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  Canti celtici  »  L'intervista di Alberto Carollo 23/10/2007
 

Intervista di Alberto Carollo a Renzo Montagnoli

in occasione dell’uscita di Canti celtici

 

Davanti ad un mondo tramontato, la dolorosa meraviglia dell'autore trova un originale riequilibrio nel sogno e nella sua permanenza sostenendo con intensità empatica l'irrazionalità del vagheggiamento come unica soluzione al vivere.

Profondamente attaccato alla sua terra solitaria, estesa, nebbiosa, percorsa da canneti e barene e stagni e alberi secolari, l'autore la ripercorre nelle sue liriche con la precisione di una memoria che non stacca mai sia nella ritmica del canto, sia dalla luce, elementi dominanti della silloge
(dalla prefazione di Patrizia Garofalo)

 

  1. Vuoi parlarci della genesi dei Canti celtici: come è nata questa silloge e cosa rappresenta nella tua personale produzione?

Montagnoli: Si arriva a un momento della propria vita in cui è inevitabile fare dei bilanci, con raffronti fra il passato e il presente. Devo dire che, nel complesso, mi ritengo soddisfatto a livello personale, ma, guardandomi intorno, ho notato una perdita dei valori fondanti della società che nulla lasciano presagire di buono per il futuro.  Il consumismo, che crea aspettative artificiali tali da dare solo effimere soddisfazioni di carattere materiale, ha provocato un vero e proprio collasso della struttura sociale, con l’emersione della più sfrenata individualità finalizzata solo ed esclusivamente al profitto. Non c’è più l’amore, inteso nel senso più ampio del termine, la famiglia è un optional, la patria, intesa come comunità di genti con analoghi elementi comuni tali da farli sentire uniti nel raggiungimento di scopi collettivi, è ormai morta; e soprattutto si è persa la spiritualità. Purtroppo indietro non si può tornare e allora l’unica soluzione è rifugiarsi nel sogno di un tempo antico, dove la vita era a misura d’uomo e la natura ne era parte integrante. Avrei voluto scrivere un romanzo, ma tuttora non mi sento in grado e allora sono ricorso alla poesia. Nell’ambito della mia produzione questi Canti celtici si inseriscono in un solco di pensiero che espongo da tempo e l’unica differenza è la forma tecnica utilizzata: il canto.

 

  1. L’aggettivo “celtici ha un riferimento diretto con le tue origini “padane” o è piuttosto da collegarsi con un tuo modo di sentire, a un'affinità con quell’antica civiltà e la sua cultura?

Montagnoli: Le origini padane non mi hanno influenzato, mentre invece il mondo dei Celti mi ha interessato per le sue caratteristiche che erano basate sui valori della comunità, della famiglia e della spiritualità. Che poi i Celti fossero stanziati anche nella pianura padana, con il nome di Galli Senoni, è solo un dato storico. Tengo a precisare, peraltro, che l’epoca storica dei Canti non è esattamente determinata, in quanto si tratta di un sogno, ma per diversi elementi può essere riferita al mondo appunto dei Celti che popolavano anche la nostra pianura, con i loro miti e le loro tradizioni. Era una società arcaica, ma senz’altro più serena dell’attuale.

 

  1. La tipologia del Canto ha un’illustre tradizione nella nostra letteratura. Cosa hai conservato di quella forma espressiva, cosa hai apportato di tuo e come pensi si possa rivelare attuale la forma-Canto nell’era di Internet e del villaggio globale?

Montagnoli: Il canto non è stato prescelto a caso, in quanto si adatta a un’opera composta da più parti (e infatti nel caso specifico sono 22 canti), collegate fra loro, in modo di ottenere una continuità, il cui risultato finale è poi il poema. Di esempi ce ne sono a iosa: dall’Odissea di Omero, all’Eneide di Virgilio. In epoca più recente ci sono I canti di Castelvecchio di Pascoli o i Canti orfici di Campana. Nell’evoluzione storica l’originaria ritmicità del canto ha assunto vere e proprie caratteristiche di musicalità, ottenute con un rigoroso rispetto della metrica. Però io non scrivo in metrica, perché la trovo soffocante e anche perché ho un altro metodo per ottenere l’armonia, forse anche più complesso, con un gioco di rime interne al verso, con assonanze e talvolta anche dissonanze, e addirittura con il contrappunto.

Quindi ho rivisitato completamente questa forma espressiva, con l’intento di arrivare a comporre un poema sinfonico, basato su un lungo adagio che solo nel finale assume un leggero crescendo.

Non ho idea di come reagirà il lettore ma penso che nell’era di Internet la musicalità sia più apprezzata, anche perché l’opera si legge più facilmente e si finisce con il comprendere meglio il messaggio della stessa.

 

  1. Come è stato il lavoro di editing al Foglio? Hai ricevuto dei consigli preziosi per la revisione dei tuoi componimenti? E se sì quanto hanno influito sul prodotto finale?

Montagnoli: E’ un’opera di poesia e quindi non si può parlare di un vero e proprio editing, ma eventualmente di consigli che, peraltro, hanno comportato solo, trovandomi d’accordo, la soppressione di un verso fra i tanti. Quindi, l’esperienza è stata positiva.

 

  1. Ci vuoi dire come i Canti celtici esplorano le relazioni tra l’uomo e la Natura? Secondo te in che misura l’uomo ha perduto il contatto con il suo ambiente naturale?

Montagnoli: Si sa che per i Celti la natura era elemento basilare dell’esistenza, anche perché credevano nella reincarnazione, sempre in vegetali (i famosi boschi celtici). Alla natura e ai rapporti con la stessa sono dedicati più canti, anche perché la progressiva perdita della spiritualità, cioè di quella religiosità individuale ed interiore, si è accompagnata a un progressivo distacco da ciò che ci circonda da sempre e che finiamo con il considerare bene solo da sfruttare.

 

  1. Ti sarai fatta un’idea dei lettori che potrebbero avvicinarsi ai Canti celtici. Quale pensi sia la tipologia dei tuoi lettori e già che ci siamo: che caratteristiche dovrebbe avere il tuo lettore ideale?

Montagnoli: A chi potrebbero interessare e piacere i Canti celtici? A chiunque ami la poesia, a chiunque si accosti a dei versi più con il cuore che con la mente, a chi vuole conoscere con la propria testa, a chi non si accontenta di quello che dice il telegiornale, a chi non ha paura di sentirsi un semplice atomo dell’universo.

E quanto sopra vale anche come risposta alla domanda su come debba essere, secondo me, il lettore ideale.

(a cura della redazione[CaRtaCaNta©])

 

Canti celtici

di Renzo Montagnoli
Prefazione di Patrizia Garofalo

Immagine di copertina e fotografie
all’interno di Renzo Montagnoli

Elaborazione Grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio
http://www.ilfoglioletterario.it/
ilfoglio@infol.it

Collana Autori Contemporanei Poesia

Diretta da Fabrizio Manini
Poesia – poema

Pagg. 90

ISBN: 978-88-7606-162-2

Prezzo: € 10,00


 

 

 
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