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  Canti celtici  »  La recensione di Francamaria Bagnoli 15/11/2007
 

Canti celtici

di Renzo Montagnoli

Prefazione di Patrizia Garofalo

Immagine di copertina e fotografie

all’interno di Renzo Montagnoli

Elaborazione Grafica di Elena Migliorini

Edizioni Il Foglio

http://www.ilfoglioletterario.it/

ilfoglio@infol.it

Collana Autori Contemporanei Poesia

Diretta da Fabrizio Manini

Poesia – poema

Pagg. 90

ISBN: 978-88-7606-162-2

Prezzo: € 10,00

 

 

I "Canti Celtici" di Renzo Montagnoli cantano la terra del poeta, Mantova e la sua campagna, con straordinaria forza evocativa. I versi hanno una musicalità adeguata a luoghi e fatti ai quali si riferiscono, ora pacati come il calmo scorrere di un fiume, ora concitati come il rullare dei tamburi, i colpi secchi di sciabole e spade, i disperati nitriti di cavalli impazziti per il dolore delle ferite, nelle tante guerre che, da tempi antichissimi ad oggi, hanno insanguinato la terra e snaturato l' uomo che ha combattuto e combatte mascherando con nobili ideali, la barbarie che ancora cova nel suo animo. " Non era conquista/ ma lo sfogo della bestia che è in noi".

      Ma i Canti Celtici sono molto di più di una silloge poetica. Sono un grido appassionato contro l' insulto alla natura di cui si macchia l' uomo moderno.  Del fiume, che evoca la bellezza della terra mantovana e che è anche metafora dl cammino umano, dal nascere al morire, Renzo Montagnoli ci presenta due immagini: prima, un sereno e gioioso luogo di riposo dedicato alla pesca " a preparare il cibo per la cena", poi,  diventa acque putride che "sono l' immagine di un' umanità senza sogni, senza memoria e senza futuro". La memoria, il tempo,  sono il tema forte che è dominante o sotteso a tutte le poesie, facendo di esse  non canti separati ma collegati tutti a piangere la perdita della memoria, colpa imperdonabile degli uomini di oggi che, per questa perdita, non sono più uomini ma spettri. Allora la memoria diventa sogno che, dal passato, si affaccia all' alba o al calar della notte. Non a caso l’ autore ha definito questi canti "celtici". I Celti sono un popolo antichissimo che si è diramato in molte aree geografiche, lasciando le sue tracce. Quindi la memoria deve fare un percorso lungo fino a recuperare   ricordi sepolti per riportarli in vita.

       C' è una dialettica, in questi canti, tra sogno e realtà, memoria e dimenticanza, vita e morte, pessimismo ed ottimismo. Il tempo, sul quale viaggia la memoria, si dilata e diventa eternità, un' eternità dove la memoria avrà pace e l' uomo non dovrà più cercare le sue radici e la sua appartenenza perché il caos di questo mondo sarà sconfitto dall' armonia di tutto il creato.  " Una brezza leggera/ fa fremere i fiori, / un sussurro lieve/ che s' ode ovunque/ tra eteree figure. / quasi danzanti sull' erba, / spiriti di chi visse un tempo/ nel segno di dei ormai spenti/ Là / non c' è freddo, / né caldo, / e la notte non spegne il giorno./ Scivolano fiumi d' ambrosia,/fra i suoni di mille appassionati citaredi, / non c' è né fame, né sete,/ nemmeno il tempo scorre, / in un eterno istante/ di serenità, /di   una realtà  che par sogno. / Pascoli del cielo infiniti, / senza confini e barriere,/ furon chiamati/ Campi Elisi."

        La dialettica trova la sintesi in un canto dedicato a due neolitici ritrovati, attraverso uno scavo, nell' ultimo abbraccio.

 "Giacché il tempo per voi era passato,/ ci fu anima pietosa che rese gloria/ a un sentimento imperituro nei secoli/ e   nell' abbraccio dell' ultimo anelito di vita/vi affidò alla morte/ perché i posteri un giorno sapessero/ che tutto finisce,/ tutto cessa,/ fuorché la forza dell' amore"

       I 22 Canti sono accompagnati da splendide foto in bianco e nero, scattate dall' Autore per cantare la sua terra.

 

                            Francamaria Bagnoli

 
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