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  Editoriali  »  Pasqua 2018, di Lorenzo Russo 29/03/2018
 

Pasqua 2018

di Lorenzo Russo





Gesù, chi ti ha fatto fare questa fine non mostra altro che la grettezza di questo mondo.

E sì, il potere terrestre non tollera concorrenti, soprattutto quando essi tendono a violare i suoi confini, per dimostrare che esiste un altro modo di vivere, uno non rude e violento.

Il potere dell'amore verso il prossimo è più forte e duraturo, perché apre le porte verso l'unione che congiunge l'inizio con la fine.

L'amore trasforma la formazione genetica dell'uomo, ribaltandolo così in un'altra dimensione.

La tua venuta è quindi dimostrazione che nella vita dell'uomo qualcosa di straordinario sta succedendo, un nuovo modo di pensare, di sentire, di agire non riscontrato prima.

Purtroppo, superare la complessa e primitiva struttura dell'esistenza umana è un’ impresa che richiede molto più tempo dell'immaginabile.

Duemila anni sono già trascorsi dalla tua venuta, da allora fino ad ora sono accadute le stesse tragedie e disgrazie di prima, tanto da far pensare che il nuovo non abbia possibilità di realizzarsi.

Eppure, un qualcosa è mutato nell'animo dell'uomo, una scintilla di speranza è sorta, tale da impegnarlo sempre di nuovo dopo ogni ricaduta.

L'uomo, oggi, reagisce contro le sue condizioni di vita, ne ha abbastanza della sua situazione retrograda e si dà da fare per esplorare l'Universo e trovare un posto dove poter realizzare meglio le sue capacità ingegnose.

È allora la sua limitatezza attuale propria della dimensione in cui è costretto a vivere?

Hanno quindi ogni dimensione i suoi peccati nella forma di limiti e costrizioni che frenano lo sviluppo? Se è così, allora l'uomo è innocente e giustamente merita di guadagnarsi una vita migliore.

Nella ricorrenza della Pasqua si venera la tua venuta, la tua missione.

Ognuno che ti ama e sostiene si sottrae a un esame di coscienza, ben sapendo che avrebbe potuto far di più nel testimoniare le tue annunciazioni.

Si ripromette di migliorare e spera di riuscire a raggiungere la agognata meta della redenzione.

Ben considerando che l'uomo oggi è in grado di distruggersi, come l'elevato grado di sviluppo e arricchimento degli armamenti dimostrano, ritengo anche probabile che egli riesca a reagire nel senso opposto, cioè contro la sua distruzione.

Questo perché mi sembra che sia proprio la forza della sopravvivenza che spinge l'uomo a reagire contro i gravi pericoli di distruzione, anche contro quelli da lui stesso creati.

Con queste considerazioni metto l'uomo nel ruolo del figliol prodigo, dell'inviato in terra per motivi ancora sconosciuti ma con la possibilità di redimersi.

E qui mi sembra giusto considerare la razza umana una entità, per cui alla fine del percorso terreno sarà come tale redenta.

Non è così che in ognuno di noi è presente l'impronta del male e del bene?

Dal loro confronto sorge la vita così com'è, alternante e reagente alle contraddizioni, opposizioni, senza riuscire a creare un equilibrio costante e duraturo.

I contrasti e le difficoltà lo spingono a creare una soluzione migliore e nello stesso tempo determinano il suo stato di essere.

È dovere di questa ricorrenza meditare sull'accaduto di allora che condusse alla crocifissione sul monte Golgata.

E qui sorgono immagini che lasciano ognuno paralizzato, stretto nella morsa dello sconvolgimento interiore, come anche di rabbia per non potere opporsi, fermare l'inevitabile.

Quale tragedia per la madre e i seguaci fosse stata lo si può dedurre anche oggi dalle immagini sconvolgenti e traumatizzanti delle vittime dei tremendi conflitti bellici.

E non solo, quando si pensa alle tragedie causate dai terremoti, alluvioni, epidemie che distruggono un intero quartiere, addirittura paesi con i loro abitanti.

Eppure l'uomo si adatta a tutto e vuole sopravvivere, come se il male contenesse una molla che determina una reazione.

È la morte che gli crea paura nel non sapere cosa ci sarà nel dopo, che crea quel timore che percepì anche Gesù, quando esclamò: padre, perché mi hai abbandonato?

Se è giusto relativizzare ciò che successe allora, perché un simile avvenimento si ripete sempre e ancor oggi, è anche giusto prendere in considerazione la portata dell'avvenimento, che è quella di criticare la forma e sostanza dei poteri forti quando non si occupano debitamente dello stato sociale dei popoli, come quella di rivoltarsi contro l'ingiustizia, la corruzione, la violenza, e così via.

Tutte proteste da eseguire accanitamente, ma senza violenza.

Chi si ribella con la violenza finisce con il diventare come chi l'ha esercitata.

Questo mi sembra l'impronta fondamentale che Gesü Cristo ha lasciato all'Umanità.

È un fondamento cardine dello sviluppo umano, se proprio uno sviluppo esistesse.

Buona Pasqua a chi è di buona volontà.

Si cerchi l'unione degli intenti rivolti a creare un mondo migliore, indipendentemente dal credo in un Dio cristiano, mussulmano, ebreo o altro.






 
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