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  Bell'Italia  »  La Basilica di San Paolo fuori le mura, di Renzo Montagnoli 27/06/2014
 

La Basilica di San Paolo fuori le mura

di Renzo Montagnoli

 

 

 

Nel corso del mio recente e breve viaggio a Roma ho visitato anche le Basiliche Maggiori (San Pietro, San Giovanni in Laterano, Santa Maria Maggiore e San Paolo fuori le mura). Sono tutte stupende, soprattutto San Pietro ed è giusto parlarne, ma una alla volta. Oggi, oggetto di questo articolo, è quella di San Paolo fuori le mura, così chiamata in onore dell'apostolo Paolo, giustiziato mediante decapitazione nell'anno 67 d.C. ad Aquas Salvias, appunto fuori le Mura Aureliane. Il corpo fu immediatamente oggetto di venerazione nella necropoli di Via Ostiense, ove venivano depositate le spoglie di qualsiasi condannato a morte.

Il Liber Pontificalis attribuisce all'imperatore Costantino la costruzione di un edificio di culto sulla tomba di Paolo, consacrato il 18 novembre del 324, sotto il pontificato di Silvestro I (314 – 335). Era un edificio in verità modesto, ben lontano dalle dimensioni e dalle linee architettoniche dell'attuale. Ed è solo a partire dal 384 che viene convenientemente ampliato dagli imperatori Valentiniano II, Toedosio e Arcadio. A lavori ultimati il tempio si presentò a cinque navate, con ottanta colonne e un quadriportico; la consacrazione avvenne nel 390 ad opera di papa Siricio. Successivamente ci furono diversi altri abbellimenti e perfino la costruzione all'intorno di una cinta muraria, con tanto di torri, insomma una vera e propria cittadella, per proteggere il luogo adeguatamente, visto che in precedenza aveva dovuto subire i saccheggi prima dei longobardi e poi dei saraceni. Nel corso del XIII secolo la basilica conobbe il suo massimo splendore, ormai conosciuta ovunque come una tappa basilare del pellegrinaggio a Roma e un vero e proprio scrigno di opere d'arte religiosa.

Purtroppo, nell'anno 1823, nel corso di una notte, tutto andò in fumo a causa di un violento incendio, lasciando costernati i fedeli e gli appassionati d'arte. Dopo un primo periodo di sbigottimento, si decise di ricostruirla, così com'era prima dell'infausto evento, raccogliendo il denaro necessario un po' in tutta la cristianità; non pochi contribuirono con materiali, come il viceré d'Egitto, che offrì le colonne di alabastro, o lo Zar Nicola I che donò i preziosi blocchi di malachite, utilizzati nei due altari laterali del transetto.

I lavori furono avviati nel 1826 e ultimati nel 1854, allorché il 10 settembre il papa Pio IX consacrò il nuovo edificio di culto. Oggi è esattamente com'era in quella data, una basilica talmente bella da lasciare senza fiato il visitatore. Le misure sono considerevoli, perché basti pensare che l'interno è lungo 131,66 metri, largo 65, alto 29,70, con 80 colonne monolitiche di granito; è diviso in cinque navate, la mediana delle quali è larga ben 24,60 metri.   

Ma già l'esterno è uno di quelli che per purezza di stile e per bellezza stupisce;  io, infatti, quando l'ho visitata, sono rimasto semplicemente estasiato, colpito anche dal mosaico ottocentesco che decora la facciata e che è uguale a quello del X secolo distrutto anch'esso dall'incendio. Si entra nel tempio attraverso una cancellata in ferro battuto e subito si notano la maestosità della statua di San Paolo, realizzata in marmo di Carrara da Giuseppe Obici, e l'effetto prospettico del grandioso quadriportico realizzato da Guglielmo Calderini. Le colonne sono, a dir poco, imponenti, ma non appesantiscono, inserite armoniosamente nel contesto architettonico.  Le porte d'ingresso della facciata sono tre, di cui una, bizantina, è a chiusura della Porta Santa. Non sto a descrivere le decorazioni, bellissime, che ornano le porte, preferisco entrare e varcata la soglia; si resta senza fiato per l'incredibile e stupefacente colpo d'occhio della navata centrale, con il soffitto a cassettoni dorati propri del Barocco. Delimitata da quaranta colonne, pur nella sua imponenza, conserva una leggerezza tale da non incombere sul visitatore che, anzi, ha la sensazione non di soffocare, ma di trovarsi in un'ariosa piazza. Sul fondo è impossibile non essere attratti dal Ciborio, opera del 1282 di Arnolfo di Cambio, collocato sopra l'altare papale e sopra la Confessione, il luogo più sacro, perché lì giacciono le spoglie di San Paolo. Accanto al Ciborio c'è un candelabro alto oltre cinque metri e mezzo, realizzato nel XIi secolo da Nicola d'Angelo e Pietro Vassalletto. Nell'abside è presente un prezioso mosaico, pure esso ricostruito fedelmente nel 1836, e raffigurante il Cristo seduto in trono con il libro aperto, attorniato da San Pietro, Sant'Anfrea, San Paolo e dall'evangelista Luca.  Nel registro inferiore sono poi raffigurati gli altri Apostoli.

Una curiosità: nella fascia sopra gli archi che dividono le navate vi è tutta una serie di tondi che contengono i ritratti di tutti i pontefici, da San Pietro fino a papa Francesco, tutti realizzati con la tecnica del mosaico e su sfondo dorato.

Si potrebbe ancora descrivere molto, ma credo che la cosa migliore si di visitare il tempio di persona e, solo per farsi un'idea più compiuta, magariprecedere questa visita con una virtuale, possibile sul sito della Basilica, il cui link è in calce alla presente.

Che uno sia un credente, o non lo sia, se ha l'occasione di andare a Roma deve trovare il tempo per vedere questa meraviglia; non ne serve molto, direi al massimo un paio d'ore di assoluta immersione nel bello.

 

Fonti:

-      Basilica Papale San Paolo fuori le mura;

-      Wikipedia;

-      Le Basiliche Maggiori, di Niccolò Costa, Carmelo Dotolo, Luca Mariani, Danilo Mazzoleni e Gianfranco Ravasi – Libreria Editrice Vaticana.

 

La fotografia a corredo dell'articolo, rappresentante la facciata della Basilica, è stata reperita sul sito turistico ufficiale  Roma (www.turismoroma.it).

 

 

     

 

 
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