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  Bell'Italia  »  Passeggiata a “Sa mesa longa” (La tavola lunga), di Piera Maria Chessa 12/12/2019
 
Passeggiata a “Sa mesa longa” (La tavola lunga)

di Piera Maria Chessa



Era lì, davanti a me, quel giorno, la caratteristica tavola di pietra situata poco distante dalla spiaggia, dove già tante persone avevano posizionato gli ombrelloni e si predisponevano a prendere il sole. Ricordo che era il primo giorno quasi estivo, l’ultimo forse della scorsa assurda primavera.
Noi, quella mattina, non indossavamo indumenti da spiaggia perché volevamo fare soltanto una bella e salutare passeggiata.
La roccia è vicinissima al promontorio che si trova alla sua destra, ma per raggiungerlo bisogna munirsi di scarpe di gomma per evitare di farsi del male.
Il cielo era di un azzurro profondo, il mare, calmissimo, rimandava come sempre i suoi colori magici; nei dintorni vi erano numerosi camper, con i tendalini già predisposti per quando sarebbe arrivato il momento del pranzo, già pronte anche le sedie a sdraio per la siesta pomeridiana.
Sulla sinistra, l’altro promontorio, sulla cui cima fa da sentinella una delle numerose torri costiere di cui la Sardegna è costellata.
Eravamo circondati dalle rocce, alcune molto scavate dall’acqua, dalla salsedine e dal vento, che in certi periodi dell’anno in Sardegna soffia impetuoso, nei loro anfratti nidificano diverse specie di uccelli.
Mi incanto sempre davanti alla moltitudine dei colori, alle diverse sfumature del mare, alle increspature, vicino alle rocce, alle alghe, a pelo d’acqua, che ne modificano le tonalità, fino a formare delle piccole pozze color smeraldo.
Argo, il nostro cane, era entusiasta, correva libero, senza mai distogliere lo sguardo da noi. Lontani i tempi in cui si allontanava come una saetta e bisognava andare a recuperarlo. Ora, molto più pauroso e anziano, non si nasconde più.
Sopra le nostre teste la libertà dei gabbiani scatenava in noi la consueta gelosia, sembravano impazziti nelle loro folli corse da un promontorio all’altro. Quanta frenesia!
Abbiamo percorso un tratto in salita, fermandoci ad ammirare il mare dall’alto, era un sogno!
L’acqua si modificava in base al colore delle rocce, dei fondali o del cielo, in lontananza si vedevano alcune imbarcazioni, sembravano piccole, quasi delle vele, in realtà non lo erano affatto. Il silenzio era profondo, sembravamo gli unici presenti in quel luogo per noi incantato. Eppure bastava volgere lo sguardo per vedere alla nostra destra, piccoli, quasi dei puntini, i tanti bagnanti seduti sulla spiaggia, sotto gli ombrelloni. Un valzer di colori lontani, dalle tonalità azzurre, rosse, verdi…
Ad un certo punto abbiamo visto un crepaccio, pareva profondo, abbiamo guardato con attenzione, vi erano alcuni uccelli che volavano all’interno della roccia, là probabilmente avevano nidificato.
Il tempo passava senza quasi rendercene conto, fino a quando abbiamo capito che era arrivato il momento di rientrare, su di noi la luce e il calore delle ore più calde della giornata.
Abbiamo percorso i sentieri a ritroso, costeggiando intere distese di cisto e lentischio, la nostra macchia mediterranea. Quando siamo arrivati all’altezza della spiaggia, ci siamo fermati ancora un momento a guardare “sa mesa longa” illuminata dal sole e lambita dalle onde.
Poco più avanti, nell’area di sosta dei camper, i turisti facevano la siesta pomeridiana.

 

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