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  Bell'Italia  »  Sirmione, una perla del lago di Garda, di Renzo Montagnoli 09/12/2011
 

Sirmione, una perla del lago di Garda

di Renzo Montagnoli

 

 

Quando si parla del lago di Garda penso che tutti, o per esservi stati, o per averlo sentito nominare, non ignorino che si tratta di uno dei posti più incantevoli della nostra bella Italia. Potrei parlare a lungo di questo bacino alimentato dalle fresche acque del Sarca e che è localizzato a cavallo di ben tre regioni: il Trentino Alto-Adige, il Veneto e la Lombardia. Tuttavia, per non scrivere un libro di copiose dimensioni, preferisco limitarmi ad alcune località e questa volta ho pensato a Sirmione, sorta su una penisola che, fra Peschiera e Desenzano, si protende verso Nord.

Al di là della fama delle sue terme e del suo meraviglioso paesaggio Sirmione è noto per le grotte di Catullo, dove Catullo è quel Gaio Valerio Catullo, poeta eccelso nato a Verona nell’anno 84 a.C. e morto a Roma nel 54 a.C.. 

Preciso che il nome di grotte è improprio, perché così vengono definiti i resti di una villa di epoca romana edificata proprio sulla punta estrema di questa penisola. La tradizione, e dunque non la scienza, ha identificato questa dimora, di grandissime dimensioni, come la villa della famiglia Catullo. Sulla scorta dei versi del poeta è sicuro che lui possedesse in questa zona un’abitazione, ma che poi questa fosse quella che ora i turisti possono ammirare è tutto da dimostrare, anzi è indimostrabile.
Il complesso è enorme, esteso su ben due ettari, ed è purtroppo assai danneggiato, nonostante la preziosa opera di recupero degli archeologi. Comunque ciò che resta è sufficiente a dare un’idea di come doveva essere nel lontano passato, cioè una costruzione enorme e sontuosa, una villa senz’altro di proprietà di gente assai ricca, che poteva perfino permettersi di avere lì le terme personali.

Ho cercato di immaginarmi come poteva essere una giornata in questa abitazione. E così ho visto nel buio cangiante che precede di poco l’alba una moltitudine di schiavi alzarsi dai giacigli per iniziare la giornata.

C’era chi accendeva il fuoco, chi preparava in cucina i cibi, chi invece munito di ramazza puliva i saloni e tutti i locali. Non sono andato oltre, perché mi è venuta una vena di tristezza a pensare a questi sacrificati la cui vita non aveva possibilità di positivi cambiamenti, tranne casi insperati legati alla magnanimità del padrone. E’ proprio vero che la ricchezza è frutto della povertà d’altri.
Ma Sirmione è famosa anche per il suo castello, dotato di torri e di mura merlate, e risalente al XIII secolo. La fortificazione è senz’altro di opera scaligera (pare sia stato edificato per volontà di Mastino I della Scala) ed è un raro esempio di opera difensiva ad uso portuale. Intorno al cortile interno (al castello si accede superando un ampio fossato) si elevano i camminamenti difensivi, che, sul lato nord, si affacciano sulla darsena, anch’essa ben protetta da mura, e dove trovava sicuramente rifugio la flotta scaligera.

La posizione, al confine fra i territori di due famiglie egemoni, i della Scala e i Visconti, ne fece una fortezza di rilevante importanza, tanto che quando Venezia nel 1405 annesse Sirmione alla sua Repubblica furono apportate ulteriori e importanti migliorie alle opere difensive.
Non dovete pensare che il naviglio fosse costituito da galere mastodontiche, perché l’ampiezza del rifugio portuale l’avrebbe di sicuro impedito. Molto più probabilmente si trattava di imbarcazioni da guerra più piccole, pur mantenendone le caratteristiche di manovrabilità e la capacità di offesa. Del resto, la repubblica di Venezia aveva altri rifugi sul Garda da cui partivano navigli più grossi per contendere al ducato di Milano il dominio delle acque. Dopo aver trasportato nel 1439 sei galere e venticinque imbarcazioni minori da Venezia fino a Rovereto, risalendo l’Adige, e averle fatta arrivare a Torbole, sul lago, trainate da 2.000 buoi, valicando fra l’altro il passo di San Giovanni, la Serenissima, visti anche i risultati bellici non esaltanti, decise di costruire le sue navi sul posto, sfruttando i porti naturali di Riva e di Garda.

Certamente doveva essere una bella vista, dai camminamenti, con quelle imbarcazioni ancorate nella darsena, con le vele legate, quasi il tentativo di ricreare così lontano un’immagine, sia pur ridotta, della grande flotta attraccata invece in laguna ai moli dell’Arsenale.

Venezia vi restò per diversi secoli, fino alle campagne napoleoniche; in seguito divenne dominio austriaco e, grazie alle guerre d’indipendenza, pervenne finalmente all’Italia. 

L’opera è visitabile dall’1 marzo al 14 ottobre dalle 8,30 alle 19 e dal 15 ottobre al 28 febbraio dalle 8,30 alle 17.

A Sirmione, a parte le famose terme e il panorama quasi da Paradiso terrestre, meritevoli di una visita sono la Chiesetta di Sant’Anna, presso il castello, di epoca quattrocentesca, la Chiesa di Santa Maria Maggiore, dello stesso periodo, la Chiesa di San Pietro in Mavino, del primo medioevo.

In un raggio, poi, di pochi chilometri ci sono i paesini sorti sulla sponda meridionale del lago e, più a sud, le colline moreniche bresciane, mantovane e veronesi, dal clima mite e dai grandi vini, testimoni del nostro Risorgimento con le celebri battaglie di San Martino, di Solferino e di Custoza.

L’insieme costituisce una meta completa, in cui natura e arte si fondono in modo perfetto. La visita, considerato che il lago d’estate è frequentato come le spiagge romagnole, è consigliabile a inizio primavera e alla fine di settembre, quando i luoghi, tornati alla loro quiete millenaria, si ammantano di un’atmosfera antica, in cui il silenzio sembra raccontare le gesta e le glorie trascorse.

 

N.B.: Didascalia delle foto (a scendere):

- veduta aerea della penisola di Sirmione (foto da web);

- particolare della sponda est della penisola (foto scattata da me);

- le grotte di Catullo (foto da web);

- veduta aerea del castello (foto da web);

- particolare dei merli del castello (foto scattata da me);

- la darsena del castello (foto scattata da me).

 

 

 
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