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  Recensioni  »  Avanti popolo. Le lotte e le speranze dei “lauradur” in un romanzo padano, di Sergio Banali, edito da Arterigere – Chiarotto 02/10/2019
 
Avanti popolo.

Le lotte e le speranze dei “lauradur” in un romanzo padano

di Sergio Banali

Prefazione di Ibio Paolucci e Franco Giannantoni

Arterigere-Chiarotto Editore

Narrativa romanzo

Pagg. 216

ISBN  9788889666098

Prezzo Euro 14,00



Uno spaccato di un mondo che non c’è più



In tutta sincerità quando ho trovato questo libro su una bancarella ho storto il naso per quel titolo che mi faceva pensare a un lavoro di partito, ma l’ho comprato ugualmente in considerazione del fatto che l’autore, deceduto nel 2015, era nato nel 1930 a Goito e quindi in provincia di Mantova. Non amo avere atteggiamenti campanilistici, ma ho la naturale curiosità di conoscere gli autori mantovani, tanto più che leggendo l’ultima di copertina ho ritratto l’impressione che l’opera fosse ambientata in una piccola realtà e in un periodo tragico quale fu quello del fascismo. Questa sensazione si è rivelata esatta mano a mano che leggevo, mentre si è fugato il timore di trovarmi di fronte a un lavoro rigorosamente di parte, anzi di partito. A scanso di equivoci voglio evidenziare che Sergio Banali non nega la sua ideologia comunista, ma nemmeno l’esalta, anche se i personaggi sono per lo più spiccatamente di sinistra, soprattutto di quella sinistra identificabile con l’emblema della falce e del martello. Quindi non c’è nessun pericolo di trovarsi di fronte a un’opera retorica, in cui si enfatizzano i benefici, che peraltro all’epoca si ipotizzavano anche se poi non si sono mostrati tali, di un regime che la storia ha già cassato. E allora, forte di una struttura narrativa agile (sembrano racconti, ma collegati l’uno all’altro finiscono con il diventare i capitoli di un romanzo), Avanti popolo riserva non poche piacevoli sorprese, perché comprende la descrizione di un mondo, quello contadino in cui la mano d’opera era preminente nei lavori, che a quei tempi presentava gli ultimi bagliori, insomma una civiltà in cui già erano presenti i segni dell’imminente scomparsa, quella fine provocata dall’industrializzazione del lavoro dei campi. Banali, consapevole dello scontro di classe fra agrari e braccianti, della lotta politica più evidente dopo l’8 settembre 1943 fra fascisti e antifascisti, riesce a dimostrare un ammirevole equilibrio, pur parteggiando ovviamente per la classe negletta, senza dimostrare odio per la controparte, vista più come avversaria che come nemica. In questo modo l’autore riesce a creare un naturale moto di simpatia per i partitgiani, per i lavoratori in sciopero, per la povera gente che ogni giorno si arrangia per sopravvivere. Questo è un merito non da poco che rende la lettura particolarmente piacevole, e ciò indipendentemente dalle idee politiche di chi ha per le mani il libro. Ci sono personaggi che assai probabilmente sotto altri nomi, o nomignoli, devono essere realmente esistiti, tanto vivida ne è la descrizione: ne cito uno per tutti, cioè il bracciante Fosco Salvin, uomo poco istruito, ma intelligente, dotato di grande fantasia, che in parte riesce a trasformare in realtà, tanto da diventare per i tedeschi una sorta di Primula rossa; non è tuttavia un eroe, è solo un uomo che cerca di dare il suo contributo alla Resistenza, prudente perché consapevole dei rischi che corre, capace di fermarsi quando il pericolo è troppo.

Avanti popolo non sarà un capolavoro, anzi in tutta coscienza dico che non lo è, però è uno di quei romanzi che si leggono con piacere e di cui, nel tempo, si riesce a conservare la memoria.



Giorgio Banali, detto Sergio (Goito, 20 ottobre 1930 – Varese, 26 luglio 2015) è stato un giornalista, redattore capo de L’Unità, poi collaboratore di Cuore. Ha scritto il romanzo Avanti popolo. Le lotte e le speranze dei “lauradur” in un romanzo padano (Arterigere, 2006).


Renzo Montagnoli

 
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