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  Letteratura  »  Alberto Carollo ha recensito Il cimitero dei giocattoli inutili, di Aldo Moscatelli – Casa Editrice I Sognatori 28/02/2008
 

Il cimitero dei giocattoli inutili e altri racconti calpestati, di Aldo Moscatelli – Casa Editrice I Sognatori – Narrativa – Raccolta di racconti – Pagg. 149 – ISBN 8895068025 - € 9,90

 

Recensione di Alberto Carollo

 

Essere dei Sognatori, secondo voi, è anacronistico? Voglio dire, viviamo in un'epoca in cui sembrano tramontate definitivamente le grandi utopie, politiche, sociali e quant'altro; abbiamo ormai esplorato ogni angolo recondito del pianeta (e buona parte del nostro sistema solare); abbiamo svelato quasi ogni mistero, misurandolo col metro della scienza. Che ce ne facciamo dei sogni? Non dormiamo quasi più (non a caso i disturbi del sonno sono in preoccupante aumento nel mondo contemporaneo), tanto siamo indaffarati: figuriamoci dedicare del tempo all'attività onirica! Perché prendersi la briga di coltivare i nostri sogni, di coccolarli, di analizzarne puntualmente motivazioni e contenuti?

 

“Dovrai affrontare un gran numero di avversari, nella vita (…)” scrive Aldo Moscatelli in uno dei racconti che potrebbe di buon grado costituire il manifesto de Il cimitero dei giocattoli inutili e altri racconti calpestati (I Sognatori, 2006, pagg. 149, Euro 9,90). “(…): sognatori che si sono arresi, sognatori che hanno dimenticato, e soprattutto persone che non hanno mai avuto il coraggio di sognare”. A distanza di qualche mese dal noir L'orologio di cenere (che a suo tempo ho recensito qui) l'autore e titolare della casa editrice leccese dal nome “programmatico” dà alle stampe questa intrigante silloge di racconti che desidero segnalare come una felice selezione dei suoi lavori migliori. Perché, allora, non ricominciare a prendere in considerazione la materia onirica? Fermarci a riflettere, ritrovare la dimensione della lentezza e dell'ozio, lasciarci avvolgere dal torpore del sonno e popolarlo di sogni. Proviamo a scostare il velo di Maya che ricopre il mondo che siamo soliti sperimentare; il sognatore, per Moscatelli, è colui che sa “guardare oltre”, che lacera quel diaframma che ci vuole in stato di dormiveglia nel mondo “reale”, per ritrovare la quintessenza della riflessione e della libertà individuale, come nel caso del soldato semplice Gordonpim, protagonista del racconto omonimo, “(…) il giocattolo più coraggioso che ci sia. Perché se ne infischia di ciò che dicono gli altri, e sa pensare.

 

Ergo, il sogno è il regno dove siamo liberi di esprimere il nostro essere e di pensare compiutamente. Non c'è libricino, allora, più indicato di questo per riappropriarci delle nostre facoltà oniriche. A cominciare dalla copertina, realizzata da Francesca Santamaria (sorprendente e disarmante nella sua capacità di aderire con tanta semplicità e grande forza evocativa ai racconti di Moscatelli), che mi ha fatto venire alla mente certi lavori di Tullio Pericoli, tutta la raccolta è attraversata da un disegno organico e coerente nella sua varietà. Sembrerebbe un ossimoro, se non fosse che i vari episodi de Il cimitero dei giocattoli inutilie altri racconti calpestati sono stati composti in momenti cronologici diversi, lungo un arco di otto anni. E' perciò naturale che gli esiti siano difformi, e così le soluzioni stilistiche e formali. Potrebbe essere questo il motivo dell'indifferenza degli editori a pubblicare i racconti di Moscatelli, il fatto che essi non siano “spendibili” nei termini canonici dell'editoria attuale (molti editori nicchiano a priori quando gli proponi una silloge di racconti, a meno che tu non sia Baricco: allora puoi anche scrivere la lista della spesa, il guadagno è assicurato!), che non sia semplice racchiuderli in un genere o in una formula omogenea.

 

Lo spettro che aleggia come un deus ex-machina sopra Il cimitero dei giocattoli inutili e altri racconti calpestati è quello di Edgar Allan Poe, modello e figura di riferimento per Aldo Moscatelli. Non è il Poe truce e inquietante che fa capolino, ma quello più stralunato, malinconico e sognatore, più confacente al nostro autore, che lo omaggia declinandone intimamente e in modo personale l'illustre insegnamento. A prevalere, in questi lavori di medio e breve respiro, è comunque il tono della fiaba, la freschezza della visione e dell'invenzione, che presentano parentele con autori che tanto hanno inciso nell'immaginario di sognatori grandi e piccini: Saint-Exupery, Ende, Carroll e, perché no, un pizzico di Calvino e di Buzzati.

 

In apertura ho accennato al presunto anacronismo del sognatore. Anche la lingua di Moscatelli sembra riflettere questa sfaccettatura: se il sogno affonda le sue radici nella notte dei tempi, così la voce del sogno è una voce archetipica, e la lingua dello scrittore Moscatelli evidenzia questa gamma di topoi, questa congerie di stratificazioni culturali. Gli influssi storici della lingua italiana, gli autori frequentati, sono tuttora operanti nei registri espressivi dell'autore, tanto da collocarlo in una posizione di controtendenza rispetto agli attuali indirizzi che vorrebbero una modalità di enunciazione ripulita di arcaismi e aulicismi, tesa a un discorso più rapido, contratto, paratattico diremmo in gergo tecnico. Che è la differenza, passatemelo, tra il respiro ampio e soddisfatto del sognatore e la frenesia sincopata dell'insonne. Così non mi sorprendo più di tanto di rinvenire frasi come “Passeggiavo, in preda ai miei pensieri, sul limitar del mare (…)”, con echi danteschi; o dell'uso di “meriggi” di montaliana memoria. E' in sintonia col personaggio/autore e col tenore dei suoi racconti: una indiscutibile, ferrea lezione di stile ma alla portata di tutti, impartita con semplicità, senza calcolo o sospetto di intellettualismi.

 

Ogni racconto è un tassello ulteriore nel più grande affresco della poetica di Moscatelli, la cui estensione si riversa con innegabile naturalezza anche nel concept della casa editrice che ha fondato, I Sognatori (www.casadeisognatori.com. Vi consiglio, per comprendere quello a cui accenno, di frequentare le bizzarre creature del racconto che dà il titolo al libro, o di ascoltare il dialogo esistenziale tra il melo e la triste piantina. Personalmente ho trovato molto ben riuscito Lo specchio di fango, ma anche L'onda che tentò di parlare agli uomini, dalle situazioni improbabili e divertenti. Le atmosfere sono di volta in volta sospese, irreali e sature di spleen, pervase da una benevola follia o candidamente sprovvedute, dotate di una voluta ingenuità allegorica (in nessun caso banale), infantile e meravigliata. La sequenza degli episodi viene infine suggellata da Lo scrittore inutile, racconto che non a caso chiude la raccolta, dove la realtà dell'affabulatore si intreccia inestricabilmente con la materia dei suoi sogni, che vengono a tributargli omaggio, a rammentargli che “Nulla è vano. Il tempo è amico degli scrittori: continui a creare le sue storie, e ad inventare nuovi personaggi. Abbiamo bisogno di gente nuova, nel nostro pianeta…”.

Parole che, da ritrovati sognatori quali siamo, sentiamo di dover sottoscrivere e caldeggiare.

 

 
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