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  Recensioni  »  La strada di casa, di Kent Haruf, edito da NN 06/09/2020
 
La strada di casa

di Kent Haruf

Traduzione di Fabio Cremonesi

NN Editore

Narrativa

Pagg. 194

ISBN 9788894938616

Prezzo Euro 18,00


La città che non c’é


Lo ammetto, ho un debole per una cittadina rurale del Colorado che si chiama Holt e di cui ho percorso le strade, incontrando gente che non potrò scordare. Se qualcuno osa dirmi che è impossibile, che non ho mai visitato quel luogo, gli grido in faccia che è un bugiardo, ben sapendo che ha ragione, perché non ho mai messo piede negli Stati Uniti e ovviamente a Holt, cittadina frutto del talento creativo di Kent Haruf. Quanto volte sfogliando le pagine dei suoi romanzi ho immaginato le caldi estati, i freddi e nevosi inverni, le bevute del sabato sera, e quante volte nei miei sogni mi sono imbattuto nei suoi umanissimi protagonisti! Se è con Vincoli che ho fatto conoscenza con un microcosmo agricolo, è con la Trilogia della Pianura (Canto della pianura, Benedizione e Crepuscolo) che sono entrato a farne parte, rapito dallo stile di un narratore che sussurra le vicende che racconta, che sonda con pudore l’animo umano e ci fa accostare piano piano ai suoi protagonisti, nessun eroe, ma normali uomini e donne, esseri pulsanti che sentiamo talmente vicini da intuirne la presenza che prende corpo nella nostra mente. Ed è per questo motivo che quando ho appreso che era uscito l’ultimo libro, non ancora pubblicato, scritto prima della Trilogia della Pianura, mi sono precipitato ad acquistarlo, certo e consapevole che avrei ritrovato ambiente, atmosfera e figure che ormai sono parte di me.

L’opera è divisa in due parti, di cui la prima è indispensabile per comprendere la seconda, ma se devo essere sincero le 86 pagine della prima mi hanno un po’ scombussolato, perché ho trovato un narratore che dipinge un’America secondo i suoi classici stereotipi, con un protagonista che è ben lontano, sotto l’aspetto umano, da quelli dei successivi romanzi. A essere sinceri Jack Burdette è il classico ragazzone, muscoloso e poco intelligente, ma che sa rendersi simpatico e piace alle donne. Ha un’esistenza che a definirla poco edificante è ricorrere a un eufemismo, anche perché, dotato di pochi pregi, fra i tanti difetti ha quello della disonestà. Per certi versi le pagine iniziali richiamano le scene di diverse pellicole americane che ci sono state propinate soprattutto in piena guerra fredda e quindi sembra di vedere qualcosa che si conosce già. Cominciavo già a disperare, quando con l’inizio della lettura della seconda parte ho ritrovato quel narratore profondamente umano che ha saputo così bene conquistarmi; la vicenda, dopo un periodo temporale in cui sboccia con lentezza un amore più ragionato che istintivo, facendo balenare uno sbocco alla grigia esistenza del direttore del giornale locale, separato di fatto dalla moglie, e un suo futuro roseo con la consorte di Jack Burdette, sparito e irrintracciabile dopo aver commesso una truffa, vira sul tragico e se non ci scappa il morto è un caso. E si può ben dire che alla vicenda non si applica il classico “e vissero felici e contenti”, visto che la nascente relazione è troncata pressochè agli inizi, lasciando un alone di infelicità. La seconda parte è bella e commovente, fa ritrovare ai suoi lettori uno scrittore che, pur cantando di una cittadina immaginaria dell’America, ha per trame, capacità di approfondimenti, abilità nel comunicare un’elevata attitudine artistica che si estrinseca in un linguaggio intenso, ma non greve, riuscendo a creare opere che vanno ben oltre i confini dello stato in cui si trova Holt, opere che non hanno tempo e pertanto sono sempre attuali, come si addice ai capolavori.



Kent Haruf (1943-2014), scrittore americano, dopo la laurea alla Nebraska Wesleyan University ha insegnato inglese. Prima di dedicarsi alla scrittura ha svolto diversi lavori, come operaio, bracciante, bibliotecario. Grazie ai suoi romanzi, tutti ambientati nella fittizia cittadina di Holt, ha ricevuto diversi riconoscimenti, tra cui il Whiting Foundation Award e una menzione speciale dalla PEN/Hemingway Foundation. Con il romanzo Il canto della pianura è stato finalista al National Book Award, al Los Angeles Times Book Prize, e al New Yorker Book Award. Con Crepuscolo, secondo romanzo della Trilogia della Pianura, ha vinto il Colorado Book Award, mentre Benedizione è stato finalista al Folio Prize.



Renzo Montagnoli

 
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