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  Bell'Italia  »  Castelrotto, ai piedi dell’Alpe di Siusi, di Renzo Montagnoli 25/11/2020
 
Castelrotto, ai piedi dell’Alpe di Siusi

di Renzo Montagnoli



C’è un paese in provincia di Bolzano in cui ho villeggiato per diversi anni, maggiormente in inverno piuttosto che in estate, vista la mia passione per lo sci da fondo che praticavo sulla soprastante Alpe di Siusi. Si tratta di Castelrotto (Kastelruth in tedesco), un ridente borgo di grande attrazione turistica che richiama più tedeschi che italiani e che comunque rappresenta una meta di numerosi Sci club per uscite domenicali in inverno. L’origine del nome potrebbe essere dovuta a un castello diroccato, appunto perché il toponimo figura per la prima volta nel 982 – 987 come Castelruptum, allorché il vescovo Albuino di Bressanone scambiò il reddito della chiesa del paese con il vescovo Ethico di Augusta. La proprietà del borgo passò più volte di mano in mano, per finire nel XV secolo alla famiglia Kraus, che esercitò il potere con magnanimità fino al 1847, anno della sua estinzione. Già dominava l’impero austro-ungarico, ma per la sconfitta nella Grande Guerra il paese, come tutto il trentino e l’Alto Adige, venne annesso all’Italia. La principale fonte di reddito è sempre stata l’allevamento bovino, grazie alle grandi distese di prati dell’Alpe di Siusi, ma, mano a mano che si incrementava il flusso turistico questa è diventata l’attività preminente, anche se quella primigenia continua ad avere un peso non indifferente e costituisce un ulteriore elemento di attrattiva. Larga parte del borgo vanta costruzioni recenti, soprattutto alberghi, ma esiste un centro storico interessante e ben conservato che si sviluppa intorno alla Chiesa Parrocchiale dei Santi Pietro e Paolo, edificata a metà del XIX secolo su progetto di Wiener Hofbaurat, una costruzione senza pretese di stile neoclassico, ma che ben rappresenta l’architettura religiosa tirolese, con una bella navata centrale, un alto campanile barocco e, sul retro, il caratteristico camposanto. Inoltre, nei pressi di Siusi allo Sciliar, frazione che fa parte del comune di Castelrotto insieme a Bulla, Roncadizza, Oltretorrente, ci sono i ruderi di Castelvecchio (in tedesco Burg Hauenstein), tutto cià che resta di una fortificazione eretta nel XII secolo dai signori di Hauenstein, che poi la cedettero ai von Wolkenstein, ma durante il loro dominio ci fu un progressivo disinteressamento che provocò appunto la rovina della stessa. Sempre restando in ambito culturale Castelrotto è anche giustamente famoso per le facciate affrescate di diverse case del centro storico. Quello che però ne ha decretato la fortuna è il paesaggio naturale, che lì costituisce già una mirabile anteprima di ciò che si può trovare su all’Alpe di Siusi, con panorami di stupenda bellezza sia in estate che in inverno. Tanto per dare un’idea di ciò che si può vedere, ma è appena un abbozzo, perché sono impossibili da riprodurre le sensazioni che si possono avere solo in presenza, dico solo che all’Alpe lo sguardo spazia per 360 gradi sul Gruppo delle Odle e del Puez, sul Gruppo del Sella, sul Sassolungo e sul Sassopiatto, sul Sass de Putia, sulla Marmolada, sulle Pale di San Martino, sulle torri del Vajolet, sul Catinaccio e sullo Sciliar, un panorama di incommensurabile bellezza. Inoltre resiste ancora un’atmosfera tirolese, con diversi abitanti che la domenica indossano i costumi tradizionali, e a proposito di tradizioni un grande richiamo turitico è costituito da due eventi che si svolgono ogni anno: il matrimonio contadino, che si ha a gennaio poiché molto tempo fa i matrimoni non potevano che avvenire d’inverno quando l’attività contadina era alquanto rallentata, una cerimonia identica a quelle che si ebbero fino agli anni ‘50, con sfilate di slitte trainate da cavalli, con costumi di notevole effetto e con l’immancabile pranzo con tante eccellenti specialità culinarie; la cavalcata di Oswald, che avvienee a maggio, nel corso della quale 36 squadre, ognuna composta da quattro cavalieri, si sfidano in gare di velocità ed abilità per aggiudicarsi il trofeo costituito da uno stendardo raffigurante il cavaliere Oswald von Wolkenstein.

Mi pare perfino superfluo aggiungere che per dormire non ci sono problemi, data la nutrita presenza di alberghi; per quanto concerne la ristorazione la cucina tirolese è di eccellenza, in grado di accontentare tutti i palati ed è un vero paradiso per i ghiottoni.

In estate sono numerosi e ben segnati i sentieri escursionistici, in inverno, servite da moderni impianti di risalita, sono presenti piste da discesa e da fondo di ogni difficoltà.

Quanto al mio giudizio personale sono dell’opinione che Castelrotto, grazie anche alla sua strategica posizione ai piedi dell’Alpe di Siusi, rappresenti una meta che a definire stupenda può anche apparire riduttivo.



N.B.: Le foto a corredo dell’articolo sono state reperite su diversi siti Internet.


 
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