Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Bell'Italia  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Letteratura  
 
Libri e interviste  
 
Freschi di stampa  
 
Intervista all'autore  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
 
 

  Bell'Italia  »  Natura e spiritualitą: Spoleto, di Renzo Montagnoli 30/08/2022
 
Natura e spiritualità: Spoleto

di Renzo Montagnoli



Sono ormai trascorsi diversi anni da quando ho fatto un giro in Umbria con lo scopo di visitarla tutta, missione non impossibile trattandosi di una regione non particolarmente estesa. Le motivazioni erano da un lato di carattere culturale e dall’altro di trovare parte delle mie radici, poiché la mia nonna paterna era nativa di Spoleto. Ed è appunto partendo da questa cittadina che conta circa 36.000 abitanti che intendo descrivere ciò che ho incontrato nel mio itinerario, le sensazioni e anche le emozioni.

Situata all’estremità meridionale di un’ampia pianura alluvionale, la Valle Umbra, la città di Spoleto si sviluppa sul colle Sant’Elia, vicino al fiume Clitunno. La vicinanza con i monti che la circondano fa sì che il clima sia caratterizzato da ampie escursioni termiche, sia in estate che in inverno, stagione che vede anche precipitazioni nevose, per quanto sempre più rare. Le differenze di temperatura sono avvertibili fra il centro cittadino, sito a un’altezza intorno ai 400 metri e la periferia, alta meno di 300 metri. Queste differenze altimetriche fanno sì che le vie siano tutte un saliscendi, a volte stancante se si deve percorrere molta strada e infatti ricordo che da bambino assai piccino ero già stato a Spoleto e avevo già sperimentato cosa vuol dire arrancare a piedi in salita, tanto che mia mamma, quando ne parlava, diceva che quando vedevo la strada inerpicarsi mi buttavo a terra, così che per proseguire doveva prendermi in braccio; allora avevo all’incirca 4 anni, per cui di altre cose non ho memoria, tranne appunto di questa, visto che probabilmente per me le salite erano un incubo.

Dopo questa breve escursione nei ricordi veniamo alla visita di Spoleto il cui nome deriverebbe dalla unione delle parole greche Spao e Lithos, cioè sasso staccato, così che il colle Sant’Elia, su cui sorge, sembrerebbe abbia avuto origine da una frana scesa dal Monteluco, che domina con il suoi oltre 700 metri s.l.m. l’agglomerato urbano.

Spoleto ha storia antichissima, visto che si ha la certezza che esistesse già all’età del bronzo, poi si sa che divenne colonia romana nel 241 a.C., rimanendo sempre fedele alla città capitolina, anche durante le guerre puniche. Sotto i Longobardi divenne la capitale dell’omonimo ducato, poi passò ai Franchi e nel 1155 subì la distruzione da parte di Federico Barbarossa. Contesa a lungo tra l’impero e la Chiesa passò a quest’ultima definitivamente nel 1247. Nell’alternanza di periodi di gloria e di decadenza si arriva così ai giorni nostri, con l’unico evento importante costituto dall’annessione al Regno d’Italia. La sua quindi è una storia tutto sommato semplice e in fondo di non rilevante interesse, ma questo è stato anche un bene, perché ha consentito di conservare meglio monumenti e fortezze.

Visitare questa piccola perla significa fare un viaggio fra quelle che sono le sue bellezze artistiche e culturali, tenendo sempre presente che in città è opportuno muoversi a piedi e che inevitabilmente ci sono da percorrere tratti in salita e altri in discesa.

Indubbiamente il Duomo è il più rilevante monumento, di stile tipicamente romanico, edificato nel XII secolo, con modifiche intervenute in seguito, fra le quali un portico in stile rinascimentale; di grande effetto è sulla facciata un mosaico chi richiama un po’ quelli bizantini, mentre all’interno di grande pregio sono un affresco con Madonna e santi realizzato dal Pinturicchio, il busto in bronzo del papa Urbano VIII, opera del Bernini, e, soprattutto, uno stupendo ciclo di affreschi di Filippo Lippi. Di origini ancor più antiche è l’arco romano di Druso e Germanico, in quello che un tempo era il foro e che invece oggi è la piazza del mercato. Dell’epoca della dominazione romana è lo stupendo teatro , ancor oggi utilizzato per spettacoli; incredibilmente bella è poi la basilica paleocristiana di San Salvatore, risalente al IV – V secolo, diventata nel 2011 Patrimonio mondiale dell’Unesco.

Altri monumenti in città, minori, ma pur sempre meritevoli di visita, sono la chiesa di Sant’Eufemia, la chiesa dei Santi Giovanni e Paolo, l’abbazia di San Ponziano, il Palazzo Comunale, la chiesa di San Paolo inter vineas, risalente al X secolo, e la chiesa di San Pietro, del V secolo, con degli straordinari bassorilievi sulla facciata romanica. Sempre se si resta in città non si può trascurare il grandioso Palazzo Collicola, sede del più importante museo di arte contemporanea nella regione. Davanti alla chiesa di San Pietro si apre uno squarcio con una vista che lascia a bocca aperta, perché è possibile ammirare il Ponte delle torri, alto 80 metri, un tempo adibito ad acquedotto e che unisce il Colle Sant’Elia al Monteluco. In pratica a un capo c’è questo rilievo che domina Spoleto e dall’altro la Rocca Albornoziana, la cui edificazione fu imposta da Papa Innocenzo VI, onde ristabilire l’autorità della Chiesa; fu il Cardinale spagnolo Egidio Albornoz ad avere l’incarico di pacificare e assoggettare la zona e questi avviò la costruzione della fortificazione nel 1362, ma non poté vedere ultimata l’opera, perché venne a mancare nel 1367; nella rocca risiedevano i governatori, scelti in genere fra i parenti più stretti e fidati dei pontefici, e fra questi la più nota fu la figlia di Alessandro VI, Lucrezia Borgia; la Rocca Albornoziana ha una pianta rettangolare di 130 x 33 metri e sei torri, al cui interno si trovano due cortili: il Cortile delle Armi, destinato ai soldati e il Cortile d'Onore, destinato ai governatori pontifici; salendo dal piano terra si trova il piano nobile, il tutto con ampi saloni e ovunque pareti affrescate. Dal 1817 al 1982 la Rocca fu adibita a carcere ed è solo dal 2007 che, dopo consistenti restauri, è diventata la sede del Museo Nazionale del Ducato di Spoleto.

Dopo la visita ai monumenti, se si ha ancora un po’ di fiato, si può salire, tramite il ponte delle Torri, alla riserva verde di Monteluco, un vero e proprio bosco sacro, protetto da antiche severe norme, alcune delle quali risalgono addirittura al III secolo a.C..

La cittadina, pur nella sua veste antica, è dinamica e ospita diverse manifestazioni culturali di grande rilievo, quali il Festival dei Due Mondi, la Stagione del Teatro Lirico Sperimentale A. Belli, la Settimana Internazionale della Danza, la Settimana di Studi sull’Alto Medioevo, la Mama Spoleto Open.

Insomma questa prima tappa del mio personale giro dell’Umbria si è rivelata ricca sotto tutti gli aspetti, in grado appagare le esigenze di ogni tipologia di turisti, e non è che l’inizio.

A Spoleto si può arrivare seguendo diversi itinerari, a seconda della provenienza e comunque ecco come fare: Autostrada del Sole (A1), Roma-Firenze, uscita Orte, proseguire per Terni-Perugia-Cesena (E45), uscita Spoleto. - Autostrada Adriatica (A14) uscita Pescara, proseguire per l'Aquila (A25), poi per Rieti-Terni (E80) e sulla E45 per Cesena, uscita Spoleto.

Per dormire a Spoleto non ci sono problemi, perché l’ospitalità non è certo carente; ad ogni buon conto potete cercare quello che fa per voi al seguente link:https://www.dovedormire.info/umbria/dove-dormire-spoleto/

Per mangiare c’è solo l’imbarazzo della scelta, tenendo sempre presente che la cittadina umbra va giustamente famosa per il suo prelibato tartufo nero; anche in questo caso al seguente link ci sono dei suggerimenti:

https://www.paesionline.it/italia/mangiare-e-bere-spoleto



Fonti:

https://visitspoleto.it/;

https://www.umbriatourism.it/it/spoleto;

https://it.wikipedia.org/wiki/Spoleto.



Nota: Le foto a corredo dell’articolo sono state reperite in diversi siti Internet





 
©2006 ArteInsieme, « 012389834 »