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  Editoriali  »  I pericoli della globalizzazione incontrollata, di Lorenzo Russo 19/11/2019
 
I pericoli della globalizzazione incontrollata

di Lorenzo Russo





Globalizzare significa unire forze ed energie per renderle più potenti ed efficaci.

Bisogna, però, tener conto di non superare un certo limite, oltre il quale il tutto imploderebbe, fino a distruggersi.

Si sa dalla fisica che l'implosione è un reazione naturale di ogni processo che abbia superato il suo limite di coesione o sopportazione dei suoi elementi, o che sia stato progettato e controllato male, oltre il quale la potenzialità raggiunta si azzera e distrugge.

Mi sembra che lo stesso possa accadere con l'unione forzata dei popoli.

Credo, di fatto, che chi vuole unire i popoli, fino a renderli omogenei, non tiene conto che anche l'uomo fa parte della natura e di conseguenza sottosta alle leggi naturali fisiche.

Mi piace l'idea di globalizzare i popoli, però sono abbastanza ragionevole da immaginarmi il rischio che un tale processo comporta.

La natura non è, di per sè, omogenea. Lo si nota nell'apprendere che le sue energie si consumano e rigenerano attraverso le sue diversità e contraddizioni, per cui anche l'uomo trae le sue energie dalle diversità e contrarietà che incontra e deve superare.

Sorgono così, in alternanza, periodi di pace e di lotte che sono proprie della dimensione nella quale è costretto a vivere.

Finora tutti i progetti di omogeneità sono falliti proprio nel momento in cui il limite massimo di realizzazione controllabile sia stato raggiunto.

Non è così, che l'uomo nasce, cresce, si ammala, guarisce e infine muore, per vecchiaia o altre cause naturali?

Esiste un solo modo di prolungare il più possibile l'attività delle energie positive della vita umana: quello di sottoporre gli ideali all'esame della ragione, onde evitare che venga superato il famigerato limite di operatività positiva. In poche parole evitare gli estremismi, di ogni sorta che siano.

Di fatto, gli ideali possono essere benefici come malefici, inoltre è difficile per l'uomo riconoscere di acchito gli effetti che essi possono generare nella sua mente, per cui sono guai a non sottoporli a un esame accurato della ragione.

Regge quindi il seguente paragone: ideale uguale a energia vitale spirituale, ragione uguale a garanzia analitica di concordanza e adattamento alle condizioni personali e dimensionali.

E già un segno di sviluppo l'essere in possesso della ragione, per cui entrambi vanno coltivati e selezionati severamente.

Si parla tanto, oggigiorno, della sospensione dei confini territoriali, della sospensione del diritto alla difesa della nazione, in favore del diritto universale dell'uomo di vivere la sua vita ovunque trovasse migliori condizioni e tutele.

Che bellezza, finalmente l'individuo diventa libero, di decidere e volere!

Ma lo vuole proprio così o preferisce farsi mantenere da una collettività più evoluta culturalmente ed economicamente?

Ma cos'è con la concretezza di questi nobili ideali, intendo la loro reale possibilità di realizzazione?

Mi sa più di insubordinazione a un ordine che fu instaurato per garantire quel poco di sicurezza e praticabilità alla fine di un conflitto bellico, di atti disumani compiuti, di carestie subite.

Si tratta di un ordine sociale che, pur non garantendo il paradiso in terra, offre una vita migliore in un mondo di per sè primitivo.

O siamo diventati improvvisamente tutti saggi e savi, così tanto illusi da credere nei miracoli?

E come la mettiamo con il sistema economico del profitto, che certo non è alla pari dei proclami umanistici universali in corso?

Perchè non incominciare con la sua modifica radicale, in quanto, e a mio parere, sta qui il nocciolo della questione?

Da qui, sta ai popoli di chiedere le riforme necessarie, a incominciare con la riforma dell'ONU, di modo che le sue delibere siano efficaci, nel senso di eque e paritarie per tutti i popoli.

I popoli vanno educati ed istruiti a un modello di vita valido per tutti, di modo che l'emigrazione incontrollata finisca e ognuno riesca a vivere decentemente nella sua terra d'origine.

Il mio timore è che gli idealisti vengano usati per scopi del tutto differenti dai loro proclami.

Mi sembra evidente, che una certa casta abbia compreso che lo sviluppo, intellettuale e di coscienza, dei popoli rende impossibile il suo esercizio di potere su di essi.

E qui ci passa benissimo la storia della protezione dell'ambiente e del diritto del singolo di vivere dove trovasse condizioni migliori, perchè serve a influenzare i soliti ignoranti sostenitori e a destabilizzare l'economia dei paesi coinvolti, fino a poter prendere provvedimenti drastici e rigorosi.

Ancora una volta il popolo sarebbe  cornuto e i nobili ideali fottuti.


 
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