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  Bell'Italia  »  Fontanellato: la rocca dei Sanvitale, di Renzo Montagnoli 04/02/2012
 

Fontanellato: la rocca dei Sanvitale

di Renzo Montagnoli

 

 

 

 

Per quanto mi guardi intorno, non scorgo nulla.” Questo potrebbe dire un viaggiatore nel deserto, anche se, osservando più attentamente, potrebbe scorgere che quella che appare un’uniformità non lo è. A maggior ragione un italiano, basta che non sia miope con lenti spesse come il fondo di una bottiglia, avrebbe e ha più di un motivo per esclamare: “Italia, quanto sei bella e varia, e non mi basterebbe tutta la vita per conoscere ogni tuo luogo, dal più celebre al meno conosciuto, ma non per questo non interessante”.

C’è tanto da vedere, forse anche troppo per le umane possibilità, ma in effetti, qualunque direzione si prenda, si trovano assai presto un monumento, una chiesa, un castello, un paesaggio che giustificano il viaggio, spesso assai più breve di quanto non si possa immaginare.

Per esempio, io che abito a pochi chilometri da Mantova, a parte le bellezze di questa cittadina, posso trovare nel raggio di un centinaio di chilometri più di un motivo per prendere l’auto e andare a vedere qualche cosa di pregevole e interessante.
E’ il caso di Fontanellato, un paesino della provincia di Parma, che oltre a ospitare la terza domenica di ogni mese un affollato e famoso mercatino dell’antiquariato, merita di per sé una visita.

Circondato da mura medievali, ospita al suo interno, cinto da un fossato, un castello di notevole bellezza, la rocca dei Sanvitale.

L’origine di questa fortificazione risale al 1124, quando i Pallavicino edificarono la prima torre a scopo difensivo. La cinta perimetrale è invece successiva, datata probabilmente 1386 per opera dei Sanvitale che acquistarono il maniero dai Visconti di Milano.

L’intera struttura venne completata, trasformandola di fatto da fortificazione a edificio residenziale, nel corso del XVI secolo.

La dinastia dei Sanvitale fu sempre strettamente collegata a questa rocca e il legame si interruppe solo nel 1948 quando l’ultimo conte Giovanni, deceduto poi nel 1951, la vendette al Comune di Fontanellato.

Il fatto che sia rimasta così lungamente nelle mani di una famiglia e l’accennata trasformazione in dimora gentilizia non solo ha impedito gli inevitabili danni dovuti al trascorrere del tempo, ma di fatto l’ha tramutata in un museo dei Sanvitale.
Così, nel corso delle visite guidate, nell’appartamento nobile sito al primo piano è possibile vedere arredi e decorazioni risalenti a un arco di tempo compreso fra il XVI e il XIX secolo. Nella “sala delle armi” sono poi esposte armi dal 1.600 al 1.800 e, particolare interessante, un forziere del XVI secolo.

La visita prosegue con la “sala da pranzo” con preziose ceramiche del settecento e dell’ottocento, con la “sala del biliardo” con soffitto e pavimento del tardo ‘400, con la “camera nuziale” , con la galleria degli antenati che ospita i 74 ritratti di famiglia.

Al piano terra troviamo altri quadri e la “Sala delle donne equilibraste”, decorata con affreschi di buona fattura.

Tutto qui? No, c’è ben altro, perché nella Saletta di Diana e Atteone ci sono le pareti affrescate da  Francesco Mazzola (Parma, 1503 – Casalmaggiore, 1540). Questo pittore, assai più conosciuto come Parmigianino, fra il 1523 e il 1524 dipinse, per il conte Galeazzo Sanvitale e sua moglie Paola Gonzaga, uno degli affreschi più belli esistenti in Italia. La volta è decorata con putti sullo sfondo di un fitto pergolato con al centro un ampio squarcio di cielo e uno specchio tondo recante il monito “respice finem”. Più sotto ci sono 14 lunette raffiguranti il mito di Diana e Atteone, tratto dalle “Metamorfosi” di Ovidio.

Nel prosieguo dell’itinerario di visita si incontrano prima la “sala del teatrino” e poi quella delle mappe, dove sono esposte appunto antiche mappe dei possedimenti dei Sanvitale.

Usciti all’aperto, ma sempre entro la cinta muraria, si accede alla “Camera ottica”, dentro la quale un sistema di specchi riflette l’immagine della piazza antistante su uno schermo, un metodo valido per osservare senza essere visti.  

La rocca è aperta tutto l’anno ed è visitabile con i seguenti orari:

da aprile a ottobre  feriali 9.30-11.30*/15.00-18.00*, domenica e festivi 9.30-12.00* /14.30-18.00*; da novembre a marzo

chiuso il lunedì, feriali 9.30-11.30*/15.00-17.00*, domenica e festivi 9.30-12.00*14.30-17.00* (*inizio ultima visita).

Le visite sono solo guidate e il prezzo del biglietto varia a seconda dell’itinerario prescelto.

All’interno, oltre alla biglietteria, si trova una libreria dedicata con libri relativi a Fontanellato, alla Rocca e al Parmigianino.

All’austera, ma pacifica mole della rocca (non mi risulta che sia mai stata teatro di assedi) si contrappone il piccolo borgo che quasi le fa da corona. Tutto sembra rimasto come mezzo millennio fa; allora c’erano le botteghe dei mercanti, degli artigiani, le modeste abitazioni della plebe, mentre oggi invece ci sono i simboli di quel concetto di vita che è proprio di queste genti: mai drammatizzare, ma concedersi una sana autoironia, magari supportata dai piaceri di una tavola fatta di piatti abbastanza semplici, ma gustosi, che invitano a rimpinzarsi, da ghiottoni, magari oliando bene gli organi masticatori e digestivi con quel vinello corroborante dalla leggera nota finale asprigna ben mitigata dalla spuma, e che risponde al nome di Lambrusco.

Sì, qui si continua a vivere bene, senza frenesie, senza animi esacerbati, al massimo ci si concedono tenzoni politiche alla Peppone e Don Camillo.

E così alle antiche botteghe degli artigiani, dei maniscalchi e dei mercanti si sono sostituite quelle dei salumieri, da cui esce un profumino di culatello e di crudo di Parma che attrae irresistibilmente, un antipasto olfattivo che ben predispone

a sedersi in una delle numerose trattorie davanti a un bel piatto di tortellini fumanti, all’ombra della rocca, alla cui presenza e al cui richiamo appare doveroso brindare con un bel bicchiere di Lambrusco.    

Ovviamente, a Fontanellato c’è anche altro da vedere, come L’Oratorio dell’Assunta, del XVI secolo, con una pregevole sagrestia in legno, la chiesa di Santacroce, sempre del XVI secolo, con eccellenti dipinti del ‘700, il Teatro Comunale, i cui lavori iniziarono nel 1681, i vecchi lavatoi nel centro storico, il famoso santuario della Beata Vergine del Rosario, che si trova alla periferia del paese, oltre la cinta muraria, edificato su un oratorio del 1397, e, nella frazione di Priorato, la chiesa dedicata San Benedetto con annesso monastero, risalente al 1013.

Nei dintorni poi c’è solo l’imbarazzo della scelta, con castelli, chiese, monasteri e vicinissima, a soli 20 Km., la città dei Farnese, Parma, altro scrigno d’arte.

Come si arriva a Fontanellato?

Il paese si trova a nord della via Emilia e si può raggiungere comodamente con l’autostrada del Sole con uscita Parma Ovest per chi viene da Bologna e di Fidenza per chi arriva da Milano. Da lì ci sono solo 8 chilometri di una strada non troppo trafficata.

 

 

NOTA: La prima fotografia è stata scattata da me, le altre sono state reperite sul sito di Fontanellato Turismo.  




 
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