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  Editoriali  »  Pasqua 2019, di Lorenzo Russo 18/04/2019
 
Pasqua 2019

di Lorenzo Russo





Che cosa mi spinge a scrivere ancora sulla Pasqua?

L'ammirazione per il crocifisso, nella quale si immischia anche commiserazione, per il fatto che abbia sofferto e patito le stesse sofferenze fisiche che ogni essere umano avrebbe sofferto al suo posto!

Nessuno sconto, quindi, neanche quando supplicò il suo padre in cielo di perdonare i suoi assassini, in quanto non erano coscienti della portata del loro agire.

In questa supplica si riscontra quanto la via della maturità, quella proclamata dal crocifisso, sia lunga e ardua.

Duemila anni sono già trascorsi e pochi, anzi pochissimi, hanno sostenuto una tale prova di fiducia nel credo che solo con l'amore si possa guadagnare la possibilità di sedere a fianco del padre celeste.

E qui sta il nocciolo della problematica nella quale sosta l'uomo che, pur vivendo una esistenza di sofferenze, incertezze, solo ridimensionate da brevi momenti di gioia, non trova il coraggio di viverla immergendosi in una realtà trascendentale nella quale potersi sentire prescelto dal padre celeste.

La forma trascendentale invita a uno stile di vita che genera molte energie positive, perché conducono il credente in uno stato permanente di serenità e certezza che è proprio di chi è sicuro di seguire la volontà del suo creatore, ma che difetta della complessa sostanza materiale, quella propria della dimensione in cui l'uomo è relegato.

Da qui non posso che affermare che il cristianesimo, pur essendo una ideologia irrealizzabile in terra, è un credo indispensabile per l'uomo per non arretrare nell'era primordiale della sua vita.

Essere cristiani significa impegnarsi con fiducia e coraggio per migliorare questo mondo.

Ed è qui che la ricorrenza della Pasqua assume il suo vero significato, che è quello di vivere la vita nella coscienza che al male non c'è altra alternativa che darsi al bene, costi quel che costi.

La violenza non ha mai risolto i problemi di questo mondo, violenza genera violenza e alla fine non ci sono vincitori, mentre la disposizione, fino al sacrificio ultimo, a testimoniare le idee progressiste emancipatrici è atto coraggioso di insubordinazione contro le costrizioni dimensionali del male, inteso come ignoranza formativa fisio-biologica e conseguentemente cognitiva ed emotiva.

Ma che cosa è con la ragione che ci aiuta ad amministrare la vita tra il male e il bene senza creare danni maggiori quando fosse impiegata adeguatamente?

È giusto sacrificarsi, cioè rinunciare totalmente alle richieste della vita terrena per un ideale non proprio terreno?

Un mondo migliore si otterrebbe con un'adeguata istruzione ed educazione globale dei popoli, affinché reagiscano contro la violenza di chi voglia ottenere troppo potere, e meno con preghiere e suppliche verso un “Alto“ non ancora identificabile.

Si prendano in seria considerazione i precetti cristiani, ma non si dimentichi che la natura ha donato all'uomo il senso della ragione, quale stimolo evolutivo anche per comprendere e realizzare ancor meglio le annunciazioni del Cristo morto sulla croce senza sconfinare in una pur possibile, ma non certa, vita nel dopo.

Nessuna volontà superiore dovrebbe pretenderlo dall'uomo.

Gli ideali e la ragione sono il fondamento della vita, perché agiscono in essa come bussola in un mare in tempesta.

Gesù Cristo ha comunicato al mondo verità così profonde da risultare ai più non accessibili.

Solo chi è puro nell'animo riesce a comprenderle e farne il senso della sua vita, ma chi può affermare di esserlo?

In questo senso la Pasqua assume un significato determinante: quello che attraverso il sacrificio sul Golgata porta assoluzione e liberazione per i veri credenti.

Ma cosa spinge l'uomo al credo in un Dio, ad eccezione del bisogno di aiuto e e consolazione?

Per me il riferimento a Dio rappresenta il tentativo di ricongiungimento con l'Unità originaria, dopo millenni di separazione.

Dio è simbolo proprio dell'origine della vita e la separazione segna l'inizio di un ancora perdurante processo volto al ricongiungimento con l'origine nell'unione.

E qui noto un certo parallelismo coi superstiti delle tragedie umane, con il loro affannarsi a rintracciare i loro cari, dispersi in tutto il mondo o sterminati, da diventare il senso assoluto della loro vita.

Ritrovare quell'unione affettiva che viene tramandata di generazione in generazione.

Non sono d’accordo con il concetto di punizione, e non lo sarò fino alla dimostrazione concreta per quale reato fu imposta.

Il percorso di ricongiungimento è ricco di insidie, in quanto deve essere guadagnato ed è qui che Gesù ci ha indicato la via migliore da seguire.

Il concetto idealizzato dell'esistenza di un Dio trova il suo fondamento nello stimolo, innato nell'uomo, di voler superare le costrizioni dimensionali, cioè di volere accedere a dimensioni migliori, dove ritrovarlo e convivere.


 
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