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  Bell'Italia  »  Pompei, di Renzo Montagnoli 14/03/2014
 

Pompei

di Renzo Montagnoli

 

 

L'Italia è arcinoto come sia ricca di paesaggi stupendi e di opere d'arte in gran quantità e di notevole valore, ma è altrettanto conosciuta per la sua atavica trascuratezza per simili ricchezze.

Non viene meno a questo abbandono anche il più grande complesso storico dell'antichità giunto fino a noi pressoché intatto grazie a un fenomeno naturale che sconvolse Pompei, Stabia ed Ercolano il 24 agosto del 79 d.C., allorché il Vesuvio entrò in fase eruttiva, seppellendo le località alle sue pendici sotto una pioggia di ceneri e lapilli. Dopo due giorni, in cui gas tossici ed incandescenti uccisero larga parte della popolazione, il vulcano entrò in fase di quiete, lasciando un panorama spettrale e lunare, senza più tracce di vita. Di questa tragedia abbiamo la testimonianza diretta di Plinio il giovane che così bene la descrisse in due lettere inviate allo storico Publio Cornelio Tacito   [...] Una nube nera e terribile, squarciata da guizzi serpeggianti di fuoco, si apriva in vasti bagliori di incendio: erano essi simili a folgori, ma ancora più estesi [....] Dopo non molto quella nube si abbassò verso terra e coprì il mare[...]. Cadeva già della cenere, ma ancora non fitta. [...] Scese la notte, non come quando non v'è luna o il cielo è nuvoloso, ma come quando ci si trova in un locale chiuso a lumi spenti. Udivi i gemiti delle donne, i gridi dei fanciulli, il clamore degli uomini: gli uni cercavano a gran voce i genitori, altri i figli, altri i consorti, li riconoscevan dalle voci; chi commiserava la propria sorte, chi quella dei propri cari: ve n'erano che per timore della morte invocavano la morte [...]. 

Ce n'è abbastanza per comprendere il senso immane di questa tragedia, grazie alla quale, tuttavia, oggi ci è possibile conoscere, spesso nei più minuti particolari, di come si vivesse in quell'epoca e non a caso le cittadine sepolte sotto una coltre di oltre sei metri di ceneri, riportate alla luce dopo un lungo periodo di scavi, ancora non completato,  appaiono uno stacco di tempo, in quello corrente, come se là Crono avesse deciso di fermarsi e di non riprendere il suo eterno cammino.

Riportare alla luce i resti di un'antica civiltà è sempre emozionante e ancor di più dovette esserlo allorché nel 1748 i Borboni diedero inizio alla campagna di scavi, arrivando da subito a risultati eclatanti. Delle tre località sepolte, Pompei rappresenta indubbiamente quella di maggior interesse, trattandosi di una cittadina tipicamente romana e quindi capace di fornire una rappresentazione veritiera della vita dell'epoca.

L'ultima volta che vi ho fatto visita è stato molti anni fa, ma ancor oggi, ripensando a quel giorno, provo un sottile brivido di emozione, lo stesso che mi accompagnò mentre percorrevo la via dell'Abbondanza o sostavo presso il Foro. Mi dicevo, infatti, che i miei passi ricalcavano quelli di tanti ignoti che lì nacquero, vissero e morirono, individui di cui cercavo di creare un'immagine, e anche ci riuscivo, sebbene quello che non la completasse fosse sempre il volto.

C'è tanto da vedere e quindi c'è anche tanto da camminare e meglio sarebbe farlo non negli afosi mesi estivi, ma o a primavera inoltrata, o ai primi cenni d'autunno. Sono d'obbligo scarpe comode, qualche bottiglietta d'acqua e l'itinerario della visita. In questo modo si riesce a vedere, in un giorno, buona parte di  ciò che è consentito  e alla sera la fatica sarà mitigata da un grande senso di appagamento. Mi pare superfluo rammentare che particolare attenzione meritino le case romane, in particolare la grande casa del Fauno (ben 3.000 mq.), la casa del Larario di Achille, quella degli Amorini Dorati, quella di Menandro e quella del Citarista; altre mete obbligate sono senz'altro la sontuosa Casa dei Dioscuri o la grandiosa e mistica Villa dei Misteri, ma meritevoli di visita sono molte di più e ciò consente di farsi un'idea ben precisa del cosiddetto “privato” dei romani.  Tuttavia,  anche il “Pubblico”, cioè le zone ove si svolgevano attività di comune interesse non é meno attraente. Al riguardo, basti pensare al Foro e alla Basilica. Anzi, proprio lì si ha la sensazione di un vociare confuso, di gente che si accalca, di altra che si saluta e di altra ancora che procede di corsa in una frenetica attività giornaliera. E non si tratta di osservare solo dei muri scrostati, perché vi sono frequenti dipinti che risultano esplicativi della vita fra quattro mura, per non parlare dei bar dell'epoca, con i contenitori per le bevande calde e fredde, dei lupanari, luoghi dai rapidi piaceri, con le stanze che sembrano delle colombaie e con graffiti, più o meno osceni, incisi sulle paretii. Insomma, tutto è rimasto come a quella mattina del 24 agosto, tutto uguale, ma ciò che manca è la gente e, pur tuttavia, qualcuno c'è ancora, o meglio si trova il suo calco di gesso, nella stessa posizione in cui lo colse la morte.

Comunque non ci sono parole in grado di descrivere l'atmosfera che lì si respira a patto che ci si astragga per qualche ora da un'epoca attuale fatta di continue corse senza che gli occhi possano vedere veramente.

Sullo sfondo, il Vesuvio, dall'aria paciosa, sembra vigilare sul sonno eterno di questa città che l'incuria dell'uomo poco a poco sgretola, e allora frane e crolli sono all'ordine del giorno, al punto che di questo passo nel giro di un secolo non resteranno che rovine. Quel che il vulcano ci ha donato l'uomo ha sperperato e non resta che la speranza che il piano di manutenzione straordinaria possa finalmente prendere l'avvio, reclamato a gran voce dalle folle di turisti e dall'Unesco che ha dichiarato questo luogo Patrimonio dell'Umanità, e patrimonio lo è, perché mai e poi mai l'uomo ha avuto l'opportunità di vedere un suo lontano passato come se fosse appena ieri.

 

Gli orari di visita sono i seguenti:

1° aprile - 31 ottobre:      tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 19.30 (ultimo ingresso ore 18.00)
1° novembre - 31 marzo: tutti i giorni dalle ore 8.30 alle ore 17.00 (ultimo ingresso ore 15.30)

 

Come arrivare
In treno
Per l' ingresso a Porta Marina e Piazza Esedra:
Circumvesuviana Napoli-Sorrento (fermata Pompei Villa dei Misteri)

Per l' ingresso a Piazza Anfiteatro:
Circumvesuviana Napoli-Poggiomarino (fermata Pompei Santuario)
FS Napoli - Salerno (fermata Pompei)

In autobus:
SITA da Napoli e da Salerno
CSTP n.4 da Salerno
CSTP n 50 da Salerno (celere via autostrada)

In auto:
Autostrada A3 Napoli-Salerno (uscita Pompei ovest)

 

Biglietti
Pompei singolo (validità 1 giorno)
Intero € 11,00
Ridotto € 5,50 (*)

5 siti (Pompei, Ercolano, Oplonti, Stabia, Boscoreale) - validità 3 giorni consecutivi
Intero: € 20,00
Ridotto: € 10,00 (*)

Biglietto gratuito: per i Cittadini dell'Unione Europea minori di 18 anni o maggiori di 65 anni

 

Per ulteriori informazioni :

www.pompeiisites.org

 

 

La foto che segue è tratta dal Sito Il Gazzettino Vesuviano (www.ilgazzettinovesuviano.com)

 

 

 
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