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  Editoriali  »  L'agire dell'uomo nello scorrere del tempo, di Lorenzo Russo 15/03/2019
 
L'agire dell'uomo nello scorrere del tempo

di Lorenzo Russo





Tic tac, tic tac, tic tac, così scandisce l'orologio il trascorrere del tempo.

Mi sembra che senza la misurazione del tempo l'uomo si trovi disorientato.

Nel misurarlo percepisce i suoi miglioramenti come peggioramenti, la sua fortuna come sfortuna, il suo dolore, disgrazie e tormenti come le sue gioie.

Ma è anche vero che le gioie sono assai brevi, mentre tutto il resto sembra non voler finire, e questo perchè le prime procurano sollievo mentre le seconde tormenti, il cui superamento costa molte energie e forze che non sempre si hanno.

Eppure è proprio il trascorrere del tempo che riesce farli a superare.

Anche il lavoro viene misurato, e qui devo affermare che la misurazione è un'invenzione dei padroni, con lo scopo di guadagnare sempre di più e di esercitare il diritto di potere sui più deboli.

E qui hanno ragione i sindacati a volerlo misurare con precisione e a non tollerare alcun sopruso, sia da parte dei padroni che dei lavoratori stessi che, per tenersi in buona considerazione, accettano di lavorare di più.

È un fatto che viene giustamente giudicato dai sindacati come tradimento verso i colleghi.

Capita, però, che nello svolgimento di lavori specifici, richiedenti maggiore impegno e dedizione, si trascuri la possibilità di lavorare oltre il limite concordato qualora dovesse sorgere improvvisamente una soluzione geniale che potrebbe risolvere al meglio il problema trattato.

Io sono per un regolamento che corrisponda alle caratteristiche del lavoratore, così che le ore lavorative possano essere minori o maggiori secondo le sue attitudini e velocità nel portarle a termine.

Il lavoro va quindi inteso come scoperta delle proprie qualità e conseguentemente come formazione della propria personalità.

In questo senso il tempo impiegabile assumerebbe un valore secondario.

Purtroppo, il mondo lavorativo non corrisponde a questo importante requisito, ad eccezione di alcune attività nel campo delle scoperte scientifiche e tecniche o di attività svolte in proprio.

Ma il più importante requisito è sempre l'osservazione dei principi della morale e responsabilità civile, delle quali noto sempre più spesso una elevata noncuranza.

Il profitto è il padrone del mondo, questo è il problema, e il non considerarlo elimina le possibilità di successo, per cui ognuno si vende al miglior offerente.

Ipocrisia, falsità sono da sempre i denominatori comuni della società consumistica.

Chi li combatte vota la sinistra o la destra radicali, ma non tiene conto che per rimanere fedeli ai propri ideali deve rinunciare a ogni forma di strapotere.

Che sia quasi impossibile lo dimostra il loro presentarsi e agire in maniera simulata.

Da qui addio ai nobili ideali, prima sostenuti con passione ed ora persi sulla scia del potere, presentato come necessità primaria per difenderli.

I sistemi dittatoriali hanno un denominatore comune: il mantenimento del potere.

Questa è la realtà del mondo che nessuno potrà mai mutare, al più ci si può sacrificare per testimoniare che esiste un altro mondo dopo questo.

Il tempo scorre sempre uguale, ma viene percepito dall'uomo secondo le sue condizioni di vita e le conseguenze psichiche.

E’ tanto vero che la percezione del tempo non è al di fuori dell'uomo ma dentro di lui, nei suoi processi fisiologici e morfologici.

Evviva la democrazia, allora, anche se è proprio da essa che sorge la dittatura quando non sia espressione di maturità raggiunta.

La maturità è ebbene un qualcosa di breve durata, simile a un lampo di genio che in breve tempo si consuma, da poter paragonare la vita umana al moto dell'altalena.

E qui viene in azione lo scorrere del tempo, per misurarne l'intensità, la velocità e la durata dei suoi moti di innalzamento e abbassamento e calcolare l'energia consumata.

Dopo più di settantanni di pace in Europa si teme già la fine della sua unione.

Una nuova guerra, questa volta economica, tra i suoi stati sembra essere in corso.

Gli ideali che l'hanno costituita svaniscono davanti alle crisi economiche causate dal processo di globalizzazione preteso dall'alta finanza per fare più guadagni e diventare padrona del mondo.

Ed è qui che gli stati più forti della EU decidono di agire insieme, per essere più pronti al confronto con le nuove potenze economiche.

Agli stati deboli non rimane che sottomettersi, perdendo le loro migliori imprese produttive o cercare nuove alleanze più opportune e di salvataggio.

C'è solo da sperare che il tutto non finisca in un confronto bellico, dal quale nessuno stato ne uscirà illeso.

Quindi niente di nuovo all'orizzonte, ma solo una ripetizione del già vissuto con nuovi mezzi tecnici e alleanze incerte e pericolose.

Sembra un paradosso, ma è proprio così: l'uomo deve prima causare delle disgrazie per poi riuscire a creare pace e prosperità.

Il problema dell'odierno impoverimento dei popoli risiede, tra l'altro, nell'eccessivo sviluppo demografico, diventato insostenibile per mancanza di lungimiranza nelle società non istruite e incoscienti su questa tematica così essenziale per il futuro del pianeta e per loro stesse.

I tempi di sentirsi orgogliosi nel presentarsi con una prole numerosa ha perso il suo carattere di un’epoca in cui la era necessaria per motivi economici e politici.

E qui le religioni avevano un terreno fertile per la diffusione del loro credo fondato sulla sudditanza.

Aggiungo che anche distribuendo tra i popoli la ricchezza esistente, non si risolverebbe, a lungo termine, il problema della povertà.

Così si delinea il destino dell'uomo, che, pur avendo inventato la misurazione del tempo per ottenere un qualche miglioramento, sia pure di breve durata, rimane infine il supplicante di un Dio lontano e irraggiungibile.


 
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