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  Canti celtici  »  La recensione di Milvia Comastri 02/11/2007
 

Canti celtici

di Renzo Montagnoli

Prefazione di Patrizia Garofalo

Immagine di copertina e fotografie

all’interno di Renzo Montagnoli

Elaborazione Grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

http://www.ilfoglioletterario.it/

ilfoglio@infol.it

Collana Autori Contemporanei Poesia

Diretta da Fabrizio Manini

Poesia – poema

Pagg. 90

ISBN: 978-88-7606-162-2

Prezzo: € 10,00


Se la poesia salva la vita, se i versi dei Poeti sono cibo per l’anima, i Canti celtici di Renzo Montagnoli possono essere paragonati ad ali meravigliose che ci trasportano in alto, lontano dalle bassezze quotidiane, e a un banchetto dove le portare si susseguono con perfetta armonia.

Mi sento sempre inadeguata quando devo scrivere di poesia. Non so utilizzare i termini appropriati che una critica stilistica richiederebbe. In questo caso, poi, quando sono già state scritte sui Canti  bellissime recensioni, rischio di sentirmi proprio come un pulcino sprovveduto.

Parlerò quindi di sensazioni, delle sensazioni che ho provato, che provo, sfogliando le pagine dei Canti celtici, aprendo il libro a caso (so che non si dovrebbe fare, che bisognerebbe seguire il filo logico utilizzato dal Poeta…).
Riporterò qui alcuni versi, raccolti senza un ordine preciso. Ma che credo possano dare un volto, un’anima, a tutta l’opera.

Ritrovo nei Canti alcune delle emozioni provate quando lessi un’altra opera di Renzo Montagnoli: “Il magico sussurro della natura” pubblicato qualche mese fa in e-book (www.isogninelcassetto.it/montagnoli_2.html).  Ma amplificate, perché Montagnoli, in questa sua prima opera edita, è come se avesse usato un pentagramma su cui scrivere, scegliendole con sensibilità e intelligenza, ogni parola, ogni verso come fossero note musicali. Dalle pagine esce musica: note leggere e pesanti che si alternano e  entrano diritto nel cuore.

Una brezza leggera
fa fremere i fiori,
un sussurro lieve
che s’ode ovunque
fra eteree figure…

 

(I pascoli del cielo)

 


Brezza, fremere, sussurro, eteree…e si sente davvero il respiro della brezza che ristora, che serve a placare gli animi…
Perché non esistono solo giorni sereni, perché c’è anche la guerra, con i suoi stridii...

Quel giorno

combattemmo nel grano.
Frecce che s’alzavano a oscurare il sole,

le lunghe aste appuntite ben tese,
i cavalli schiumanti che mietevan le spighe,
cozzi d’armi, grida selvagge,


(La guerra)

 


E  qui non solo l’udito, ma viene colpito anche un altro senso: come in un dipinto ci balzano agli occhi i cavalli con le froge schiumanti, e il grano che si piega  e quegli uomini pronti a uccidere con le lance acuminate per difendere la loro terra e i loro affetti.

Quegli affetti che vogliono continuare a ritrovare ogni sera, quando…

 Nella magia del tramonto,
 lasciati i lavori del giorno,
 il ritorno alla casa,
 al riposo del desco…


(La famiglia)


Ed è l’odore del fiume che sale da…

Due file di salici, chinati sull’acqua,
canneti ondeggianti al vento,
e in mezzo scorre lento il fiume


(In mezzo scorre il fiume)


E ora è il dolore, che i sensi li annienta, è la sofferenza più atroce cui una madre può essere sottoposta, che Montagnoli, con mano lievissima, riesce a  stemperare con una sorta di dolce carezza:

Un piccolo scavo,

un ritorno alla terra,
mani di madre che lasciano cadere
un gioco d’osso,
un ninnolo intagliato,
la compagnia per l’eternità.


(In memoria di un bimbo)




Quello che Renzo Montagnoli ci narra è la Storia di un popolo: non necessariamente il Popolo celtico. Il Poeta ha tradotto in parole ( e stavo per aggiungere in musica) il rispetto che un tempo legava l’uomo alla natura, alle tradizioni. Potrebbe essere il popolo degli Indiani d’ America, potrebbe essere il popolo del Paese delle ombre lunghe. Cambierebbe il paesaggio, ma simili sarebbero i comportamenti di quegli uomini. 
L’altro giorno stavo leggendo Stagioni, di Mario Rigoni Stern: ebbene, in certe descrizioni della natura, dei boschi, delle montagne, ho ritrovato l’atmosfera dei Canti.

Anche se non mi piace usare il termine “messaggio” senza alcun dubbio da questi Canti celtici emerge forte, su tutte, una voce: che ci invita a fermarci, a non autodistruggerci.  Che ci esorta a impossessarci del nostro passato, a conoscerlo e rispettarlo, a innaffiare le nostre radici ( le nostre radici di uomini, non necessariamente legate a un’etnia) per non farle seccare. Perché solo conoscendo e non gettando il passato possiamo costruire un possibile futuro. Solo così, forse, possiamo salvarci.

Chi ignora il passato, chi non s’accorge del presente,
passa senza lasciare traccia.
ma quelle genti
che già calpestarono il verde di questi prati,
se pur nel sogno, rivivono.
La memoria di chi fu
                                       traccia la strada del futuro.


(Il futuro nel passato)
                                       


Ecco, non so se sono riuscita a descrivere anche se  in minima parte cosa siano per me i Canti celtici. Non so neppure se l’autore ne sarà soddisfatto. Vi invito però a leggerli, perché, anche se non sono riuscita a fare una buona recensione, di una cosa sono sicura: sono splendidi.

Canti celtici verrà presentato alla Fiera della Microeditoria di Chiari (Bs):
Domenica 11 novembre, Villa Mazzotti, ore 15. Sarà presente l’Autore.

 

                            Milvia Comastri

 

 

 
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