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  Letteratura  »  La sirena dell'immortalità, di Ausilio Bertoli, edito da Azimut libri e recensito da Alberto Carollo 27/01/2009
 

La sirena dell'immortalità, di Ausilio Bertoli (Azimut libri, 2008 – pagg. 112 – ISBN: 978-88-6003-089-4 - € 10,00)

 

Sociologo di formazione, narratore per vocazione, Ausilio Bertoli (Grumolo delle Abbadesse, 1945) è riuscito nel tempo e nei tanti libri editi a mantenere uno sguardo lucido e saldamente ancorato a una realtà in costante trasformazione com'è quella del Veneto, dove vive e lavora. Se i suoi primi libri (Il veggente di Bovo, 1991; Amore per ipotesi, 1994; Gente tagliata, 1996) scandivano i ritmi e celebravano i costumi di una società rurale che lentamente si affrancava dalle pastoie di un mondo, quello del campanile, destinato non senza qualche rammarico all'oblio, in 50 di bocca, il vizio della notte (2007) lo scrittore vicentino ci ha restituito col brillante personaggio di Basilio Bossio, “lucciolomane” impenitente, un incisivo ritratto dello sbandamento esistenziale dell'autoctono cresciuto tra il timor di Dio e la religione del lavoro e del risparmio, ammaliato dalle nocive tentazioni della città dove tutto sembra possibile e ogni desiderio è, per così dire, a misura di portafogli. Con La sirena dell'immortalità (Azimut libri, 2008, pagg. 112, Euro 10,00), quello che potremmo definire il tipo veneto amplia il proprio campo d'azione (non solo territoriale) entrando con tutti i requisiti psicologici e culturali nel cosiddetto villaggio globale.

Il quarantottenne Delio Rizzi, vicentino, è un grigio assicuratore della Xar, incapace di prolificare per via di un varicocele congenito, alla spasmodica ricerca di un legame sentimentale stabile in grado di compensare la piattezza del suo quotidiano. Delio è un uomo senza qualità che cerca riscatto nel tentativo di affermarsi artisticamente, di stare nel cono dei riflettori, tra scrosci di applausi e passaggi in TV e giornali. Peccato che l'esito delle sue prove sia sproporzionato rispetto alle ambizioni, oscillando tra non ben precisate e assolutamente mediocri performance ora di conduttore, ora di paroliere e cantante. Rizzi comunque non demorde e elegge a territorio di caccia la costa istriana della Croazia, che fa da fondale (gradevole per il suggestivo paesaggio quanto inquietante per la desolazione post bellica) a molti degli episodi tragicomici del romanzo. Durante una vacanza Rizzi si invaghisce di Sanja, l'avvenente cantante di un complessino musicale, madre di una bambina. La ragazza respinge con fermezza gli strenui tentativi di abbordaggio del nostro; infine lo dirotta verso la sorella Nina, in cerca di un aggancio per venire in Italia e studiare all'università. Si imprimono nella memoria queste figure femminili: donne segnate dalle atrocità di una guerra assurda, sulla soglia dell'indigenza e della disperazione ma comunque forti e dignitose nel portare avanti le proprie vite nel mutuo aiuto, arrabattandosi con piccoli lavori al limite della legalità o, più sovente, sulla soglia della prostituzione. Nina è nuova linfa per le speranze di Delio, che finisce per idolatrarla smisuratamente; lei gli darà qualche chance ma interverrà un fatto nuovo e tragico a mutare gli equilibri, e l'ambiziosa receptionist aspirante psicologa si trasformerà nella dimessa operatrice di una casa di riposo, decidendo di rifiutare le continue avance di Rizzi per occuparsi della madre inferma e della nipote.
Le suggestioni offerte dal romanzo non possono che ricondurre alla mente un alto e emblematico riferimento letterario: La coscienza di Zeno di Svevo; ma Delio Rizzi non ha neanche il barlume della consapevolezza intellettuale e cinica di Zeno Cosini. Delio Rizzi è il grado zero dell'antierore: il mondo femminile e i suoi misteri rimangono preclusi al suo immaginario maschile, che arranca nel proprio personale disagio, desiderando i suoi oggetti d'amore come un naufrago brama di aggrapparsi a un tronco che emerge tra i flutti. Così Delio rimbalza di donna in donna, prima che il suo sistema nervoso vada in pezzi per ritrovare poi un posticcio equilibrio con Irena, la nuova amica che gli permetterà una circoscritta notorietà, traducendo i suoi testi per il pubblico istriano, composizioni che Delio attingerà in gran parte da riviste letterarie e opere altrui, saccheggiate candidamente per riguadagnare un po' di pace interiore.
Con La sirena dell'immortalità Ausilio Bertoli porta a maturazione la propria parabola espressiva di sperimentatore attento, curioso e divertito rispetto alla materia magmatica che gli si dipana sotto gli occhi. Nel corso degli ultimi libri la sua prosa è andata rarefacendosi, in favore di una comunicazione più immediata e evocativa, quasi cinematografica nel suo narrare per immagini: poche pennellate descrittive, dialoghi secchi, efficaci anche nel cercare l'espressione gergale; attenzione all'intreccio, al ritmo della storia ridotta a sequenza lineare di eventi, senza artifici di costruzione, per irrobustire il romanzo di solido realismo. Del resto ci pensa Delio Rizzi a bucare la pagina, con le sue meschinità e i suoi eccessi che fanno deragliare nel grottesco e nel caricaturale quanto gli accade. Indovinata l'atmosfera istriana, che permea le situazioni di una ulteriore nuance decadente, di un senso diffuso di fallimento.
Due gli assi portanti de La sirena dell'immortalità, strettamente allacciati e consequenziali. Da una parte la riflessione sulla gestazione artistica e i suoi rapporti con la dimensione maschile, secondo alcune correnti del pensiero psicologico. Delio reagisce alla sterilità del suo sesso con velleità creative; incapace di lasciare figli cerca di acquisire una sorta di immortalità scrivendo versi che possano essere ricordati e apprezzati da altri. E' quasi straziante la piccola epopea di quest'uomo comune che si sente speciale, che sgomita per uscire dalla moltitudine silenziosa e informe. E qui fa capolino il secondo tema che collega le avventure di Delio Rizzi a una stringente attualità. Rizzi spasima per apparire, scalpita per calcare le scene. Così, all'organizzatrice del concorso canoro che si sarebbe tenuto alla sagra cittadina: “Signora, lo condurrò io, non si preoccupi! e lo spettacolo non avrà nulla da invidiare a quelli che fanno per televisione, a quello di Gerry Scotti!” e ancora: “Ma bisogna fare pubblicità, signora! tanta, tanta pubblicità con manifesti locandine opuscoli e volantini, e sui giornali. I giornali, signora, la stampa!” In una società cultrice dell'immagine e dell'apparenza, dove un passaggio in televisione è garanzia di esistenza e di affermazione, dove l'autorevolezza e il prestigio vengono stimati sulle vincite ai quiz, nel confronto su piste da ballo o negli ambienti più insidiosi di isole per celebrità e fattorie più o meno musicali non è forse il piccolo borghese Delio Rizzi un'altra icona di uno dei tanti vizi della nostra contemporaneità?

Ausilio Bertoli presenterà il suo libro La sirena dell'immortalità presso la libreria Mondadori "Quarto potere" il prossimo 30 gennaio alle ore 21. Dialoga con l'autore Alberto Carollo di CaRtaCaNta.

                            Alberto Carollo

 

Da www.cartacantalab.com

        

 
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