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  Letteratura  »  Collura, quando il giornalismo è anche letteratura, di Grazia Giordani 14/02/2009
 

Collura, quando il giornalismo è anche letteratura

Parafrasando Feuerbach assertore del "siamo quello che mangiamo", questa sera più che mai ci sentiamo di sostenere che Matteo Collura "è quello che scrive", ovvero la sua scrittura specchio della vita.
E un esempio a tutto tondo ci viene offerto dal paradigma "cubico", tridimensionale, di suoi scritti in cui la vis dinamica del cronista, si intreccia con il talento del romanziere, rafforzandosi nella scientificità del saggista.
Agrigentino di nascita, l'Autore, ha un passato d'artista (scuola di pittura a Palermo) che, certamente ha regalato note di vivezza cromatica alla sua capacità letteraria.
Giornalista professionista, in età giovanissima, è approdato negli anni Settanta al "Corriere della Sera " a Milano, città in cui vive tuttora con Giovanna, la moglie. Nel suo cuore la Sicilia continua ad avere un posto di privilegio, e questo lo si evince anche da cataloghi-quasi saggi, come Sicilia sconosciuta, che io ho avuto il piacere di recensire per le pagine culturali dell' "Arena", opera in cui l'autore va alla ricerca anche di luoghi inediti, angoli in ombra, a cui la sua bella penna ha saputo dare luce.
Chi aveva mai sentito parlare, ad esempio di Caltabellotta (che penso essere un luogo sciasciano), così percossa dal vento, tanto da evocarci immagini di brughiera alla Emily Brontë?
Tanto per ricordarvi un luogo non turicistizzato per la massa.
L'abilità dell'autore, sta anche e soprattutto nel creare "suture" ovvero letterarie cuciture tra i brani citati, visto che nei suoi saggi, scomoda felicemente i più bei nomi della letteratura siciliana, suturandoli, appunto, con indovinati entre deux, suoi commenti, digressioni ariose e nel contempo dense di pensiero.
Cosa porta l'autore dentro di sé del suo passato di cronista?
Il gusto per la sintesi, il piacere dell'indagine attenta e sottile (a questo proposito, non possiamo tacere quel suo Perdersi in manicomio, un reportage-dossier, entro cui abita tutto lo squallore e la disperata situazione degli ammalati di mente, ricoverati nel famoso manicomio di Agrigento); il linguaggio scabro, prosciugato che, se nelle cronache in senso stretto è volutamente usuale, comprensibile a tutti - visto che pregio di un giornalista è di saper parlare anche all'uomo della strada -, nei saggi si colora del rigore scientifico del ricercatore che non racconta panzane e - nel romanzo - prende gli accenti poetici dell'artista.
Quindi, andiamo per ordine, esaminando in primis, l'opera in cui, pur nel rigore del saggio, avvertiamo la sapienza del cronista, sfogliamo brevemente questo Eventi, ora ristampato con successo, una vera carrellata dentro il secolo che ci lasciamo alle spalle.
Un "viaggio" - questo - con la suggestiva dinamica di un film, una grande proiezione, in cui troveranno spazio: l'uccisione di Umberto I, lo scandalo di tangentopoli, il terremoto di Messina, le guerre, l'Italia del calcio campione del mondo nel '34, la leggenda di Coppi, l'uscita della Dolce vita di Fellini,: l'Italia e il Novecento - dicevamo - un secolo di imprese memorabili e di fatali appuntamenti con la Storia.
Splendid
e le pagine su Pirandello, autore di cui
Collura si è occupato con servizi speciali, anche sul "Corriere della Sera".
Il risultato è dunque quello di un mosaico inedito, composto di tessere prese dai fatti di cronaca, ma legate fra loro con il buongusto letterario di cui parlavamo più sopra.
Un libro che "passa la ribalta", come si direbbe in termini teatrali.
Passando al saggio, stricto sensu, che poi saggio in senso stretto non è nemmeno in questo caso, visto che la scientificità de Il maestro di Regalpetra è addolcita dalle note umane, addirittura affettuose, che vibrano nella pagina, una sosta speciale andrebbe fatta dentro un'opera composita, in quanto testimonianza di profonda amicizia verso Leonardo Sciascia e guida al lettore per meglio comprenderlo e amarlo, confortati dall'esame minuzioso del suo discepolo Collura che ci guida sicuro dentro la produzione sciasciana, inframmezzandola di osservazioni, commenti, "amichevoli glosse" - potremmo definirle - acclaranti non solo il valore letterario, ma anche l'umanità e l'impegno civile del suo grande Maestro.
Dulcis in fundo, ho tenuto volutamente per ultimo, proprio perché lo stimo di pregio speciale, il vero romanzo di Collura: Associazione indigenti, che - nella sua prima pubblicazione - ha guadagnato lodi speciali da Calvino, che, notoriamente, non era di facile palato, con i giovani scrittori.
Con questo breve, struggente romanzo, un vero sempre-verde, entriamo dentro una favola sociale, intrisa di ruvida poesia (Collura non indulge mai a sentimentalismi caramellosi).
C'è una frase emblematica in questo romanzo: Agostino Gimmo, uno dei personaggi della narrazione, si chiede: "È proprio vero che il sole spunta per tutti?"
E anche a noi balza in cuore questa domanda, anche noi, procedendo nella lettura, ci chiediamo se il sole sia imparziale, nella spettrale Palermo degli anni posbellici, popolata di poverissima gente, assiepata in vicoli maleodoranti, in piazze devastate; gente denutrita, rassegnata a "mestieri improvvisati, imbrogli, scippi, prostituzione, accattonaggio". Gente allo sbando, alla deriva, che si nutre in refettori di assistenza e riceve cure in ospedali dove si "aiutano a morire i vecchi" con vendita dei cadaveri alle pompe funebri.
Indigenti fantasiosi, però, questi palermitani, a cui viene l'idea geniale di assemblarsi nell' "Associazione indigenti", fortemente intenzionata a chiedere giustizia, impedendo al direttore dell'Ente Assistenza Poveri di propinare immonde brodaglie e cibo avariato agli sventurati a cui dovrebbe umanamente provvedere.
La vittoria è di breve ed illusoria durata.
Giuseppe Boscone, promotore della protesta è addirittura ricoverato in manicomio.
Una visita al Papa (che non li riceve personalmente) e un pellegrinaggio al Santuario di santa Rosalia, sono l'amaro epilogo dell'originale trama, espressa in pagine in cui natura ed architettura sono continue metafore degli stati d'animo: palazzi dalle "occhiaie annerite"; palazzi con la sola vista di "orizzonti strozzati (…) con balconi protesi verso giardini agonizzanti"; pagine in cui il sole "si accanisce" sulla povera gente e le stelle ne rischiarano l'insonnia e le raffiche di vento graffiano il volto dei passanti e l'inverno non può che essere "malvagio".
Abbiamo dunque concentrato il nostro interesse su tre opere emblematiche dell'autore, atte a porgerci un esaustivo ritratto di come si possa essere artisti, navigando nella saggistica e nel romanzo di valore, con alle spalle un robusto e produttivo passato di cronista.

Grazia Giordani

www.graziagiordani.it

 

 
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