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  Bell'Italia  »  La piramide di Caio Cestio, di Renzo Montagnoli 15/02/2015
 

La piramide di Caio Cestio

di Renzo Montagnoli

 

 

 

Roma, a ragion veduta, può essere definita Caput mundi, anche i suoi abitanti la chiamavano così perché era il centro vitale e propulsivo di quello che all'epoca era il mondo conosciuto, cioè praticamente tutti i territori conquistati, che non erano certo pochi. Anche oggi costituisce un faro d'attrazione, sia per la fama del suo lontano passato, sia perché palcoscenico di monumenti pregevoli e di musei di fama internazionale, oltre a costituire il centro della cristianità, per ragioni storiche e perché ingloba il Vaticano e con esso la figura religiosa di riferimento più prestigiosa, vale a dire il Papa.

Accanto a opere di rilevante valore artistico e architettonico sono presenti tuttavia delle stranezze, delle vere e proprie curiosità come per esempio la Bocca della verità, un mascherone murato nella parete del  pronao della chiesa di Santa Maria in Cosmedin, oppure, nei pressi di Porta San Paolo, la Piramide Cestia. Ed è di quest'ultima che intendo parlare, perché è indubbiamente caratteristica e al di fuori di ogni logica, in quanto questi monumenti sepolcrali sono tipici dell'antico Egitto e non certo di Roma.

Se non ci andate di proposito - e in tal caso è giusto sapere che il suo interno non è visitabile tutti i giorni - la potete incontrare uscendo dalla cinta delle mura aureliane qualira diretti, per esempio, alla splendida Basilica di San Paolo fuori le Mura. La si nota subito per la sua evidente stranezza e anche perché risulta in parte inglobata nella cinta muraria fatta costruire dea il 272 e il 279 d.C. dall'imperatore Aureliano a difesa della città da eventuali attacchi dei barbari. Ho scritto inglobata, perché la piramide c'era già, edificata per conto di Caio Cestio fra il 18 e il 12 a.C., nella scia della moda che prese piede rapidamente a Roma dopo la conquista dell'Egitto, avvenuta nel 31 a.C.. Caio Cestio, il committente, era un politico romano, membro del collegio sacerdotale degli epuloni, creato nel 196 a. C.  per celebrare solennemente, con un sontuoso banchetto, la ricorrenza annuale della fondazione del tempio di Giove Capitolino.  Come noto, i Romani erano molto liberali, e liberi, in termini religiosi, il che non vietava loro di seguire più religioni, perché è evidente che la piramide egizia (non erano ancora conosciute quelle dei Maya e degli Aztechi) è frutto di un'altra concezione fideistica, in quanto gli egizi, pur essendo politeisti, adoravano principalmente il Sole.

In questo contesto non c'è quindi da stupirsi se prese piede la moda di erigere monumenti sepolcrali a forma di piramide e di tutti è rimasto solo questo, appunto la piramide di Caio Cestio. Personalmente ritengo la cosa di gusto un po' pacchiano, anche perché copiare le abitudini e le mode di altri appare fuori luogo quando la propria arte e architettura è di per sé già di notevole rilievo. Ma c'è e quindi è giusto parlarne e vedere un po' cosa si trova dentro. Come dimensioni esterne appare lontana dalle analoghe egizie, avendo un'altezza di m. 36,40 con una base quadrata di m. 29,50 di lato; anche il materiale usato per la costruzione è diverso ed è composto da un nucleo di struttura cementizia con una cortina di mattoni e un rivestimento di lastre di marmo. All'interno si trova la camera sepolcrale di circa 23 mq. con volta a botte e che fu murata al momento della sepoltura, appunto secondo l'usanza egizia. Ciò non impedì che in epoche successive fosse più volte violata, mediante cunicoli scavati ad hoc, che hanno danneggiato seriamente le decorazioni e che hanno permesso il furto dell'urna funeraria. Evidentemente la leggenda delle maledizioni che cade su chi viola le piramidi è stata di moda e di epoca ben successiva. Cosa resta allora? La decorazione delle pareti, a pannelli, all'interno dei quali, su un fondo chiaro, si alternano figure di ninfe e vasi lustrali. In alto, negli angoli, quattro Vittorie alate presentano nelle mani una corona e un nastro e fanno da ideale cornice a quello che un tempo doveva esserci e che ora si può solo indovinare: una scena di vera e propria apoteosi raffigurante il titolare del sepolcro.

Curiosità nella curiosità, ai piedi della piramide, ma ancora dentro la cinta urbana, a partire dal XVIII  secolo,

si iniziò a seppellire gli stranieri non cattolici morti a Roma. Il luogo di inumazione prese il nome nel 1821 di Cimitero degli inglesi, poi chiamato cimitero acattolico. Ospita le spoglie di personaggi illustri,  come  i poeti John Keats e Perxy Shellei, oppure come il politico Antonio Gramsci o come gli scrittori Carlo Emilio Gadda e Axel Munthe.

 

Come arrivare

Ho scritto prima che è nelle immediate vicinanze di Porta San Paolo e quindi per arrivare il mezzo più comodo è la Metropolitana, percorso B, fermata Piramide.

 

Orari e prezzi dei biglietti

2° e 4° sabato del mese per i singoli alle ore 11.00, per i gruppi alle ore 10.00 e 12.00.

E' possibile visitare il monumento solo con visita didattica o accompagnata (info e prenotazioni Pierreci 06 39967700).

Si segnala, inoltre, che la SSBAR il 1° e il 3° sabato di ogni mese, alle ore 10.30, consente, dopo la visita al Museo della Via Ostiense, l'accesso alla Piramide. E' indispensabile la prenotazione al n. 06 5743193 (Museo della Via Ostiense-SSBAR)

Biglietti: 

Prenotazione ingresso obbligatoria. Singoli Euro 1.50; gruppi Euro 30.00 (coopculture) 06 39967700.

Prenotazioni: 

Informazioni e prenotazioni 06 39967700 (Coopculture).

Per le visite del 1° e 3° sabato di ogni mese 06 5743193 (Museo della Via Ostiense-SSBAR)

 

 

 

Fonti:

Soprintendenza speciale per i beni archeologici di Roma

(www.archeoromabeniculturali.it)

 

Wikipedia

(www.wikipedia.it)

 

 

Nota: la foto a corredo dell'articolo è stata reperita sul sito inglese di Wikipedia.

 

 

 

 

 

 

 
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