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  Letteratura  »  Carmen Lama ha recensito Il respiro della luna, di Cristina Bove, edito dal Foglio 05/12/2008
 

Il respiro della luna

di Cristina Bove

Prefazione di Renzo Montagnoli

Immagine di copertina di Cristina Bove

Elaborazione grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

www.ilfoglioletterario.t

ilfoglio@infol.it

Collana Autori Contemporanei Poesia

Diretta da Fabrizio Manini

Poesia silloge

Pagg. 110

ISBN: 978 – 88 -7606 -195 – 0

Prezzo: € 12,00

 

 

In questa nuova silloge di Cristina Bove sono presenti poesie che si potrebbero raggruppare in quattro grandi tematiche: l’amore, immancabile motore della vita e delle più sofferte gioie, il dolore come insopprimibile compagno che dà maggior valore ai momenti positivi vissuti, l’attenzione per la natura e i suoi cambiamenti e le sue mirabili bellezze, e temi di carattere sociale non disgiunti da una vena personale molto giustamente critica osservando i guasti prodotti da uno spavaldo e spudorato uso della religione come mediatore tra l’uomo e il divino.

I temi affrontati, pur prendendo spunto da esperienze personali profondamente vissute, possono essere universalizzati, assumendo così una dimensione più ampia rapportabile all’esperienza di ciascuno di noi: questa possibilità di  generalizzazione fa sì che il lettore s’immedesimi nel vissuto espresso e lo faccia in qualche modo suo, riuscendo ad apprezzare maggiormente la significatività del contenuto di ogni singola poesia. Nelle poesie in cui si dà rilievo alla sofferenza, si avverte una nota intimistica, che induce ad accogliere i pensieri tristi dell’autrice sublimandoli però, insieme a lei, in quell’atmosfera leggera e rarefatta in cui li pone, accompagnati quasi sempre da una dolcezza di immagini di attesa, di speranza, o anche di ritorno a quell’approdo finale visto nella sua luce più rassicurante, come ricongiungimento all’origine e aggancio all’eternità.

Come è facilmente verificabile, nella vita di tutti i giorni si alternano esperienze positive e negative, l’animo umano si rafforza proprio in virtù di quel che vive giorno per giorno, purché sappia farsene delle ragioni che risultino plausibili alla mente ma anche al cuore. Così, in questa raccolta si alternano poesie in cui una sensazione forte di malinconia s’insinua nell’animo della poetessa che, talvolta, la lascia fluire dentro di sé senza opporre alcuna resistenza, anzi abbandonandosi a quel che è, e poesie in cui, pur mostrando in prima istanza la sopraffazione del dolore, della sofferenza, si giunge ad un distanziamento catartico che lascia ancora spazio al positivo che verrà. Si potrebbero fare in tal senso diversi esempi, ma per non appesantire e aggrovigliare qui il filo del discorso, ne proporrò soltanto alcuni, che ritengo particolarmente suggestivi. Nella poesia Mi rivesto, una breve illusione è la vita e tutto quel che accade. La poetessa sente dentro di sé lo scorrere del tempo che non perdona, non sconta giorni, né si risparmia di far danni, eppure un toccasana d’insania potrebbe capovolgere il destino (qui fa capolino la speranza). Ma è solo una brevissima illusione di un istante e subito ci si sente, infine, “il riflesso di un inganno”. Nella poesia Oggi, di contro, emerge una nuova speranza, una nuova attesa, che si compia un desiderio, “che l’amore di un dio fermi la notte”, che non avanzi il buio della sera della vita, che si fermi il tempo a “oggi” per poter godere ancora attimi di intensa gioia, attimi intensi di vita. E mentre in Avviene è lucidamente espresso il contrasto fra l’anima, che resiste al tempo perché è fuori dal tempo, e il corpo che nel tempo è immerso e ne segue ritmo e movimento con la necessaria conseguenza dell’incanutirsi e dell’accorgersi tristemente della solitudine che ci accompagna come “mistero che fa da culla e bara”, in un’altra bellissima poesia, No, anima mia, si cerca di capovolgere ciò che in un primo momento appare negativo, in qualcosa di bello e positivo, e nello stesso tempo in cui ci si accorge dell’estrema solitudine costitutiva dell’essere umano, si compie quel gesto di umiltà di sapercisi adattare e di saper rendere feconda la stessa solitudine. Giusto come fa Cristina, creando queste sue ricche liriche. Ne è pura e intensa testimonianza la bellissima Fuga dal tempo, in compagnia proprio della Poesia che rischiara la notte dell’anima, tiene desta la mente e con essa la vita così tenendo distante la morte.

Tra le poesie più legate ai temi sociali, ce ne sono alcune dedicate alle donne, nelle quali emerge con chiara e stridente consapevolezza, il valore della persona umana, troppo spesso denigrata, annientata da soprusi, violenze, oltraggi. Con deciso piglio, che sottende un amore profondo, la poetessa viene in loro soccorso invitando soltanto gli  uomini veri a fare altrettanto, e regalando loro “l’istante di un sorriso” che da solo “varrebbe un anno di mimose”. In un’altra poesia viene esaltata la forza della parola delle donne che viene più spesso utilizzata per rappacificare, nonostante tutto. E qui si rivela il sublime, secondo me.

Un accenno ancora alle poesie d’amore, una in particolare, L’accidente, in cui si dà una schietta quanto semplice, ma vera e profonda, definizione di questo sentimento: “l’amore vero è qualcosa di eterno che s’adorna solo di bellezza, mai di note stonate o di parole che portano in sé buio.” E tale è la consapevolezza di Cristina, rispetto a questo sentimento universale, che ne immagina anche i risvolti più impensabili, ma esistenti e inventa così una Favola asincronica, di un amore irrealizzabile. Investe così l’amore della capacità di divertirsi a fare scherzi di tempo, creando e facendo incontrare anime asincroniche, che vivono uno struggimento fortissimo per un’occasione mancata e per non poter sincronizzare gli orologi del loro tempo, ma che con dolcezza e patimento sono costrette a rassegnarsi al destino e a darsi appuntamento in un’altra vita. Un’altra bellissima poesia d’amore, Urlo, esprime l’audacia della bellezza di un sentimento. Un urlo preme dentro l’anima, vorrebbe uscire, ma si racchiude nei labirinti della ragione ed ecco che assume nuove sembianze di suono, di melodia. Metaforicamente: un sentimento, un’emozione che non possono trovare sbocco se non vivendo di se stessi e trovare, infine, in questa loro stessa esistenza la loro vera bellezza.

Infine, le poesie legate al tema ambientale hanno una loro particolare intrinseca vivacità, in quanto fanno in qualche modo da sfondo agli eventi che accadono nella nostra vita e spesso fanno solo da spettatori, spesso entrano a pieno titolo nell’evento, altre volte designano metaforicamente il corso dell’esistenza. E sempre con un finale a sorpresa. Un esempio: Tra i ciottoli. È una triste metafora della vita sofferta, che indurisce e inaridisce il cuore, eppure c’è la speranza di una nuova primavera che con lieve carezza di pioggia aiuti il disgelo (dell’anima). Un altro esempio, Sasso: bellissima metafora, in questo caso di un amore, che rigenera come acqua di pioggia. Pure un sasso può riprendere vita, ma qui purtroppo è solo una breve illusione.

Ma per comprendere appieno le poesie di questa silloge, occorre una lettura attenta, soppesata nel tempo necessario per coglierne le più profonde e nascoste sfumature, per sentire tutto il senso espresso in ogni poesia, dalla “poeta” Cristina Bove, che utilizza in modo magistrale metafore gradevoli e un lessico molto particolare, che è anche quello che le dà uno stile inconfondibile, come è stato già da me rilevato nella precedente recensione a Fiori e Fulmini, edizione 2007.

Dalla suggestione delle poesie qui brevemente tratteggiate, in relazione ai quattro momenti/temi più significativi rappresentati e descritti da Cristina, emerge una fantasia e una creatività eccezionale della musa che fortunatamente la ispira, e ne vengono fuori come dei bellissimi quadri d’autore. Come se Cristina, artista a tutto campo, sia capace di trasfondere la sua vena pittorica anche nella sua arte poetica. Così le creature che qui offre alla nostra lettura, prendono corpo, si animano e ci raggiungono fin nel profondo. E “il respiro della luna”, si riflette su di noi, in un crescendo che rigenera, perché ogni poesia è “un respiro” dell’anima.

 

Cristina Bove

E’ nata a Napoli il 16 settembre 1942, vive nelle vicinanze di Roma dal '63, anno in cui si è sposata. Da quando si ricorda ha sempre dipinto, scolpito, letto molto e qualche volta scritto, famiglia permettendo, poiché la sua stata alquanto numerosa e la sua vita intensa, ricca di eventi meravigliosi come la nascita dei suoi quattro figli, la creatività, gli amici, il miracolo di esserci ancora, sopravvissuta  non sa quante volte.

Presente in diversi siti Internet con le sue poesie, ha pubblicato nel 2007 la silloge Fiori e fulmini (Edizioni Il Foglio). 

Blog: Cristina Bove; Giardino dei poeti; Cristella.

 

 

                                                             Carmen Lama

 

 

 
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