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  Bell'Italia  »  Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie, di Renzo Montagnoli 08/03/2013
 

Il Santuario della Beata Vergine delle Grazie

di Renzo Montagnoli

 

 

 

 

La costruzione é senza dubbio un tempio di devozione, ma, incastonata com'è su un leggero rilievo, da cui si scende con comoda strada a una piccola e graziosa darsena, tutta immersa nel verde, bagnata da uno dei rami del Mincio che lì si allarga fino a formare il lago Superiore, nel silenzio di una natura incontaminata, si finisce con il respirare un'aria strana, che sa di epoche passate, di canti gregoriani e di monaci intenti o alla preghiera o agli umili lavori dell'orto.

Sarà che a me ispira in modo particolare, ma ogni volta che percorro a lenti passi l'ampia piazza su cui si affaccia e poi entro nella navata a cui i chiaroscuri donano effetti irreali, esaltando gli ex voto che adornano le pareti laterali, mi sembra di tornare indietro nel tempo di diversi secoli e puntualmente immagino Francesco Gonzaga, marchese di Mantova, che verso la fine del XIV secolo pone la prima pietra di questa basilica promessa per aver ottenuto, per grazia divina, la cessazione della peste che aveva a lungo imperversato nel mantovano. Eccolo inginocchiato, le manti giunte in atto di somma devozione e intorno a lui guardie, uomini di palazzo, ecclesiastici, in una cerimonia che avrebbe sancito un legame spirituale indissolubile fra questo santuario e il casato gonzaghesco. Fantasie le mie, certamente, ma quell'edificio, eretto per una grazia ricevuta, diventerà nei secoli reliquiario di doni simbolici per grandi e piccole grazie ricevute. E così è possibile trovare riproduzioni lignee di mani, di braccia, di gambe, oltre a tanti oggetti strani e a volte incomprensibili, ma che avevano un particolare valore per chi lì li ha deposti.

Ci sono stati a lungo anche dei manichini ricoperti di armature, che si credevano di cartapesta, e invece erano autentiche, preziose e rare al punto che si ritenne più utile e sicuro trasferirle a Mantova nel museo diocesano.

Se poi si volgono gli occhi verso la copertura dell'unica navata si resta un po' sorpresi nel vedere appeso un coccodrillo, rettile di certo non consueto a queste latitudini, ma anche per questa stranezza c'è una spiegazione, una di carattere storico e logico e un'altra invece con il sapore della leggenda. In epoca medievale  per descrivere il male si parlava di draghi, di grossi serpenti e anche di coccodrilli, e quindi non era raro che queste specie, con ovvia esclusione della prima, venissero incatenate, una volta uccise e imbalsamate, nei luoghi di culto, soprattutto in alto con il duplice scopo di dimostrare così che da un lato la religione avrebbe sempre trionfato sul maligno e dall'altro per ricordare ai pellegrini che le vie del peccato sono sempre presenti e ben lastricate. La leggenda invece è un po' diversa e parla di due fratelli barcaioli che se ne stavano in riva al lago a riposare, allorchè uno dei due venne assalito dal feroce rettile balzato fuori dall'acqua. L'altro chiese l'aiuto di Dio e riuscì a uccidere il bestione con un coltello, salvando così il fratello da sicura morte. Il rettile, imbalsamato, fu poi collocato nel santuario come ex voto.

Al di là delle leggende il luogo però conserva un'aria di mistero, a cui non poco contribuisce quella commistione fra sacro e profano, cioè fra ex voto e le austere mura della chiesa, costruita in stile gotico secondo le mode dell'epoca.

Il posto è quieto, silenzioso, al massimo si odono i passi sui lastroni del pavimento e l'atmosfera non cambia anche una volta che si ritorna fuori, perché l'enorme piazza è quasi sempre deserta tranne per ferragosto, allorchè viene allestita la fiera delle Grazie e nella notte fra il 14 e il 15 maestri e dilettanti del gessetto riproducono sul sagrato effimere opere di devozione, come deposizioni dalla croce, la sacra famiglia, l'ultima cena e quant'altro richiami la religione cristiana e soprattutto il culto della Madonna. Questi artisti vengono da diverse località italiane e anche dall'estero per cercare di avere un riconoscimento ufficiale da una giuria di esperti che ogni anno si ritrova qui per questo festival dei madonnari.

Il tutto avviene in mezzo a una folla oceanica, fra lezzi o aromi di panini con i wurstel, di fette di cotechino, di patatine fritte, mentre, appena oltre la piazza, in un luogo a loro riservato, imperano venditori di qualsiasi cosa e gli imbonitori fanno una loro gara non ufficiale a chi riesce meglio a irretire il cliente.

Questo luogo sarebbe da visitare in due giorni diversi: per ferragosto appunto perché questa unione di sacro e profano non può non destare interesse, e magari in primavera, in un qualsiasi giorno della settimana, per respirare l'aria di pace che lì vi regna e bearsi della magica visione di un'opera dell'uomo perfettamente incastonata nella natura.

Per arrivare a Mantova non ci sono particolari problemi, visto che è servita dall'Autostrada del Brennero. Il Santuario si trova nella frazione Grazie del Comune di Curtatone ed è a circa 7 chilometri sulla strada che da Mantova porta a Cremona.

La visita non impegna per più di due ore e c'è quindi anche il tempo per un ristoro mangereccio; in loco ci sono alcuni ristoranti, con prezzi non esorbitanti e con ottimi piatti della cucina mantovana.

Mantova, con i suoi tesori d'arte e con questo santuario vi attende, certa  che non potrà che entusiasmarvi.

 

Per mangiare e per dormire non mancano le scelte, come da link che seguono:

 

www.turismomantova.it

 

www.agriturismomantova.it

 

Per informazioni sul Santuario:

 

www.santuariodellegraziecurtatone.it

 

N.B.: La fotografia del santuario, scattata durante uno dei festival dei madonnari, si trova sul sito:

www.santuariodellegraziecurtatone.it

 

 

 

 

 

 

 

 

 
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