Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
Siti amici  
 
News  
 
Bell'Italia  
 
Il cerchio infinito  
 
Canti celtici  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Libri e interviste  
 
Intervista all'autore  
 
Letteratura  
 
Freschi di stampa  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Fotografie  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
 
 

  Recensioni  »  La Resistenza perfetta, di Giovanni De Luna, edito da Feltrinelli 02/12/2018
 
La Resistenza perfetta

di Giovanni De Luna

Feltrinelli Editore

Saggistica storica

Pagg. 254

ISBN 9788807888519

Prezzo Euro 9,50


Un sogno fatto insieme


Il rischio che prima o poi si presenta nel caso di un mito - e la Resistenza può essere considerata un mito - è che nel trascorrere nel tempo ci sia chi vuole sgretolarne le immagine, per non parlare di molti più altri che, senza arrivare a ciò, pur tuttavia nutrono dubbi su ciò che è accaduto e che viene tramandato. Senza tenere conto dell’atteggiamento negazionista dei seguaci dei vinti di quell’epoca il problema reale è che i più quasi sempre ignorano che cosa sia stata la resistenza, oppure ne hanno una visione ristretta di carattere politico. Credo che se uno vuole comprendere il significato di quel grande movimento che interessò l’Italia più o meno dal settembre del 1943 all’aprile del 1945 dovrebbe leggersi questo interessante saggio di Giovanni De Luna, noto storico salernitano. L’autore parte da un diario, quello di Leletta d’Isola (1926 – 1993), figlia del barone Vittorio Oreglia d’Isola e della contessa Caterina Malingri; la ragazza, con i genitori, altri, parenti, amici e domestici viveva nel Palas avito a Vilar, una frazione di Bagnolo Piemonte. Acuta osservatrice riportava su questo testimone giornaliero le impressioni e le riflessioni che nascevano in un periodo particolarmente travagliato per l’Italia, nato col l’armistizio dell’8 settembre 1943, periodo complesso e confuso tanto che la pagina del 30 settembre riporta questa dicitura: “Il nucleo del chaos è l’Italia”. Nelle valli piemontesi la resistenza sorse per prima per diversi motivi, ma soprattutto perché lì era confluita dalla Francia un’intera armata e anche perché meno difficile che in pianura si presentava una difesa dalle incursioni delle truppe nazifasciste. Al Palas arrivarono così gli embrioni di quello che diventerà la Resistenza e in particolare una figura che poco a poco diventerà leggendaria, il comandante delle Brigate Garibaldi Nicola Barbato, nome di battaglia, giacché in effetti si chiamava Pompeo Colajanni. In quella dimora vennero a trovarsi contemporaneamente monarchici, repubblicani del Partito d’Azione, comunisti, cattolici, correnti che, pur ovviamente con proprie idee, riuscirono a cementare un’unione volta al supremo sforzo non solo di liberare l’Italia dal giogo nazista e dalla dittatura fascista, ma vennero anche a gettare le basi ideali per un Italia nuova, un accordo che sarebbe parso in altri momenti impossibile. Come poté avvenire un tale miracolo? Accadde perché quei combattenti per la libertà riuscirono a mettere da parte in quei giorni gli anacronistici confini ideologici e di classe che li dividevano, e ciò per un comune scopo; avevano capito che il male era il passato, gli anni bui della dittatura e delle guerre, e il male veniva perpetuato dai nazisti e dai fascisti, mentre il bene si sarebbe trovato nel futuro da costruire insieme. Fu un sogno, quindi, perché già dopo il 25 aprile, senza più il male in contrapposizione venne a perdere evidenza e forza anche il bene.

La Resistenza quindi fu per la prima e forse unica volta un sogno fatto insieme, per cui si combatté e si morì anche, una magia oserei dire di cui nel tempo si è perso il significato, lasciando anzi spazio a pericolose e becere tendenze revisioniste. Certo, non furono tutte rose e fiori, ci furono anche atti esecrabili, ma nel suo insieme la Resistenza è quanto di meglio si sia fatto dopo l’Unità d’Italia. Lo stile di De Luna è gradevole, senza inutili appesantimenti, e la narrazione procede con linearità, poi però, verso la fine, l’autore si lascia prendere dall’entusiasmo e s’incrina un po’ l’obiettività ammirata in precedenza; niente di grave, anche se si avverte chiaramente che lo storico, pur basandosi su fatti e dati concreti, si lascia prendere volentieri la mano.




Giovanni De Luna è docente di Storia contemporanea all'Università di Torino. Ha collaborato alla «Stampa» e a «Tuttolibri» ed è autore di varie trasmissioni radiofoniche e televisive. Tra i suoi titoli ricordiamo: Donne in oggetto. L'antifascismo nella società italiana (1995), La passione e la ragione. Il mestiere dello storico contemporaneo (2004), Storia del Partito d'Azione (2006), Il corpo del nemico ucciso (2006), Le ragioni di un decennio (1969-1979) (2009), La repubblica del dolore (2011), Una politica senza religione (2013), La Resistenza perfetta (2015). Per Einaudi ha inoltre curato L'Italia del Novecento. Le fotografie e la storia (2005-2006).


Renzo Montagnoli

 
©2006 ArteInsieme, « 09045085 »