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  Letteratura  »  Grazia Giordani ha recensito Bonjour tristesse, di Françoise Sagan, edito da Longanesi 14/05/2009
 

Bonjour tristesse di Françoise Sagan, Longanesi

Françoise Sagan e il suo romanzo "sempreverde"


Riprendere in mano un romanzo che nel 1954, quando è uscito, ha suscitato scandalo, facendo in seguito storia, alla faccia dei bacchettoni e dei così detti benpensanti, offre con l'intermezzo del tempo trascorso e delle mentalità evolute, possibilità di una nuova, più fresca lettura. «Lessi Bonjour Tristesse alla fine degli anni del liceo – sottolinea Valeria Parrella, curatrice della nuova edizione – avevo diciassette anni e me ne restò un'impressione schiacciante. In buona sostanza io capivo Cécile, i suoi smarrimenti, la sua adolescenza pigra, ed essa non corrispondeva affatto alla mia».
Certo, per la maggior parte, allora, eravamo adolescenti diverse, vestite dall'ago e dal filo di nonne e madri che vegliavano sulla nostra castità, lontane dal lusso, intruppate dentro un modello di vita convenzionale, soprattutto in Italia, eppure Longanesi, riproponendoci ora "Bonjour Tristesse" (pp.151, euro15,50, ben tradotto da Maria Laura Vanorio e prefato da Valeria Parrella) ci ha regalato un refolo di nostalgia per i sussulti del cuore di quella nostra prima lettura, facendoci constatare che il romanzo vale ancora per il frizzante disincanto che la diciannovenne Françoise Sagan, pseudonimo di Françoise Quoirez (1935-2004) ha saputo distribuire nelle pagine, facendoci viaggiare allora e adesso in un mondo che non ci appartiene. Un romanzo – quello dell'autrice francese – che ci ha fatto sognare un Mediterraneo ubriaco di luci e di sole, permettendoci di entrare in una cinematografica villa a fianco di una ragazzina ancora nuova all'amore, fatto di ingenui appuntamenti. Quella di Cécile è però un'ingenuità di breve durata. E le scrittrici francesi sono specialiste nella descrizione di questo lato acerbo e pruriginoso della femminilità, basterebbe pensare al ciclo delle “Claudine”, anche se gli stilemi letterari della Sagan differiscono da quelli più sottili e maliziosi della grande Colette. L'eroina di "Bonjour Tristesse" ha perso la mamma nei suoi anni infantili e il padre, con cui divide la lussuosa vacanza è un superficiale amicone che passa, disinvoltamente, da un letto all'altro, senza nulla nascondere alla figlia. Il loro duetto vive una spensierata e complice felicità. Il padre predilige amanti non impegnative la cui giovinezza solletica la sua voglia di non invecchiare. Ma l'arrivo di Anne, un'elegante, intelligente e raffinata amica di famiglia, rompe l'incanto, imponendo delle regole, cercando di raddrizzare Cécile con la proposta di una vita imbrigliata in canoni a lei sgraditi.
Per Cécile, così libera, cambia la musica e subentra l'ostinato piano per liberarsi di questa scomoda vice madre che vorrebbe educarla. Così la seguiremo nella sua oscillante altalena tra rimorsi e culto del piacere, un po' disapprovandola, molto invidiandola, presi dal triste presagio di un finale tragico che - per i pochissimi che ancora non avessero letto il romanzo – non vogliamo del tutto anticipare, consapevoli fino all'ultima pagina, di quanto l'autrice fosse aliena da moralismi, nietzcheanamente sostenitrice di una vita da viversi “al di là del bene e del male”.

Grazia Giordani

www.graziagiordani.it

 

 

 

 
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