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  Bell'Italia  »  Il Cadore, di Renzo Montagnoli 22/12/2021
 
Il Cadore

di Renzo Montagnoli



Solo a udire questo nome provo un brivido, perché il Cadore mi ricorda, oltre a panorami stupendi, tante sanguinose battaglie della Grande Guerra, combattute in posti impensabili, ancor oggi di non facile accesso, sovente in alta quota, là dove solo le aquile sembrerebbero poter osare. E poi in Cadore, dal monte Peralba, nasce il Piave, ultima, ma trionfale difesa dopo la rotta di Caporetto.

E’ con vero piacere, pertanto, che, cercando fra i miei ricordi, intendo parlare di questa regione storico-geografica situata nell’alta provincia di Belluno. Caratterizzata dalla presenza delle Dolomiti orientali confina a Nord con l’Austria, con il Trentino – Alto Adige a Ovest, a Est con le province di Pordenone e di Udine, a Sud con con la restante provincia di Belluno. Il toponimo sembrerebbe di origine celtica e deriverebbe da catu (battaglia) e brigum (roccaforte). Si tratta di un territorio prevalentemente montagnoso che ricomprende diversi gruppi montuosi e cioè le intere Dolomiti Cadorine, parte dei Gruppi del Sorapiss, del Cristallo, del Nuvolau, della Croda da Lago, il Pelmo e parte del Gruppo del Bosconero, la parte a sud delle Dolomiti di Sesto, la parte occidentale delle Dolomiti Friulane, una porzione della Catena Carnica Principale. Si tratta di formazioni che danno luogo a paesaggi semplicemente meravigliosi, con una vista d’insieme dall’alto che lascia chi guarda senza fiato. Se le cime incantano, non da meno sono i corsi d’acqua, principalmente il Piave con i suoi affluenti, e i numerosi laghi e laghetti, fra i quali il laghi di Misurina, d’Antorno e di Auronzo, in parte di origine naturale, in parte nati con sbarramenti costruiti per la produzione di energia idroelettrica.

Il Cadore ovviamente ha una sua storia e già in epoca preistorica risultava abitato, come testimoniato dal ritrovamento dell’Uomo di Mondeval in una sepoltura neolitica risalente a oltre 8 mila anni fa, nell’omonima località fra Selva e San Vito di Cadore. Poi, trattandosi di una zona di transito fra il nord e il sud, e quindi soggetta ai flussi migratori di molte popolazioni, si verificarono diversi avvicendamenti, fra cui quello dei romani e questo già dal 184 a.C.; dopo la caduta, nel 476, dell’impero romano vi si stabilirono diverse popolazioni in epoche diverse, fra cui gli Eruli, i Bizantini, i Longobardi, fino a quando entrò a far parte della struttura del Sacro Romano Impero, in forza della quale nel 1077 l’imperatore Enrico IV, creato lo stato patriarcale di Aquileia, sottopose alla sua giurisdizione ampie zone del Veneto, fra le quali il Cadore. Successivamente fu soggetto ai vassalli nominati dal Patriarca di Aquileia e questo fino al 1420, anno in cui la Repubblica Serenissima pose fine al potere temporale dei patriarchi, così che il Cadore divenne parte integrante della Repubblica di Venezia, ottenendo tuttavia un’ampia autonomia amministrativa. Già nel XVI secolo tuttavia fu oggetto di invasioni da parte delle truppe imperiali, prontamente ricacciate dai soldati della Repubblica. Successivamente, per circa tre secoli, regnò la pace, fino a quando nel 1797 arrivò Napoleone con le sue truppe di occupazione; alla caduta dell’imperatore francese, nel 1814 la regione cadorina passò sotto l’Austria e solo grazie alla terza guerra d’indipendenza entrò a pieno diritto nel Regno d’Italia. Seguì un periodo di tranquillità, interrotto bruscamente e tragicamente dalla prima guerra mondiale, che vide la regione teatro di battaglie epiche, come quella del Monte Piana, o delle Tofane; dopo Caporetto vi fu l’occupazione delle truppe austriache, particolarmente dura. Gli italiani, vinta la guerra, si ripresero ovviamente il Cadore, ma dietro l’angolo c’erano nuovi anni di sofferenza, perché dopo l’8 settembre del 1943 la regione fu annessa al grande Reich tedesco, entrando a far parte, con le province di Bolzano, Trento e Belluno dell’Alpenvorland. Ciò nonostante divampò la guerra partigiana, con le formazioni dei patrioti che ebbero a patire gravi perdite. Nel 1945, con la caduta della Germania, il Cadore ritornò all’Italia.

E’ una regione i cui abitanti tengono molto alla loro identità e alla conservazione delle tradizioni, tanto da istituire un organismo preposto allo scopo, la Magnifica Comunità di Cadore, e in queste tradizioni sono particolari le cosiddette Regole, che sono un vero e proprio statuto in base al quale, per esempio, sono numerose le proprietà collettive, nel senso che titolare del diritto non è il singolo, bensì la comunità. Si tratta non di case di abitazione, ma di beni che possono esseri definiti silvo-pastorali. In questo modo il popolo cadorino vive e sopravvive al vento del tempo teso spesso a cancellare costumi e usi che risalgono a epoche di molto passate. Si parla l’italiano, ma il dialetto, di uso comune, è di ceppo ladino, tutelato per legge, con l’eccezione di Sappada, in cui il dialetto è di origine germanica.

Il Cadore va giustamente famoso per un’attività del tutto peculiare: la fabbricazione delle montature per occhiali. Un tempo rappresentava la principale fonte di ricchezza, ma poi la delocalizzazione e la globalizzazione hanno sminuito notevolmente un vanto industriale conosciuto in tutto il mondo, così che ora lì si vive soprattutto di turismo.

Questa regione così particolare è estesa su una superficie di 1.427 Kmq. ed è costituita da 22 comuni: Pieve, Auronzo, San Vito, Borca, Vodo, Cibiana, Valle, Perarolo, Ospitale, Calalzo, Domegge, Lozzo, Vigo, Lorenzago, Santo Stefano, San Pietro, Sappada, San Nicolò di Comelico, Comelico Superiore, Danta, Zoppè, Selva. Ognuno ovviamente presenta le sue caratteristiche e attrattive, così Pieve è la porta naturale di entrata nelle Dolomiti, ricca di arte e storia, San Vito è ai piedi di montagne famose, come l’Antelao, Auronzo, posto su un bellissimo lago artificiale, nei suoi confini ospita le famose Tre cime di Lavaredo, e mi limito solo a questi, perché ognuno meriterebbe una ben più ampia descrizione che esula tuttavia dallo spirito dell’articolo, volto a dare un’idea della bellezza di questa regione.

Comunque, sia in estate che in inverno non mancano le attrattive, come lo sci da discesa e quello da fondo, le escursioni con diversi gradi di difficoltà e le passeggiate riservate anche a chi non vuole impegnare il proprio fisico su percorsi attrezzati, insomma le occasioni per svagarsi ci sono e annoiarsi è francamente impossibile. E poi restano loro, le Dolomiti che svettano incorniciate dai boschi, un paesaggio naturale che emoziona e rasserena.

Arrivare in Cadore non è difficile e gli accessi sono diversi, però quello più noto, che porta direttamente a Pieve, una vera e propria porta della regione, è quello che passa dalla tristemente famosa Longarone, con la diga del Vajont che ancora incombe a ricordo della tragedia.

L’ospitalità è adeguata, così come la ristorazione è valida; al riguardo rimando al seguente link:https://www.infodolomiti.it/vivere-le-dolomiti/destinazioni-turistiche/cadore/6812-l1.html#


Fonti:

Nuovo Cadore

Cadore Dolomiti

Il Veneto Cadore


Nota: le fotografie a corredo dell’articolo sono state reperite in diversi siti internet.


 
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