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  Editoriali  »  Fiaccolate pericolose, di Renzo Montagnoli 21/06/2019
 
Fiaccolate pericolose

di Renzo Montagnoli



Per la vicenda del giovane ladro moldavo ucciso a Ivrea dal tabaccaio non ho sufficienti elementi per valutare se si sia trattato di legittima difesa o di eccesso di legittima difesa; il compito di accertare come sono andati i fatti è giustamente lasciato all’autorità inquirente che è opportuno lasciar lavorare senza pressioni. Invece ho rilevato qualcosa di abnorme e che francamente mi spaventa: la fiaccolata di un migliaio di persone a sostegno di chi ha sparato, convinta che avrebbe agito allo stesso modo, ma quel che è peggio, e lo si rileva dalle interviste effettuate nell’occasione, è la volontà di certa gente di punire con la morte chi ha rubato. A parte che in questo comportamento ci sono delle incongruenze, nel senso che si vuole punire chi ruba, a volte per necessità, mentre si lasciano correre le continue ruberie di non pochi politici, c’è un elemento che fa inorridire. Nel nostro ordinamento giuridico non esiste per fortuna la pena di morte, nemmeno per gli assassini, e questa gente invece vuole provvedere di per se stessa a togliere la vita a chi ha commesso un reato assai meno grave dell’omicidio. Questi individui mi spaventano, perché sono gli stessi che si fanno un selfie davanti alla vittima di un incidente stradale, che si informano con avidità di gravi fatti di sangue, insomma è gente che ha la cultura della morte, quella stessa cultura che animava i nazisti e anche i fascisti.

Sono persone asociali che godono della sofferenza altrui e che uno stato civile non può tollerare. La vita è bella, pur con tutti i suoi aspetti negativi, ma irriderla con il desiderio, espresso o tacito, di toglierla a qualcuno, pur nella convinzione di essere dei giustizieri, è frutto di menti malate, di ideologie che le hanno assoggettate e plasmate a piacimento, azione tanto più facile quanto maggiore è l’ignoranza. Per esperienza storica, visto come sono finiti nazismo e fascismo, con simili soggetti non si va da nessuna parte, anzi si finisce prima del tempo sotto due metri di terra.

 
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