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  Letteratura  »  Alberto Carollo ha recensito Persuasione, di Jane Austen – Edizioni Garzanti 07/03/2008
 

Jane Austen, Persuasione (i grandi libri Garzanti, pagg.262, Euro 7,50)

Sul web: www.janeausten.co.uk

 

 

Persuasione, l'ultimo romanzo finito di Jane Austen, venne pubblicato postumo nel 1818. Ci sono state varie discussioni sul fatto che il romanzo fosse davvero ultimato; la scrittrice era ormai molto malata e ci lavorava quando le forze glielo permettevano. Benché lo considerasse concluso, nel luglio del 1816, non si riteneva soddisfatta del finale; infatti, cambiò un intero capitolo con altri due, dove il presumibile happy ending risulta più gradevole e dinamico.

 

  Persuasione non ha la vivacità di Orgoglio e pregiudizio, e neppure la verve scoppiettante di Emma, ma è probabilmente l'unico dei romanzi della celebre scrittrice – innumerevoli le trasposizioni televisive e cinematografiche dei suoi libri – in cui traspare una sua diversa e più problematica visione del mondo. Abbiamo una certa familiarità coi personaggi di Jane Austen: le sue eroine sono delle gentili donzelle in età da marito, appartenenti alla piccola nobiltà terriera. L'intreccio amoroso, sempre avvincente e ben connotato, si staglia su un fondale senza tempo, dimentico della Storia, la quale sembra decisamente preferire altre vie che non la placida campagna inglese.

 

  Le novità, in Persuasione, non sono poche. Innanzitutto, la storia d'amore c'è già stata e al lettore viene presentata Anne Elliot otto anni dopo, ventisettenne nubile, sensibile e intelligente ma sfiorita e immalinconita, che diverrà il nostro punto di vista lungo l'evolversi vicenda. A diciannove anni Anne, allora graziosa e nel pieno rigoglio della giovinezza, era stata persuasa dall'amica di famiglia a rifiutare il giovane di cui era innamorata, il capitano di fregata Frederick Wentworth, bello e appassionato ma senza proprietà. Avrebbe forse potuto ribellarsi al parere del padre, l'ottuso e vanitoso sir Walter, ma come contrastare la volontà di una persona che si ama e rispetta come l'amica Lady Russel? Il romanzo prende l'avvio nell'estate del 1814, quando gli ufficiali della Marina Britannica tornano a casa col loro bottino di guerra. Wentworth, manco a dirlo, sbarca arricchito e più che mai intenzionato a prender moglie. Essendo egli il fratello della moglie dell'ammiraglio Croft, nuovo inquilino di Kellynch-hall, – la proprietà che gli Elliot hanno dovuto controvoglia affittare per problemi di denaro – il capitano tornerà a gravitare nella piccola società in cui vive Anne, con la quale non può che dimostrarsi risentito e ferito nell'orgoglio.

 

  Nonostante una certa prevedibilità – secondo certi canoni dei romanzi dell'epoca – è interessante seguire le variazioni e complicazioni della storia che la Austen ha in serbo per noi. Nella prima parte del romanzo facciamo conoscenza con la famiglia della protagonista; oltre a sir Walter, la povera Anne si dovrà guardare le spalle dalle sorelle, la vanesia Elizabeth e l'ipocondriaca e perfida Mary, sposata al mediocre Charles Musgrove. C'è anche qui il raffinato catalogo dei riti e dei formalismi della piccola nobiltà inglese, coi suoi titoli, i suoi possedimenti, le relazioni d'interesse, volte esclusivamente al mantenimento del proprio rango. Le giovani sorelle Musgrove, spiritose e alla moda, si contenderanno per un po' il bel marinaio; nella seconda parte del romanzo sarà invece Anne a difendersi dalle insidie del presunto erede di casa Elliot, Mr. William, prima che la situazione prenda una piega inaspettata per tutti i personaggi, tranne che per noi lettori. Lo scioglimento della vicenda avrà luogo a Bath, elegante città termale che ad Anne dà un senso di claustrofobia, ma che è ben delineata nella stratificazione sociale dei suoi quartieri alti e bassi e nella descrizione delle vie, dei suoi locali, sale da concerto e hall degli alberghi.

 

  La nudità della scrittura non toglie acutezza allo sguardo della Austen; i dialoghi sono fitti, di impianto teatrale e di godibile lettura. L'attenzione al dettaglio, anche naturalistico – splendida ed evocativa la descrizione di una passeggiata novembrina per la campagna inglese di un gruppetto di personaggi – e il tratteggio di una serie complessa e raffinata di caratteri di costume che non sfigurerebbero a fianco di Molière, permette alla scrittrice l'uso del registro graffiante dell'ironia, con una oggettività e precisione che rivelano tutto il suo talento.

 

  La novità del romanzo risiede anche nel contesto; la scelta di ambientarlo al termine delle guerre napoleoniche non è casuale: i combattenti sono guardati con molta attenzione dalla protagonista, che li contrappone ai riti e alla mentalità del suo del suo piccolo commonwealth. La gente di mare dimostra, a dispetto dell'opportunismo e dell'attaccamento al denaro e alla proprietà della gente di terra, uno stile di vita molto solidale, improntato all'amicizia, all'intimità, all'aiuto reciproco. La Austen sembra auspicare una piccola utopia sociale: ora, dopo la guerra, ci potrebbe essere un ricambio sociale e potrebbero essere proprio quegli ufficiali a occupare i posti di responsabilità e potere, con un nuovo codice etico e morale. A rendere interessante il personaggio di Anne è anche la sua estrema lucidità e consapevolezza, l'amore per la verità, il rifiuto dell'ipocrisia e dell'autoinganno. E' una Anne matura quella che, con una sconcertante amarezza di fondo, non ripudia la decisione presa in giovinezza (se avesse agito diversamente avrebbe sofferto, nella sua coscienza) ma accoglie l'istanza di una dolorosa formazione che ne rafforza le convinzioni e la rende sicura nella scelta di abbracciare ciò che la vita ha in serbo per lei, la possibilità di rivivere una seconda giovinezza e un rinnovato amore per il suo capitano, che non esiterà a seguire in battaglia – il finale non lo spiega ma la vicenda si chiude nel febbraio del 1815, alle soglie della ripresa delle ostilità dopo che Napoleone è fuggito da Sant'Elena. Possiamo perciò immaginare che Wentworth sia stato richiamato alle armi e che Anne, com'era abitudine all'epoca, ne abbia seguito il destino a bordo di una di quelle navi che abbiamo visto solcare le onde in pellicole come Master & Commander.

 

 

                                               Alberto Carollo

 

 
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