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  Bell'Italia  »  La Chiesa di Santa Maria del Gradaro, di Renzo Montagnoli 24/08/2014
 

La Chiesa di Santa Maria del Gradaro

di Renzo Montagnoli

 

 

 

Ci sono edifici di culto assai modesti, che non sfavillano per ori e gemme, che non hanno avuto la fortuna di pareti affrescate da un artista famoso, sono e sono sempre stati luoghi in cui raccogliersi in preghiera lontano dai clamori del mondo. Penso a certe chiesette in montagna, in fregio a stradicciole, a una sola navata, con un abbozzo di campanile, che porta una campanella i cui rintocchi si perdono lungo i declivi ombrosi, tre panche, due inginocchiatoi, un tavolo per altare e un Cristo in croce, smussato nel legno che sembra rallegrarsi quando un fedele s'affaccia sulla porta. Ma anche la pianura ospita questi poveri templi, quasi sempre antichi e la cui storia è quanto mai tribolata. A Mantova, quasi in fregio al lago Inferiore, nascosta da un quartiere fatiscente, si trova la chiesa di Santa Maria del Gradaro, a me particolarmente cara perché alla sua ombra sono cresciuto e ho trascorso quegli anni spensierati e pieni di speranze di cui ora ho un ricordo forse ancor più luminoso di quanto invece effettivamente sia stato. Ed è di questo tempio che intendo parlare. Dove sorge, secondo una leggenda, patì il martirio San Longino, il centurione romano che portò a Mantova il sangue del Cristo. Sembra che nell'anno 1256 fosse già in corso di costruzione su incarico dei Canonici Regolari di San Marco, un ordine religioso con sede a Mantova. Nel 1454 ai Canonici Regolari subentrarono gli Olivetani, dietro espressa richiesta del marchese Ludovico III Gonzaga e della moglie Barbara di Brandeburgo, entrambi ritratti nella famosa Camera degli sposi nel castello di San Giorgio. Purtroppo, con l'avvento di Maria Teresa d'Austria, venne avviata una politica di generale riassetto dei tanti ordini religiosi, che subirono notevoli ridimensionamenti e ne furono colpiti anche gli Olivetani, così che nel 1775 la chiesa divenne un magazzino militare. Occorrerà arrivare al 1952 per vedere nuovamente una presenza religiosa, perché in quell'anno il tempio e il contiguo convento furono affidati alle Oblate dei Poveri di Maria Immacolata ed è sempre in quella data che il Comune di Mantova acquista la chiesa dal Ministero della Pubblica Istruzione, che ne era proprietario. I lavori di restauro iniziarono nel 1962 e nel 1966 vi fu la riconsacrazione, con l'istituzione della parrocchia dedicata all'Annunciazione della Beata Vergine Maria.

Questa è la sua travagliata storia, ma a parte il valore religioso del tempio, è presente e non trascurabile una sua valenza artistica.

L'interno è a tre navate, divise da colonne e pilastri in cotto, secondo il semplice aspetto dell'architettura gotica monasteriale; le cappelle laterali sono frutto delle trasformazioni avvenute in periodo rinascimentale. Le decorazioni sono modeste, ma restano tuttavia nel presbiterio consistenti resti di affreschi della fine del XIII secolo, secondo i dettami della pittura musiva veneziana.

Più si guarda la sua bella facciata, con il portone ogivale e il rosone, più è possibile rilevare l'origine gotica, che poi trova ulteriore conferma all'interno con le tre navate con i caratteristici archi che le separano. A onor del vero, nel suo complesso, pare ispirata a una capanna, a un riparo povero e forse a quel rifugio in cui vide la luce Gesù Cristo.

Mantova ha delle chiese senz'altro di maggior interesse artistico, ma quella del Gradaro è probabilmente l'unica, in cui, fedele o non credente, nei giochi dì ombra disegnati dagli archi, nel silenzio assoluto, tanto che la città sembra distare mille miglia, è n possibile un raccoglimento  in se stessi, una ricerca della parte più nascosta, un contatto con la propria anima che non può che portare a una grande serenità. Non lambito dal flusso turistico che popola le piazze di Mantova, questo tempio ci ricorda che la semplicità e l'umiltà sono ricchezze senza prezzo, sono l'esempio di un'esistenza vissuta a misura d'uomo.

 

Fonti:

-      Diocesi di Mantova (www.diocesidimantova.it);

-      LombardiaBeniCulturali (www.lombardiabeniculturali.it) in cui è stata reperita la fotografia a corredo del presente articolo.

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