per il mistero dell’esistere; a stupirci e a commuoverci per tutto ciò che l’uomo realizza, crea, fa; a stupirci della scoperta di essere parte, infinitesima, sì, dell’universo, esattamente come tutte le cose esistenti, e di partecipare dell’essenza del mondo, in tal modo partecipando dell’essenza del “divino”.

Molte sono le poesie in cui questa dimensione divina viene ad essere chiaramente esplicitata come insita nella dimensione umana. Ma la magia di queste poesie sta nell’attimo in cui la poetessa, ritrovata nella stessa essenza dell’uomo la verità che cercava, precipita immediatamente nel dubbio teoretico che la fa oscillare tra una fede saldissima in un al di là, punto di congiunzione tra l’origine e la fine dell’uomo, e l’impaccio dei riti inutili, fumi negli occhi di sprovveduti e spegnimento della luce dell’intelletto. In queste poesie raggiunge una liricità che è strettamente connessa all’intensità della sua ricerca e alla sua insaziabile sete di conoscere il vero senso dell’esistenza

Cito, a tal proposito, due soli esempi di poesie per tutte.

Una è la bellissima poesia “C’era qualcuno”, che ritengo essere una vera e propria “ode teoretica”: è un rifarsi a Qualcuno che plasma l’io nell’atto del suo “inizio”, sentirne il sorriso, le mani che operano la creazione e vederLo risplendere sul ciglio del “pozzo profondo”, contenitore dell’io che sta per avere origine, fino a vedere da Lui scaturire il Tempo; ed è in questo Tempo ormai divenuto “processo”, dinamismo, vita, che il Padre conosce il Figlio, attraverso scale armoniche, le parole, da Lui stesso inventate come simboli d’amore.

Ecco, in questi versi si ritrova il punto esatto da cui ha origine la conoscenza della Verità ed è sconvolgente la semplicità con cui la poetessa ci fa vivere questa sorta di incanto-magìa-mistero, svelandone la causa, il luogo, il modo, il tempo, facendoci apparire assolutamente divino, quello che è assolutamente umano, e riportandoci in tal modo da una dimensione esistenziale metafisica a una dimensione pregna di fisicità, di concretezza e di umanità che appare, tuttavia,  grazie al mistero svelato, appartenere ad una ancora più alta sfera, onnicomprensiva. E in effetti, in questa stessa scoperta la poetessa inserisce i concetti di immortalità dell’Anima e di eternità della Vita, non dimostrandone filosoficamente i relativi teoremi, ma semplicemente ampliandone i concetti che, anziché essere riferiti alle singole individualità, sono riferiti all’“in-sé” dell’una e dell’altra. Come dire: la “mia” vita ha il suo tempo, la “mia” anima muore con il mio corpo, ma “la Vita” è eterna e “l’Anima” è immortale.

L’altra poesia, emblematica del dubbio teoretico che attanaglia la poetessa e che sembra improvvidamente e improvvisamente destrutturare la sua poetica, è Oh Dio: un’invocazione del Suo intervento a fronte dei mali incessanti che opprimono il mondo, e la constatazione, (quasi irriverente, a tratti, per chi crede, ma in realtà richiamo e grido disperante e disperato), che Egli non dia alcun segno d’esistere. Tanto che, alla fine, la poetessa a Lui lascia i riti inutili, “cerotti per la coscienza”, considerati come panacea per tutti i mali del mondo che, invece, continuano ad attanagliare gli esseri umani; e per sé tiene “l’inferno / di questo nostro vivere / in cui siamo costretti ad inventarci / giudizi universali / e a raccontarci / di paradisi inutili / per non odiarti / oh Dio”.

Legati a questo grande e fondamentale tema della Verità ultima, pur nell’inquietudine che l’unica certezza sia l’essere incerti, sono i temi a carattere sociale che la poetessa affronta in altre poesie, così come il tema dell’amore, e le sue stesse inquietudini esistenziali presenti in moltissime poesie.

Le poesie attraverso le quali Cristina travasa sulla carta “tutto il dolore e la sofferenza spumeggiano nell’anima”, sono quelle più intessute di malinconia e di nostalgici appigli, sono versi delicati, intensi, che riempiono il cuore di tenerezza, mentre offrono una visione di sé come di donna che ha scelto la poesia come modus vivendi e mezzo per estrinsecare quel palpito divino che l’ha forgiata e “la vive”.

Un’ulteriore caratteristica che, oserei dire, domina i versi di Cristina Bove, è l’uso efficacissimo di metafore e di altre figure retoriche così come di particolari accorgimenti stilistici che danno uno spessore elevato non soltanto ai contenuti come tali, ma anche al suo background culturale che risulta essere molto ricco, ampio e diversificato.

Lèggere le poesie di questa raccolta, Fiori e Fulmini, significa rendere leggère le nostre ore, provare piacere nel seguire la fantasia della poetessa che ci fa volare con lei in altri mondi, e che ci fa sognare, dandoci comunque - anche e soprattutto - importanti segnali istruttivi e indicandoci delle vie nuove per comprenderci e per comprendere.

Carmen Lama

 

 

 
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