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  Letteratura  »  Perceber, di Leonardo Colombati – Sironi Editore: la recensione di Giuseppe Iannozzi 28/12/2007
 

Leonardo Colombati

Perceber

Collana questo e altri mondi, Sironi Editore

Si vocifera che la letteratura italiana sia tornata grande: io ho i miei dubbi in proposito, in quanto non è letteratura tutta quella che viene scritta. Tanti libri pubblicati, nomi piuttosto famosi forse fin troppo, ma la sostanza poca o nulla. Difficile orientarsi fra le tante uscite editoriali che si promettono come letture lisergiche e addirittura imperdibili: a sentire certi critici sembrerebbe quasi che ogni novità sia indispensabile. Così non è, niente è indispensabile, solo poche letture meritano veramente d’esser definite tali; in Italia tanti scrittori, pochi però quelli che meritano.
In questi ultimi dieci anni la novità più grande risale a pochi anni fa con Tullio Avoledo e il suo “Elenco telefonico di Atlantide”: il successo di critica e pubblico fu subito consegnato alla storia, ma senza dimenticare né l’autore né il suo elenco. Dopo il primo romanzo, Avoledo ha dato alle stampe altri due romanzi importanti, “Mare di Bering” e “Lo stato dell’unione” confermandosi tra i più originali divertenti e impegnati scrittori italiani. Nel frattempo, Valerio Evangelisti ha partorito “Antracite” e “Noi saremo tutto”, due romanzi che è giusto definire, almeno a mio avviso, letteratura. Nel 2004 Wu Ming 1 ha pubblicato “New Thing”, il romanzo perfetto e sempre nello stesso anno Wu Ming 2 è uscito in libreria con un altro lavoro solista, “Guerra agli umani”: entrambi i lavori sono quel quid di cui la letteratura italiana ha sempre avuto bisogno. Ugo Riccarelli con “Il dolore perfetto” merita giustamente il premio Strega; ma come dimenticare “Il suicidio di Angela B.” di Umberto Casadei? E non è possibile dimenticare i romanzi di Giuseppe Genna, almeno due su tutti, in particolare, “Non toccare la pelle del drago” e il più perfetto ancora “Grande Madre Rossa”. Sempre inimitabili rimangono scrittori come Umberto Eco, Aldo Busi e Sebastiano Vassalli, che tra il 1995 e il 2005 ci hanno consegnato libri resistenti che sono già nella storia della letteratura. Ma anche voci nuove si sono affacciate nel panorama editoriale: Tommaso Pincio, Laura Pugno, Emanuele Trevi, Mario Desiati, Isabella SantacroceL’elenco sarebbe lungo, molto. Ma a questo elenco di autori meritevoli e di più, va accostato un elenco spropositatamente lungo di autori che hanno invece invaso pagine e pagine di scrittura usa e getta. Facendo un rapido quanto approssimativo bilancio, la lista degli scrittori, che semplicemente hanno imbrattato voluminose pile di carta, è numericamente superiore a quella di chi invece ha regalato ai lettori e alla critica pagine indimenticabili di alta letteratura.
Considerazioni queste, solo delle considerazioni, ma che servono a introdurre una letteratura nuova, forte, quella che da almeno quindici anni noi tutti aspettavamo, quella di Leonardo Colombati. Circa un anno fa, Giuseppe Genna urlò - sì, urlò - ‘al capolavoro’: il romanzo di Colombati, “Perceber”, prima che fosse in libreria era già stato detto ‘capolavoro’. Molte perplessità - giustamente - furono avanzate a quei tempi, che tanto remoti non sono: nessuno aveva letto “Perceber”, solo pochissimi fortunati. Un anno è passato, e “Perceber” di Leonardo Colombati è oggi in libreria: il 5 maggio 2005 il capolavoro misterioso è entrato nelle case di critici e semplici lettori. Una data storica, per quanto mi riguarda, ma che dovrebbe riguardare anche tutti voi amanti della letteratura. Un anno fa, o giù di lì, avevo anch’io le mie perplessità che nascevano soprattutto dal fatto che un romanzo non ancora uscito venisse indicato come Capolavoro. Oggi, dopo severa lettura, finalmente, posso asserire che il “Perceber” di Leonardo Colombati è effettivamente un Capolavoro e non un fondo di bottiglia o fumo negli occhi. Ferruccio Parazzoli, sulle colonne di Famiglia Cristiana (12 maggio 2005), scrive: “Avete mai letto un romanzo illeggibile? No? Adesso ne avete l’occasione. La sfida sta proprio qui: leggere Perceber è leggere un romanzo illeggibile. Perché? Che cosa significa illeggibile? Si tratta di un attributo positivo o negativo? Adesso che l’abbiamo fatta, dimentichiamoci la domanda: è vecchia, superata. Di buonsenso, non c’è dubbio, ma superata. Figurarsi che se la posero i primi lettori dell’Ulisse di Joyce, e in molti se la pongono ancora, anche se più tardi, molto più tardi, si capì che il libro era leggibile.” Molti hanno già visto in “Perceber” un romanzo difficile, se non addirittura impossibile. Ci si è spinti sino al punto di dire,romanzo sui romanzi, parole sulle parole, labirinti, tutto post: post-romanzo, post-letteratura” (qui). Sorge a questo punto spontaneo il dubbio che alcuni lettori o sono incapaci di comprendere un vero romanzo quando ce l’hanno fra le mani, o solo preferiscono definire “letteratura” quella che infarcisce i giornaletti che certi parrucchieri e dentisti mettono a disposizione dei clienti-pazienti mentre attendono il loro turno per farsi amputare un po’ di capelli o una carie. Io sono convinto che sia sbagliato indicare “Perceber” come un libro difficile. Non è difficile, è invece facile credere che la gente guardi a “Perceber” come a un libro difficile. Il serio problema - gravissimo - per la cultura italiana, anzi per i pochi lettori italiani, è che ormai si è quasi tutti abituati a leggere libelli di poco o nullo significato, il cui contenuto è pari a quello d’un brick di latte andato a male da almeno dieci anni. Ormai se non si parla ai potenziali lettori tramite dei clichè, questi non capiscono né la rava né la fava. Ma non è che con i clichè i lettori capiscano: molto più semplicemente gli si dà la solita solfa a cui sono ben mitridatizzati. Essendo “Perceber” un romanzo che non si basa su dei clichè, allora viene tacciato d’esser difficile.
“Perceber”
accoglie una miriade sterminata di personaggi - è un entrare dentro le mura di Roma investigandole da cima a fondo, ma è anche un entrare nei personaggi, infatti questi sono parte integrante della Roma immaginata e descritta da Leonardo Colombati - e allargandoci di Perceber. Ogni personaggio è chiave e serratura in “Perceber”. Personalmente io ho trovato il lavoro di Colombati un gran romanzo - come non se ne leggevano da quindici anni a questa parte. Ma quindici anni fa, i lettori erano più intelligenti e vogliosi di scoprire. Oggi, invece, sono addomesticati a digerire letture insipide e vuote, che non sono neanche paragonabili al Nulla totale e assoluto. Colpa non è solo degli autori che hanno pubblicato libri ridicoli, ma anche di molti editori che si sono impegnati a stampare e a promuovere romanzi che tali non sono.
Che cosa realmente accade in “Perceber”? Accade Tutto e Niente. Dall’intervista a Leonardo Colombati:

Nella Premessa al romanzo, avviso il lettore che la struttura di Perceber mi è stata indispensabile per scrivere, ma non lo è per chi voglia cimentarvisi. Il mio intento originario era quello di comporre un Inferno in cui al posto delle bolgie e dei gironi ci fossero i rioni e i quartieri di Roma. Sopra questa mappa, mi è venuto naturale sovrapporre una “griglia” mutuata dalla Cabala ebraica. La cosmogonia della mistica ebraica è, secondo me, uno dei vertici dell’umana intelligenza. È un sistema bellissimo. Dio, che è tutto, vuole creare. Per farlo deve autolimitarsi per lasciar spazio alla sua creazione. Questa è la fase che Isaac Luria chiama di contrazione. Ed in effetti si può immaginare Dio che trattiene il respiro, tira indentro la pancia, e fa un vuoto. Quando, alla fine, espira, emana delle luci, che progressivamente concorrono a formare il mondo archetipo; un mondo che è emanazione degli attributi divini. Queste luci vengono raccolte in dieci vasi, che s’immaginano disposti in modo che disegnino una figura umana: l’Adamo cosmico. Un Mondo e un Uomo siffatti sarebbero perfetti. Purtroppo accadde che i recipienti dal quarto al nono non resistettero alla sollecitazione della luce di Dio e si ruppero. Parte di quella luce tornò alla Fonte, ma un’altra parte precipitò assieme ai cocci, generando la materia grossolana e il male. Dopo questo evento drammatico, Dio fece un secondo tentativo di irradiare i suoi attributi fuori da sé e ci riuscì (anche se ormai il male era ineludibile). Restava da costruire la realtà naturale. Per far ciò, Dio si serve delle ventidue lettere dell’alfabeto ebraico. In effetti, il Genesi inizia così: “E Dio disse: ‘Sia la luce’. E la luce fu”. La parola luce esisteva prima di ciò che rappresentava. Ma la faccio breve: se fossi riuscito a sovrapporre la mappa di Roma allo schema cabalistico, avrei fatto di Roma un Mondo, e un Uomo. L’avrei fatta vivere. Così ci ho provato. Niente di particolarmente originale: più o meno la stessa cosa l’ha tentata Joyce nell’Ulisse.

Difficile, se non addirittura impossibile, riassumere per intero la trama di “Perceber” in poche righe. Tutto ha inizio a Roma il 6 luglio del 2000 a mezzogiorno in viale Trastevere. Un uomo, uno dei tanti, attraversando la strada viene travolto da un tram che gli trancia di netto la gamba destra; ad assistere alla scena un giornalista, Giovanni Migliore, Luigi Dodo, un giovane medico assillato da incubi - che potremmo dire gemellari -, e Antonio Baldini, un avvocato in pensione che definire eclettico sarebbe imperdonabile atto di superficialità in quanto ha ben più d’una rotella fuori posto. Baldini, da tempo, nutre in seno l’idea d’un fantomatico Piano che dovrebbe agire sull’Urbe per renderla corpo vivo, nel tentativo (forse) di cambiarla dalle fondamenta.
L’uomo viene portato d’urgenza in ospedale: sopravvive e riprende la sua attività di sempre, quella sedentaria. In fin dei conti, apparentemente, l’amputazione subita dallo sfortunato non ha cambiato niente di niente né in Roma né nella vita dell’amputato: ma la gamba, misteriosamente, sparisce dal cimitero dov’era stata sepolta e di colpo i tre testimoni diventano degli indagati. Nell’intanto Baldini, a cavallo della sua motocicletta - un vecchio motorino Benelli -, tenta di dar corpo al suo Piano, venendo a contatto con la mafia cinese ma soprattutto con il mistero di Perceber, piccola cittadina portuale spagnola. Perceber è una cittadina a dir poco strana, difatti a partire dal XVI secolo gli abitanti non possono fare a meno di parlare in continuazione senza riuscire a posare una sola pausa tra le tante parole che invadono le loro bocche. E il dottor Dodo, in odore di pedofilia immaginaria, afflitto dal ricorrente incubo di due gemelle intraviste sulla copertina d’un famoso disco rock, scivola sempre più in una realtà terrorizzante, alternativa; e il giornalista Migliore - chissà perché e percome - si getta a capofitto in un’indagine, quella di scoprire l’identità del responsabile dell’incidente di viale Travestere, rimanendo così coinvolto suo malgrado nella follia che è già di Baldini e Dodo. Si entra in Roma, si entra in Perceber, incontrando un mondo di personaggi realmente esistiti ma anche perfettamente letterari: Alessandro Magno, il cabalista Ashèr B. David, Copernico e la sua concubina, Mozart e Casanova, il marchese De Sade col suo maggiordomo Latour, Fregoli e il trio Lescano; ed ancora rabbini e prosivendole, e poi le statue parlanti di Roma, per arrivare all’anno 1233, quello della fondazione di Perceber che vide la messa al bando di tre elementi, d’una trinità, ovvero il bianco, il silenzio e lo zero. La scrittura di Leonardo Colombati è investimento che porta tutto il meglio della fantasia - di autori quali Cervantes, Henry Fielding, James Joyce, Micheal Chabon, Thomas Pynchon, García Márquez e Umberto Eco -, in uno scritto, in un romanzo più unico che raro, in “Perceber” che è poema eroicomico in prosa. La letteratura inizia a diventare grande con “Perceber”, anche se non basta una manciata di autori italiani per dire che la letteratura italiana è grande; tuttavia autori quali Leonardo Colombati, Tullio Avoledo, Umberto Casadei ci fanno ben sperare per il futuro.
Tra tanti libri osannati dalla critica a ragione o a torto, sicuramente “Perceber” è quel titolo, quel libro che ha gettato le basi per una letteratura grande, pienamente godibile e mai banale. E se dovremmo aspettare altri dieci anni (o undici o di più) per leggere un nuovo capolavoro di Colombati, varrà la pena d’aspettare perché un romanzo che sia assoluto ha bisogno d’esser pienamente maturato, anche se noi tutti ci auguriamo di non dover attendere così tanto tempo. “Perceber” di Leonardo Colombati, poco ma sicuro, è opera indispensabile al nostro tempo, alla cultura; solo vi prego di non scadere nella sterile retorica che in questi giorni infiamma le pagine dei mass-media, in quella che vorrebbe inquadrare il lavoro d’un autore tra le fila di destra o di sinistra. Leggete invece “Perceber” senza lasciarvi amputare l’intelligenza dai pregiudizi, perché è quel Capolavoro che mancava alla Letteratura italiana da almeno quindici anni.

Perceber - Leonardo Colombati - Collana: questo e altri mondi - Sironi Editore - Codice ISBN: 88-518-0049-9 - Pagine: 512 - € 17,00

di Giuseppe Iannozzi

 

 
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