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  Bell'Italia  »  La chiesa sulla roccia, di Renzo Montagnoli 06/01/2012
 

La chiesa sulla roccia

di Renzo Montagnoli

 

 

 

Ci sono motivi che vanno oltre fede, atmosfere che avvincono e che attirano irresistibilmente credenti, agnostici e atei.

E’ questo il caso di San Romedio, uno dei più celebri santuari d’ Europa, una meta da raggiungere almeno una volta nella vita per immergersi nella sacralità della natura e quindi per avvicinarsi a Dio.

Si trova nel Comune di Sanzeno, in provincia di Trento, in Val di Non e si può raggiungere percorrendo prima l’autostrada A22 (Brennero) con uscita a Mezzocorona. Di lì si prende la strada che porta a Cles, un percorso a mezza costa fra meleti che in settembre diffondono ovunque il profumo dei loro frutti maturi. Arrivati a Sanzeno, nella piazza del paese, si prende la stradina a destra che porta appunto all’inizio della gola al termine della quale c’è la nostra meta. Per quanto sia possibile giungervi in auto, tranne che nei mesi di luglio ed agosto, allorché il transito dei veicoli a motore è vietato, conviene fermare l’auto nell’ampio e comodo parcheggio a lato di un ristorante e proseguire a piedi, come i pellegrini.

Il percorso non è lungo, soprattutto se si segue lo stretto nastro asfaltato che corre nella gola di fianco al torrente. Consiglio però di prendere il sentiero attrezzato a mezza costa che, a parte la fatica dell’ascesa iniziale, poi si presenta agevole e offre un panorama veramente stupendo. In ogni caso si arriva poi ai piedi della roccia su cui sorge il santuario, un faro nel bosco che svetta sui pini e a cui si accede tramite una strada in salita non troppo scomoda.
Una volta giunti davanti all’ingresso ci si accorge della bellezza di quest’opera realizzata dall’uomo e costituita in pratica da tre chiese una sopra l’altra.

Sono tutte visitabili, a patto di avere ancora fiato per giungere in cima alla scalinata, costituita da ben 131 gradini.
E’ un po’ faticoso, ma ne vale senz’altro la pena, incontrando prima la cappella di San Giorgio (del 1487), poi la chiesa in stile gotico dedicata a San Michele Arcangelo e che risale al 1514, e infine la chiesa di San Romedio, del 1536, comprendente la cappella di San Vigilio, preceduta da un bel portale romanico, e infine in cima a tutto il sacello, cioè la cappella delle reliquie, il nucleo più antico risalente all’XI secolo e costruito vicino alla grotta dove visse l’eremita e ove si conservano le sue reliquie.

Stranamente il ritorno, cioè la discesa della scalinata sembra lieve; forse è l’atmosfera mistica che avvolge la sommità, oppure quel senso di appagamento che si prova nell’aver raggiunto una meta, ma resta il fatto che come si esce dal complesso già si progetta la prossima visita. Ah, prima di ripartire è opportuna una visitina agli orsi, che si trovano in un bello spiazzo recintato ai piedi della roccia, pigri e simpatici plantigradi ormai bene avvezzi alle vere e proprie frotte di turisti, custodi anche loro, come i francescani, di questo splendido monumento.
E il tema degli orsi mi ricorda che prima di ultimare questo articolo è giusto parlare di questo Romedio, vissuto tantissimi anni fa.

Romedio, in latino Remedius, era l’erede della prestigiosa casata tirolese dei Thaur e sulla fine del X secolo cedette tutte le sue ricchezze al vescovo di Trento, ritirandosi a meditare e a pregare in una grotta in val di Non, dove morì e intorno alla quale la devozione fece sorgere il Santuario.

Su di lui ci sono varie leggende, ma quella dell’orso è la più famosa; la bestia, affamata, gli divorò il cavallo che gli serviva per andare dal vescovo di Trento. Allora lui ammansì l’orso, ne fece la sua cavalcatura, con cui entrò poi in città.

Il Santuario è aperto tutto l’anno con orario dalle 9 alle 17 e con ingresso libero.

Se non siete ancora stanchi segnalo di seguito alcune mete interessanti negli immediati dintorni:

 

-         La diga di Santa Giustina, una delle maggiori a volta fra quelle costruite in Europa. Sbarra il Corso del Noce, dando luogo al lago di S. Giustina. L’opera è ardita con un’altezza di m. 152,50 e uno spessore alla base di m. 16,50. Splendida, ma terrificante, è la vista dalla sua sommità del letto del Noce;

 

-         Il lago di Tovel a 1178 metri s.l.m., inserito nel Parco Naturale Adamello-Brenta. Era noto soprattutto per la colorazione rossa delle sue acque in estate causata dall’azione di un’alga di nome Glenodium Sanguineum. Il fenomeno è stato visibile fino al 1964, anno dopo il quale si verificò la scomparsa di questa vegetazione lacustre, dovuta probabilmente all’inquinamento;

 

-         Castel Thun, costruito nella metà del XIII secolo, dimora e fortezza della famiglia Thun. Sorge su un colle a 609 metri d’altezza e gode di una magnifica vista panoramica. E’ visitabile tutti i giorni, esclusi i lunedì non festivi, il 1° Gennaio e il 25 dicembre, dalle 10 alle 18. Chiuso negli ultimi anni per urgenti lavori di restauro, è stato riaperto ufficialmente il 17 aprile 2010. L’edificio conta ben 150 stanze impressionanti per sfarzo e raffinatezza.   

 

Nota: le fotografie del santuario d’inverno sono state reperite sul web; le altre sono state scattate da me.

 

 
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