Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
Siti amici  
 
News  
 
Bell'Italia  
 
Il cerchio infinito  
 
Canti celtici  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Libri e interviste  
 
Intervista all'autore  
 
Letteratura  
 
Freschi di stampa  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
 
 

  Recensioni  »  Mi fido del mare, di Carla De Angelis, edito da Fara 23/06/2017
 

Mi fido del mare

di Carla De Angelis

Prefazione di Alessandro Ramberti

Saluto in versi di Enzo Berardi

Postfazione di Gastone Cappelloni

Fara Editore

www.faraeditore.it

Poesia

Collana Il filo dei versi

Pagg. 112

ISBN 978 88 94903 13 3

Prezzo Euro 10,00


Policromia poetica


E tre, nel senso che con questa sono tre le raccolte poetiche di Carla De Angelis che ho avuto il piacere di leggere: da quella con titolo di fantascienza, anche se non lo è (A dieci minuti da Urano) a questa Mi fido del mare, passando per I giorni e le strade. Con l’esperienza la scrittura si fa più raffinata, più precisa, ma quella che è la sostanza e che potremmo così chiamare il succo dei versi non è mutata: dall’esplosione magmatica senza clamore di A dieci minuti da Urano al valore della parola di I giorni e le strade, per giungere a un caleidoscopio di immagini e sensazioni colorate di Mi fido del mare, una raccolta policroma in tutti i sensi (…/ I colori mi sommergono: / il bianco, il nero e il verde del bosco che apre / la folle corsa per ritrovare il cielo / Nell’azzurro nuotano i sogni di chi deve / migrare /... ) e non si tratta solo di rossi, di verdi o di bianchi, ma è un rimando continuo a una realtà trasognata dominata da una natura amica (I merli danzano lontano dall’uva / sanno che i tempi non sono maturi / nessuna traccia di succo dolce / …). In questo ricorrente abbandono all’estasi di una natura primitiva c’è un ritorno a immagini antiche - non obsolete però – e che altri ci hanno tramandato quando il mondo non era come ora disperato, e mi riferisco soprattutto a Publio Vergilius Maro che con le sue Bucoliche ha saputo descrivere magnificamente quel tesoro che andiamo distruggendo. Però, non si creda che nei versi di Carla ci sia solo un futile richiamo agli animali, anzi, come nel caso del favolista Fedro, sono emblematici di comportamenti umani come si vorrebbe che fossero. E lo spazio per invenzioni poetiche così diventa ampio (- Il grano maturo sembra mare / ma profuma di pane /…; Per accordare il suono al respiro / bisogna ricercare quel frammento di musica / che vive nella mente /…; …/ la corsa dell’auto prende il buio / il vento soffia il sapore del ritorno /…; Le mie parole sono come le pulci / quando sto per scriverle saltano via / e se le scrivo di fretta non so rileggerle /…; La candela finiva in silenzio / restava un poco di fumo con il suo odore acre / bisognava deporre un bacio con le dita / sul picciolo per darle pace).

E’ un susseguirsi di immagini, di suoni, di colori, di metafore, ma in tutti questi emblemi non c’è disaccordo, non ci sono stridii o peggio annichilenti cacofonie, ma, sempre ben lungi da qualsiasi retorica, è un fluire armonico, è un pacato romantico ruscello a cui è piacevole abbeverarsi. E il mare del titolo? Pur con tutto quanto di bello c’è da leggere, avverto la necessità, quasi impellente, di dare una risposta a questo immancabile quesito: perché mi fido del mare? Perché magari non fidarsi della montagna, della collina o della pianura? Innanzitutto si tratta di un amore viscerale, considerati i versi che seguono: Amo così tanto il mare / che vedrei azzurra anche la morte / se mi cogliesse mentre nuoto / verso l’altra sponda. E poi, in una raccolta dove la natura, nelle sue manifestazioni, è così privilegiata c’è sempre una parte di essa che preferiamo, che avvertiamo essere in contatto con noi, con cui comunicare in un linguaggio muto di sensazioni, e per Carla De Angelis questa parte è il mare.

Da leggere, senz’altro.



Carla De Angelis è nata e vive a Roma. Sue poesie e racconti sono presenti in riviste e antologie edite da Perrone, Estroverso, David & Matthaus, Limina Mentis, Delta3, Pagine, Aletti. Ha ricevuto vari premi e riconoscimenti. Con Fara ha pubblicato in poesia: Salutami il mare (2006), A dieci minuti da Urano (2010), I giorni e le strade (2014). Con Stefano Martello ha realizzato i saggi: Diversità apparenti (2007), Il resto (parziale) della storia (2008), Il valore dello scarto (2016). Suoi versi nelle antologie Il silenzio della poesia (2007), Poeti profeti? (2008), Chi scrive ha fede? (2013) e nelle antologie del Concorso “Come farfalle diventeremo immensità” (ultima Il coraggio del bene, 2017). Nel 2011 esce Mi vestirei di mare (Progetto Cultura). Ha ideato e curato le antologie Corviale cerca poeti per la Biblioteca “Renato Nicolini” di Roma con la quale collabora tutt’ora.


Renzo Montagnoli

 
©2006 ArteInsieme, « 09101564 »