Area riservata

Ricerca  
 
Cookies Policy  
 
Diritti d'autore  
 
Biografia  
 
News  
 
Bell'Italia  
 
Canti celtici  
 
Il cerchio infinito  
 
Poesie  
 
Racconti  
 
Scritti di altri autori  
 
Editoriali  
 
Recensioni  
 
Libri e interviste  
 
Intervista all'autore  
 
Letteratura  
 
Freschi di stampa  
 
Il mondo dell'editoria  
 
Le Agenzie Letterarie  
 
Fotografie  
 
 
 

  Editoriali  »  Questo pazzo, pazzo mondo, di Renzo Montagnoli 26/10/2019
 
Questo pazzo, pazzo mondo

di Renzo Montagnoli



Oggi, al risveglio, mentre pigramente restavo al calduccio fra le coperte, mi sono venuti in mente dei piccoli fatti per certi versi inspiegabili, ma che danno una misura di quanto siamo diversi a questo mondo e come in questa diversità ci possano essere dei comportamenti quanto mai sconcertanti. Ne parlo di seguito, così è più facile capire.

Anni fa un poeta mi scrive e chiede che venga pubblicata sul mio sito Arteinsieme la recensione di una sua silloge; ricordo che gli ho detto che questo era possibile nel caso si fosse trattato di autori che pubblicavano sul sito stesso e lui per tutta risposta mi ha detto che avrebbe provveduto in merito. Da parte mia, confidando in una persona seria, ho pubblicato la recensione, ma non ho visto arrivare nessuna poesia. Non mi sono incavolato, perché in fondo era cosa da poco, ma mi sono arrabbiato quando alcuni mesi dopo mi ha proposto la pubblicazione della recensione di un’altra sua opera, al che gli ho ribadito che aveva disatteso la promessa fattami precedentemente. Lui non si è scomposto più di tanto, rinnovando la promessa, ma questa volta non ho ceduto. Morale della storia: forse sarà un gran poeta, anche se non ho mai letto niente di suo, ma come uomo è piccolo piccolo.

Un’altra vicenda, invece, è del corrente anno e questa, senza che mi provocasse un’arrabbiatura, comunque mi ha lasciato l’amaro in bocca. Io leggo molti libri e poi ne scrivo recensioni che pubblico anche su un sito specializzato che è una fonte notevole per orientarsi nelle scelte e che consiglio di utilizzare. Si tratta di Qlibri, un magazine snello, di facile e utile consultazione e che mi vede nella classifica dei recensori ai primi posti, non tanto per la qualità, ma per la quantità. Nel caso nel data base non siano presenti certi titoli, si inseriscono e poi si resta in attesa che la scheda libro sia approvata per poi immettere la recensione vera e propria. Il tempo d’attesa fra l’inserimento e l’autorizzazione è variabile, ma comunque fino allo scorso anno non ha mai superato le due settimane. Poi, qualcosa deve essere accaduto, questo questo ritardo fisiologico si è dilatato a dismisura, arrivando perfino a tre mesi. Ho chiesto se c’erano dei problemi e mi hanno risposto che li stavano risolvendo; io ho continuato a inserire nuove schede libro, speranzoso, ma a un certo punto, visto che apparivano autorizzazioni di altre schede, e non le mie, mi sono informato presso altri che pubblicano sullo stesso sito e così ho appreso che quelle autorizzazioni erano relative a inserimenti ben successivi ai miei. Ho chiesto allora ai responsabili di Qlibri di spiegarmi il perché, ma dopo sette mesi non ho avuto ancora risposta, e del resto non collaboro più con loro.

Dunque, nell’uno e nell’altro caso, si tratta di fatti di poco conto, ma che evidenziano come, se non la pazzia, la stranezza prenda sempre più a caratterizzare il nostro mondo. Del resto, se nel primo caso non mi aspettavo nulla, nel senso che non intendevo perpetuare la buggeratura, nel secondo mi pare che una risposta a una domanda peraltro educata sarebbe stata d’obbligo.

Ci sarebbero poi altri accadimenti, ma sembrano essersi volatilizzati nella mente, perché da un po’ di tempo sono talmente frequenti da apparire normali, come nel caso di quello che mette in sosta l’auto, impedehndo l’accesso a un parcheggio pressoché vuoto, oppure di quella che all’ipermercato, mentre stai a fermo a scegliere la merce, ti tampona con il carrello e ti grida di stare attento, come se la colpa fosse tua e non sua.

Piccoli segni, ma importanti se raccordati, per dimostrare che il nostro mondo sta impazzendo e, in barba alla teoria darwiniana, è più logico pensare a una progressiva involuzione.

 
©2006 ArteInsieme, « 09725531 »