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  Editoriali  »  Gli orizzonti della vita in terra, di Lorenzo Russo 14/05/2019
 
Gli orizzonti della vita in terra

di Lorenzo Russo





Egli, l'uomo,vive in uno stato continuo di plurisdoppiamento identificatore.

È come se l'Unità originaria si sia sdoppiata in moltissime divisioni e suddivisioni e che, da questo punto, siano sempre in moto alla ricerca dell'Unità originaria.

Conseguentemente a questo, vengono creati diversi gradi di unione, ma senza mai raggiungere l'agognato scopo finale.

Lo si nota nelle diverse forme di amicizie esistenti, delle quali la più sublime è quella dell'amore, la più idonea a raggiungere l'agognata unità, ma che mai sarà quella originaria, in quanto essa comprende tutta l'Umanità formatasi nel corso della sua esistenza.

Questo accade con le forze del bene, mentre con le forze del male avviene il contrario, il che crea situazioni di continui confronti e dove la brutalità non ha limiti.

Da qui il loro agire definisce chiaramente lo sdoppiamento dell'Unità originaria, in quanto essa è fin troppo perfetta nella sua composizione e natura.

Deve essere successo un qualcosa di tragico a creare questo sdoppiamento che colpisce l'Umanità sin dal suo apparire nella dimensione terrena.

Forse una punizione per aver preteso troppo, più del lecito, o un atto coraggioso di insubordinazione per volere conquistare la propria libertà e dal quale è sorto il processo perdurante e difficoltoso che ben conosciamo?

Mi sembra, però, di notare un lento miglioramento, sebbene discontinuo, in questo processo, punitivo o liberatorio, delle capacità cognitive e conseguentemente creative dell'uomo, da farmi sperare che egli sia destinato a salvarsi.

Nel frattempo, egli continua a vivere in uno stato di nebulosità schizofrenica che lo fa faticare a discernere tra la via dell'assoluzione o quella della premiazione.

Di fatto, l'uomo cerca il suo prossimo, quando ne sente il bisogno per sopravvivere, ma lo evita e combatte, quando si sente minacciato.

Come era semplice, serena, equilibrata la sua esistenza nello stato d'unificazione totale!

Lo sgretolamento dell'Unità originaria lo ha reso ignorante, debole e bisognoso di aiuto, da farmi ricordare la parabola del figliol prodigo, quando egli si allontana dal padre per tentare la sua vita e al suo ritorno viene accolto ancora con amore e comprensione.

Ne deduco il senso, cioè che ogni individuo debba vivere la sua vita per maturare e solo nel momento in cui abbia riconosciuto il valore delle virtù umane e dell'amore paterno sia in grado di ritornare.

Il padre sta qui per la meta da raggiungere, il cui cammino non è accessibile a tutti nella stessa fascia di tempo e facilità.

In quale fase del tormentato cammino si trova l'uomo attualmente?

I pericoli della distruzione totale sono oggi incombenti come mai, ma in contrapposto è anche il sentire la necessità di riunione forte e irrevocabile.

Per il momento si tengono la bilancia, ma guai se la fama di maggior potere di un qualche statista e o finanziatore sposti l'ago della bilancia verso il peggio, così per caso o follia come già accadde nel passato.

Il credente non avrà nulla da temere, perché crede che andrà in paradiso, mentre per gli altri non so se saranno presi dal panico o dalla soddisfazione che finalmente il grande teatro finirà per sempre.

Perché di teatro potrebbe trattarsi tutta la faccenda della vita umana, nella quale il regista deve conservare tutta la sua pazienza a causa del basso grado di comprensione e asservimento dei suoi attori.

Di fatto, sia nel bene come nel male proprio oggi vengono prese decisioni non proprio giustificabili dal punto di vista della loro adeguatezza, e non solo, quando noto che si considera di essere fascista o nazionalista chi, pur essendo buono e umano, sostiene una soluzione più conforme alla sua dimensione, affinché possa essere sostenuta da tutte le parti coinvolte.

Questo perché le vicende immigratorie in atto, tanto per fare un esempio, sono troppo intense e maggiormente spinte da motivi economici e senza un riscontro serio della sostenibilità nel tempo dei pochi paesi ospitanti.

Ma si sa da tempo, che il tutto è stato deciso da anni dai signori dell'alta finanza e affini, come politici industriali e religiosi, per realizzare i loro scopi di dominio.

È evidente che è un problema di portata mondiale e come tale andrebbe risolto nell'ambito dell'ONU.

Il Dio „Universale“ perché unico aspetta che i suoi attori capiscano il senso del gioco, che è quello della vita, e sappiano condurlo a un buon fine.

Chissà, se l'Uomo preferirà obbedirgli, od optare per una propria regia.

Da qui ne deduco che l'identificazione con una divinità non altro riflette che lo stato di sviluppo o degrado raggiunto.

Oggi si preferisce credere in un solo Dio, una energia molto complessa e ancora inesplorabile da poterla immaginare in uno solo.

Quanti trattati si potrebbe scrivere su di essa, senza arrivare a una soddisfacente spiegazione del suo esistere ed agire, così che ognuno si limita a riferirsi a un proprio Dio, dal quale ottenere la forza di vivere la sua vita.














 
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