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  Racconti  »  Fiabe  »  Il Natale dimenticato 21/12/2015
 

Il Natale dimenticato

di Renzo Montagnoli

 

 

San Pietro arrivò trafelato in sala riunioni, si asciugò con una manica il sudore che gli imperlava la fronte, fece per parlare, ma dalla bocca uscirono dei suoni disarticolati. Quelli seduti intorno al tavolo lo guardarono con un’espressione che era un misto di stupore e di apprensione.

- Siediti, prendi fiato e poi con calma parli – fu quello che con voce ferma, ma dolce, gli disse Gesù.

Pietro non riusciva ad articolare parola e allora gettò sul tavolo, traendola da sotto la tunica, una copia della Voce del Paradiso, il quotidiano locale.

In prima pagina c’era un titolo a caratteri cubitali “ Sulla terra non si festeggia più il Natale”; tutti lessero avidamente e appresero che uno studio effettuato nell’arco di una cinquantina di anni dal noto dottore della Chiesa San Tommaso aveva evidenziato un progressivo disinteressamento nei confronti della più bella festività cristiana, ridotta ormai all’occasione per uno scambio di inutili regali e di non sentiti auguri. La causa di tutto questo? Quel maledetto consumismo che aveva inaridito gli animi, rendendo gli uomini avidi solo di denaro e di cose futili e soffocando quel desiderio di amore e di fratellanza che se pur modesto prima esisteva.

Ci mancò poco che San Giuseppe tirasse una bestemmia, anzi era lì per farlo, ma un’occhiata di Gesù lo zittì appena in tempo; ci fu un silenzio quasi di tomba, ma poi dal fondo della sala venne un sommesso brontolio. 

-  Che c’è? Se avete da dire qualche cosa, parlate pure – disse Gesù.

Chi, se pur sommessamente rumoreggiava, era il folto gruppo dei lavoratori del Natale: il bue, l’asino, le pecorelle, i pastori, i re Magi e tutti gli altri personaggi che popolano il presepe, ivi comprese la capanna, la mangiatoia e la stella cometa.

-  Corriamo il rischio di restare senza lavoro, di finire disoccupati, ma soprattutto di non poter dare agli uomini quel senso di pace e di gioia che è proprio del Natale – disse il bue.

- I doni che noi portiamo sono sì per il bambinello, ma è un dono a tutti gli uomini, é la dimostrazione che per quanto siano di valore, sono un niente rispetto al dono della nascita di Gesù – sbottò uno dei Magi.

San Pietro, che nel frattempo si era ripreso, per quanto ancora con voce affannata, disse il suo parere:  - Caro Gesù, che l’uomo sia una bestia che non merita salvezza è ormai assodato, ma il Natale, che proponiamo ogni anno, è una nascita dell’uomo nuovo, l’invito a un cambiamento radicale, affinchè l’uomo si accorga di non essere il centro dell’universo e proprio per questo tenda ad avvicinarsi a piccoli passi alla verità, a una eternità in cui il suo tempo sulla terra è solo un milionesimo di un battito di ciglia. Deve capire che il suo percorso in carne e ossa è solo una prova, per accedere al dopo. E non sono molti quelli che superano questo test, che noi  ricordiamo ai terrestri ogni anno, appunto con il Natale. Direi di interessare della cosa il capo supremo.

- No, non c’è bisogno di scomodarlo – disse Gesù – né intendo far sentire agli uomini la loro infinita piccolezza. Già tremano per gli uragani, per i terremoti, per le inondazioni. Dobbiamo solo fare in modo di ricordare loro il Natale e per far questo ho bisogno di voi lavoratori del Natale, che per una volta resterete disoccupati. Al resto penserò io.

 

Giù, sulla terra, dicembre avanzava a grandi passi, anzi gli era stato imposto di correre, così che il Natale arrivasse prima. I giorni, è il caso di dirlo volavano, tanto che dal 1° dicembre si passò in 24 ore al 13 dicembre; i calendari sembravano impazziti e con loro la gente che si trovava in difficoltà ad acquistare i tradizionali regali in un tempo così ridotto. Si cercò una spiegazione di questo fenomeno, ma senza successo. Sì, gli scienziati parlavano di un’improvvisa e inspiegabile accelerazione del moto rotatorio della terra intorno al sole, ma erano i primi a non esserne convinti. Gli astrologi nel corso di quotidiani spettacoli televisivi allestiti per discuterne proposero insolite congiunzioni fra gli astri, ottenendo anche più consensi degli scienziati, ma senza portare prove certe. L’unico che ebbe un lampo di genio fu un vecchio ubriacone, che fra un bicchiere e l’altro sentenziò che in questo modo si sarebbe invecchiati prima. Non fu creduto, perché tanto con quella corsa senza scopi che aveva da anni contraddistinto l’umanità si sapeva che la vita sarebbe stata più breve, perché gli sforzi invecchiano il fisico. Dal 13 dicembre in un lampo si arrivò al 20 dicembre e lì cominciarono altri problemi. Tutti gli addobbi natalizi costituiti da super potenti lampade a led si spensero e non ci fu verso di riaccenderli, eppure la corrente elettrica non mancava. Dalle chiese e anche dagli ipermercati sparirono di colpo i presepi fatti con personaggi della più moderna fantasia, e così pure gli alberi di Natale, tanto che se ne ordinarono delle navi intere in Cina, ma là venne di colpo a mancare la plastica con cui si costruivano. Ma il disastro non era completo:noteboxsmartphone e ogni altra diavoleria elettronica che avrebbe costituito la quasi totalità dei regali smisero di funzionare, o meglio semplicemente non si accendevano, come del resto quelli già da tempo in mano a lori proprietari. 21, 22,23, 24! Ecco il 20, nelle sue prime ore notturne, segnò lo spegnimento delle stelle e con esso della illuminazione pubblica; le auto non si misero più in moto, così come le motociclette,  e la sera della vigilia la terra fu avvolta da un buio colossale.

Per la prima volta gli uomini ebbero paura, perché non capivano quello che stava succedendo e allora si rintanarono in casa, le famiglie riunite intorno alla tavola imbandita da ogni ben di Dio, ma mangiarono di malavoglia e poiché nemmeno i televisori funzionavano decisero di parlare fra di loro, di raccontare storie antiche, di Natali ormai quasi persi nel tempo in cui -. dicevano vecchi che ormai non c’erano più – si respirava un’atmosfera di pace, un’aria diversa, come se anche loro nascessero assieme a Gesù.  Ci fu più di un bimbo che chiese chi fosse questo Gesù, immaginandolo magari come un guerriero Ninja, e allora i genitori, con uno sforzo di memoria, narrarono la sua storia. I bimbi ascoltavano attenti, avvertivano che questo personaggio nulla aveva a che fare con quelli dei loro giochi e quando seppero che a ogni Natale si facevano i presepi, dissero che il prossimo l’avrebbero fatto anche loro. Una bambina, che guardava il buio fuori dalla finestra, immaginò una capanna, una mangiatoia con dentro un bimbo, accanto una madre trepidante, un padre silenzioso, un bue e un asinello  e alcuni pastori che arrivavano con le loro pecore. Le sfuggì una frase, che più o meno simile, sfuggì alla maggior parte degli umani: - Che stupidi, a dimenticarci di Gesù.

E di colpo le luci si accesero nelle strade, le stelle si misero a risplendere in cielo, attraversato da una calda cometa.

Il Natale era tornato.

 

 
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