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  Recensioni  »  L’anno che uccisero Rosetta, di Alessandro Perissinotto, edito da Sellerio 25/05/2019
 
L’anno che uccisero Rosetta

di Alessandro Perissinotto

Sellerio editore Palermo

Narrativa romanzo giallo

Pagg. 192

ISBN 9788838913655

Prezzo Euro 11,00


Un esordio non proprio positivo


Corrono gli anni ‘60 e un commissario deve svolgere, con particolare riservatezze, delle indagini relative all’omicidio della ventiduenne Rosetta, avvenuto molti anni prima, quasi al termine della seconda guerra mondiale. Il luogo ove è avvenuto il delitto è un paese montano del Piemonte, ai confini con la Francia, una realtà chiusa, dove il tempo scorre assai più lentamente che altrove e infatti anche la narrazione ha un ritmo che a definire blando sarebbe ricorrere a un eufemismo, perché, anche per l’impostazione strutturale (un capitolo con le riflessioni del commissario, un altro con il suo accompagnatore nell’inchiesta, vale a dire il sindaco), le parole si trascinano con la stessa velocità di una lumaca. Questo ritmo ci può anche stare nel romanzo, quello che invece mi sembra fuori luogo è far palesare un’ombra di mistero, un’atmosfera gotica che si rivelerà una bolla di sapone. La trama di un poliziesco non dovrebbe essere quella di un horror, basterebbe la suspense, sempre che l’autore sia in grado di crearla e in questo caso non mi sembra vi sia riuscito. Ci sono tutta una serie di invenzioni che stonano con una realtà che, pur essendo frutto di fantasia, deve essere tuttavia plausibile; mi riferisco all’indizio, alla traccia che trova il commissario in alcuni quadretti ex voto, riportanti in un angolo l’immagine del volto di Rosetta e in basso una strana macchia, mentre invece finisce con il rivelarsi una pittura con prospettiva anamorfica che, in un certo ordine, porta un messaggio. Se considerate che l’autore del dipinto, padre di Rosetta, è un’analfabeta e ha appreso alcuni rudimenti di pittura, la cosa appare poco plausibile. E poi ci sono dei segnali, tipici di un mondo sotterraneo, quali un percorso segreto in un castello, una messa officiata ogni anno da secoli in un ampio locale sotto il castello stesso, insomma l’autore sembra pescare, disorientando, in altri generi, con indizi che si riveleranno poi fittizi. Si tratta dell’opera prima di questo narratore torinese, un lavoro che mi ha lasciato più che perplesso, anche se per esprimere un giudizio compiuto sull’autore è mia intenzione leggere almeno un paio di altri suoi romanzi. Questo, intanto, pur presentando qualche elemento d’interesse, mi è sembrato abbastanza modesto.



Alessandro Perissinotto nasce a Torino nel 1964. Pratica vari mestieri e, intanto, si laurea in Lettere nel 1992 con un tesi in semiotica. Inizia quindi un’intensa attività di ricerca, occupandosi di semiologia della fiaba, di multimedialità e di didattica della letteratura. È docente nell'Università di Torino.
Collabora inoltre con il quotidiano "La Stampa", per il quale scrive articoli e racconti che appaiono sul supplemento "TorinoSette", e con "Il Mattino" di Napoli. Approda alla narrativa nel 1997 con il romanzo poliziesco L’anno che uccisero Rosetta (Sellerio), al quale fanno seguito La canzone di Colombano e Treno 8017 (Sellerio, 2000 e 2003). Nel 2004 pubblica per Rizzoli il noir epistolare Al mio giudice (Premio Grinzane Cavour 2005 per la Narrativa Italiana), seguito nel 2006 da Una piccola storia ignobile (Rizzoli), un’indagine della psicologa Anna Pavesi, che torna anche in L’ultima notte bianca L’orchestra del Titanic. Nel 2008 la riflessione sul poliziesco si sviluppa anche in forma saggistica con La società dell’indagine (Bompiani), mentre la sua produzione narrativa evolve verso il romanzo politico con Per vendetta (2009). Le sue opere sono state tradotte in numerosi paesi europei e in Giappone. Con Piemme ha pubblicato Semina il vento (2012), Le colpe dei padri (2013, secondo classificato al Premio Strega), Coordinate d'Oriente (2014) e Quello che l'acqua nasconde (2017). Con Mondadori ha pubblicato Il silenzio della collina (2019).


Renzo Montagnoli

 
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