Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
Siti amici  
 
News  
 
Bell'Italia  
 
Il cerchio infinito  
 
Canti celtici  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Libri e interviste  
 
Intervista all'autore  
 
Letteratura  
 
Freschi di stampa  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
 
 

  Bell'Italia  »  Il castello di Avio, di Renzo Montagnoli 21/07/2012
 

Il castello di Avio

di Renzo Montagnoli

 

Il primo castello che si incontra entrando nella regione Trentino-Alto Adige è quello di Sabbionara di Avio, raggiungibile comodamente tramite l’autostrada A22 (Brennero) e uscendo al casello di Avio.

Arroccato in collina, prevede un percorso abbastanza agevole in salita (un centinaio di metri partendo dal parcheggio raggiungibile con una strada abbastanza stretta, ma breve).

Il complesso sembra quasi adagiato nel paesaggio prealpino, con una imponente cinta muraria, cinque torri, il palazzo baronale e il possente mastio.

Gli edifici sono immersi nel verde, lungo percorsi in salita che si effettuano all’ombra di tralci di vite, dando all’insieme un aspetto del tutto naturale, come se lì il tempo si fosse fermato.
Di rilievo sono gli affreschi nel corpo di guardia e la stanza d’Amore nel mastio, sita all’ultimo piano e raggiungibile tramite diverse rampe di scale, il che, nella mia immaginazione, mi ha fatto pensare al signore, ricoperto di pesante armatura, arrancare con il fiatone, uno scalino dopo l’altro, per raggiungere la sua bella, ma, che, una volta arrivato, spossato dalla fatica, si butta sul letto, mettendosi subito a dormire e lasciando la dama costernata.

Comunque, da lassù si gode di una vista impareggiabile sulla valle dell’Adige che giustifica in ogni caso lo sforzo della salita.
Il mastio esisteva fin dal 1053 e successivamente, nel XIII secolo, divenuto di proprietà della potente famiglia dei Castelbarco, iniziò a raccogliere intorno a sé le altre fortificazioni, grazie ai lavori avviati da Azzone di Castelbarco. Il figlio Guglielmo II impreziosì poi la fortezza con gli affreschi trecenteschi, di notevole pregio artistico. Successivamente vi fu un secolo di dominazione veneziana, nel corso del quale le difese vennero rinforzate, e infine, verso la prima metà del 1500, il castello passò al vescovo di Trento Bernardo Cles. Come bene della Chiesa appartenne fino al 1658 alla famiglia dei Mandruzzo, da cui poi pervenne ai Gresta, che assunsero il nome di Castelbarco. Nel 1917 il complesso, ormai in grave abbandono, fu acquistato dal conte Emanuele Rezzonico Pindemonte e infine nel 1977 fu donato al FAI dalla contessa Emanuela di Castelbarco Pindemonte Rezzonico.

Il Fondo per l’Ambiente Italiano avviò delle imponenti opere di restauro, che sono ancora in corso e ben lungi dall’ultimazione, ma grazie alle quali l’opera è quasi ritornata al primitivo stato ed è stato reso possibile l’accesso ai turisti.
Si è accennato prima alla stanza d’Amore, che presenta sul lato sud, discretamente conservato, il “racconto”, cioè su un cavallo al galoppo una creatura mostruosa, appunto il “Dio Amore”, lancia delle frecce che sfiorano una dama con cagnolino, ma che trafiggono il petto di un cavaliere in ginocchio e in preda alla disperazione. 
Gli altri affreschi, ancor più interessanti, risalenti alla seconda metà del XIII secolo, si trovano nella casa delle guardie e, probabilmente, sono una celebrazione delle vittorie dei Castelbarco.
Gli armigeri sono ritratti in battaglia, in una composizione armonicamente cinematografica, con numerosi dettagli delle armi e delle vesti di alto valore storico.

Questo castello ha per me un’importanza notevole, perché mi ha ispirato il primo libro di poesie che ho scritto, Canti celtici, la cui copertina è una elaborazione di una mia fotografia della fortezza.

Dal mese di dicembre alla metà di febbraio il castello è chiuso, ma è visitabile nel rimanente periodo tutti i giorni tranne i lunedì e martedì non festivi (in agosto è aperto anche il martedì) con i seguenti orari: da marzo a settembre ore 10 – 18; ottobre, novembre e seconda metà di febbraio ore 10 – 17.

Il complesso comprende anche un negozio per la vendita di cartoline e guide, nonché un bar ristorante.

La visita richiede all’incirca un’ora.

Da vedere, inoltre, ad Avio:

-         l’antica pieve, di origini assai lontane, di epoca altomedievale;

-         la Parrocchiale dell’Assunta, della metà del XVII secolo;

-         San Leonardo in Sarnis, chiesa che nasconde i resti di un’altra assai più datata, che è un gioiello dell’arte medievale e che costituita da una piccola abside interamente affrescata.

 

Le fotografie a corredo di questo articolo sono state reperite sul sito del FAI dedicato al Castello di Avio

 

 
©2006 ArteInsieme, « 09325546 »