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  Bell'Italia  »  Vallombrosa sul Prato Magno, di Franca Canapini 12/09/2021
 
Vallombrosa sul Prato Magno

di Franca Canapini



Pratomagno


Quando andavo a lavorare nelle mattinate d’inverno e svoltavo alla curva dei cipressi per scendere verso Patrignone, Lui era sempre là, immobile come un Soratte (Vides ut alta stet nive candidum…) con le sue pale scintillanti di neve che mi mettevano allegria.

Negli anni il Pratomagno, che sorge a NordEst di casa mia, ricoperto di fittissime foreste verdeggianti e calvo sulla vetta, è diventato per me un piacevole punto di riferimento e un amico.



Origine


Geologicamente ha avuto origine nell’Oligocenico fra i 35 e i 23 milioni di anni fa e rappresenta una dorsale costituita dal macigno del Chianti e quello più giovane del Mugello. E’ caratterizzato da un’alternanza di arenarie giallastre e strati di argilliti scistose, materiali marini molto fini che si sono sovrapposti gli uni sugli altri, compattandosi e formando le rocce. In seguito ai movimenti della crosta terrestre, i macigni sono affiorati andando a costituire l’imponente massiccio alto 1592 metri.



Itinerari


Sulle sue pendici l’uomo ha costruito ardimentosamente abbazie, castelli, borghi arrampicati su costoni di roccia, e Pievi e mulini e ponti. Oggi esistono una ventina di itinerari consigliati, per visitare le foreste e gli insediamenti umani. Nei giorni scorsi, vagamente memore di una gita scolastica a cui avevo partecipato forse quando frequentavo la scuola media, (e per sfuggire all’afa) abbiamo deciso insieme a mio marito di tornare a visitare VALLOMBROSA.


Vallombrosa


Autostrada direzione Firenze. Uscita Incisa/Reggello. Reggello paese. Vari chilometri di tornanti di montagna in mezzo ad una fittissima foresta: LA RISERVA NATURALE BIOGENETICA DI VALLOMBROSA. Infine ci troviamo ad attraversare Saltino, un villaggetto di abitazioni primo novecento e, strano ma vero, grandi alberghi; c’è perfino un Grand Hotel! Siamo a quota 1000 m. La strada prosegue per poco più di un chilometro e ci troviamo davanti all’Abbazia. Tra noi e il grande edificio, un bar. Più avanti, a sinistra dell’ingresso, un laghetto e un parco giochi per bambini. Sempre alla nostra sinistra s’intravvede una vastissima e ondulata radura che, scopriremo poi, viene usata dai visitatori, in gran parte Fiorentini, per frescheggiare e mangiare all’aperto.



Storia dell’abbazia


Narra Attone da Pistoia nei primi anni del XII secolo che GIOVANNI GUADALBERTO nobile fiorentino, avendo perdonato l’omicida del fratello e parendogli , in San Miniato, che il crocifisso avesse chinato la testa in segno di assenso, chiese all’abate di quel luogo di accoglierlo nella sua comunità. Qualche tempo più tardi, deluso per i peccati di simonia che vi si commettevano, lasciò San Miniato alla ricerca di una vita monastica perfetta. Compì un lungo pellegrinaggio visitando anche Camaldoli finché si fermò in una valle ombrosa del Pratomagno e insieme a due eremiti incontrati in loco fondò il primo nucleo della comunità vallombrosana. Il primo documento che ne testimonia l’esistenza è datato 27 gennaio 1037. La nuova comunità s’impegnò attivamente contro la corruzione ecclesiastica e ciò scatenò l’ira del vescovo di Firenze che ordinò l’assalto del monastero. La lotta terminò con la prova dell’ Ordalia, dalla quale uscì indenne il monaco Pietro (igneo). Pertanto il papa Alessandro II depose il vescovo di Firenze e riconobbe l’ordine dei Vallombrosani. Il monaco Gualberto morì a Passignano (lago Trasimeno) nel 1073. Da allora i monaci che si sono succeduti hanno seguito la regola benedettina dell’Ora et labora, dedicandosi prevalentemente alla cura e al rimboschimento della foresta circostante.



L’abbazia



E’ un complesso e vasto edificio, più volte ampliato e ricostruito. Oltre a quella di monastero ha svolto fino al 1913 la funzione di Regio Istituto Superiore Forestale. Contiene, e sono visitabili, anche la BIBLIOTECA, il MUSEO E la FARMACIA.

Oltre al complesso dell’Abbazia e del monastero, vi sono diverse cappelle, tabernacoli e croci sparse nel bosco che si riferiscono a particolari episodi della vita del fondatore Gualberto.

Suggestivo il percorso della SCALINATA DEL CALVARIO che cappella dopo cappella conduce un centinaio di metri più in alto alla località cosiddetta PARADISINO. Qui si trova un edificio, un tempo usato dai monaci per il ritiro spirituale e abitato nel XVII secolo per un certo periodo anche dal poeta Giovanni Milton.

Questo edificio oggi è sede di tirocinio della Facoltà di scienze forestali di Firenze

Dal Paradisino godiamo della vista magnifica di tutta la valle ombrosa e, in lontananza si possono vedere, distese nella pianura sottostante, Pontassieve e parte di Firenze.

L’aria è perfetta, né calda né fredda; dolcissima, invita al riposo.


https://lieve2011.wordpress.com/







 
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