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  Il cerchio infinito  »  L'introduzione dell'autore 11/09/2008
 

Il cerchio infinito

 

L’introduzione dell’autore

 

 

 

 

Penso che prima ancora del mistero della vita l’uomo si sia trovato di fronte a quello della morte.

Immagino il primo ominide, sgomento, atterrito, a fianco di un suo simile che non si muoveva più e da allora quell’unica certezza che la vita non era eterna ha indotto a pensare che potesse esistere qualche cosa, magari di diverso, oltre la morte.

Fiorirono le religioni, cercando di dare risposte certe, tuttavia senza possibilità di riscontro.

Il problema è che l’uomo, per sua natura, tende a ridurre ogni cosa alla sua dimensione.

Lo stesso è stato per il tempo, un concetto sempre ritenuto assoluto, ma che non lo è, perché le 24 ore sono un giorno per un terrestre, ma sono una vita per un insetto.

Analogamente si è proceduto per la distanza, onde misurare ogni estensione necessaria ai suoi bisogni, ma quando si sono rivolti gli occhi al cielo, quando gli studi ci hanno rivelato l’esistenza di altri mondi, di altre galassie, la distanza ha perso il suo significato, perché era inconcepibile cercare di misurare qualche cosa che non aveva fine, e allora si è coniato il termine di infinito.

La vita, nel suo mistero, il tempo, nella sua incertezza, la distanza, nella sua imperfezione, sono il tema di questa silloge.

È un tema unico, perché nell’universo tutto è infinito e nulla è lasciato al caso: il tempo, lo spazio, e, lasciatemelo credere, anche la vita.

Se esiste l’anima, scintilla che fa scoccare l’esistenza, questa non può finire con il corpo e quindi è eterna.

È una teoria, un sogno, ma anche io sono un uomo e non sfuggo alla logica di ridurre alla mia piccola dimensione la risposta alle domande fondamentali.

Credo, comunque, che non avremo mai certezze e questo è un bene, perché altrimenti, comprendendo il perché della vita, questa probabilmente non ci interesserebbe più.

 

 

 
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