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  Bell'Italia  »  La Basilica di Santa Maria Maggiore, di Renzo Montagnoli 12/05/2017
 

La Basilica di Santa Maria Maggiore

di Renzo Montagnoli




Nel corso di un mio breve viaggio a Roma nel giugno del 2014 ho visitato, fra l’altro, anche le Basiliche Maggiori, vale a dire San Giovanni in Laterano, San Paolo fuori le mura, Santa Maria Maggiore e la più celebre San Pietro. Delle prime due ho già scritto e ora è mia intenzione avviarmi al completamento dell’intento, lasciando per ultimo San Pietro. Pertanto la mia attenzione é ora rivolta a Santa Maria Maggiore, costruita sul colle Esquilino, al termine di Via Merulana, in cui sono presenti interventi di epoche assai diverse fra di loro, dall’antichità cristiana al barocco. Infatti, la struttura a tre navate con colonne architravate è ancora sostanzialmente quella paleocristiana del V secolo, il pavimento in marmo e il campanile romanico sono frutto di opere medievali, mentre il soffitto a cassettoni è rinascimentale e le due cupole e i prospetti risalgono al barocco.

Le più recenti ricerche hanno evidenziato che l’impianto originario dovrebbe essere datato intorno al 420, più semplice, anche se strutturalmente già delineato, mentre nelle epoche si sono succeduti i vari interventi che hanno portato all’attuale situazione.

Non c’è dubbio che la facciata di Fernando Fuga, con le cinque aperture nel portico e le tre nella loggia, sia alquanto scenografica e contribuisca a dare slancio a una costruzione che di per sé potrebbe invece risultare un po’ appesantita dalle opere intervenute nel tempo. Peraltro tale facciata ingloba il prospetto di epoca medievale con la parte centrale dei mosaici di Filippo Rusuti, collocati alla fine del duecento e raffiguranti Cristo in trono benedicente in un clipeo sorretto da angeli, la Vergine e Santi a sinistra, altri Santi a destra.

Nel registro inferiore, poi, sono rappresentati in riquadri dotati di didascalie i diversi episodi del Miracolo della neve con papa Liborio e il patrizio Giovanni. Il miracolo si basa su una leggenda, secondo la quale nell’anno 352 Maria sarebbe apparsa in sogno a papa Liborio e a un patrizio, Giovanni, invitandoli a edificare una chiesa là dove sarebbe caduta la neve, pur essendo estate piena. La notte del 5 agosto nevicò sull’Equilino ed ecco quindi il concretizzarsi del sogno e da lì la costruzione della basilica. A ricordo dell’evento, ogni anno in quella data una vera e propria pioggia di petali bianchi viene fatta cadere, da un apposito foro praticato nel soffitto della chiesa, durante una solenne celebrazione.

Chiudiamo questa parentesi ed entriamo nell’edificio sacro. L’interno è armonioso, lungo 70 metri per 35, a tre navate divise da quaranta colonne ioniche. In origine era illuminato da numerose finestre, in buona parte chiuse nel XVI secolo; in effetti la luce non è delle migliori e così si rischia di non scorgere nella pienezza del loro splendore sopra l’architrave lungo le due pareti i pregevoli 36 pannelli a mosaico del V secolo, raffiguranti scene dell’Antico Testamento. Troviamo poi la Cappella Paolina, progettata dal Ponzio fra il 1605 e i 1615 per papa Paolo V sul luogo della vecchia sagrestia . Se i dipinti e gli affreschi sono rari non mancano altri mosaici, fra i quali emerge, nel catino absidale, illuminato da quattro finestre svasate, il mosaico del XIII secolo realizzato da Jacopo Torritti con l’Incoronazione della Vergine, da parte del Cristo, in un tondo azzurro stellato, di fronte a una schiera di Angeli; sull’arco absidale c’è il mosaico con i ventiquattro Seniori dell’Apocalisse che adorano l’Agnello Divino e le simboliche città di Gerusalemme e di Betlemme; sull’arco trionfale, invece, si trova il mosaico con le scene dell’infanzia di Gesù, il tutto di eccellente policromia.

Nel presbiterio il baldacchino di Ferdinando Fuga del 1740 ha colonne in porfido e in bronzo e sull’altare è custodita un’urna di cristallo e argento, opera del Valadier, con le presunte reliquie della culla di Betlemme.

Dalla navata destra, proprio di fronte alla Cappella Paolina, si accede alla Cappella Sistina realizzata da Domenico Fontana fra il 1584 e il 1590 per Sisto V.

Non mancano infine altre pregevoli realizzazioni di sepolcri e un bel battistero.

La Basilica nel suo complesso merita senz’altro una visita anche perché particolare motivo di interesse è costituito dai successivi innesti di opere di stili diversi effettuate nel corso dei secoli, realizzazioni a volte talmente ben riuscite da consentire uno snellimento prospettico dell’edificio, come appunto nel caso della facciata.



Fonti:


Wikipedia


Le Basiliche Maggiori, di Niccolò Costa, Carmelo Dotolo, Luca Mariani, Danilo Mazzoleni e Gianfranco Ravasi – Libreria Editrice Vaticana


Roma Sito turistico ufficiale



Nota: La fotografia a corredo dell’articolo è stata scattata dall’autore dello stesso.


 
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