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  Editoriali  »  Dopo non sarą pił come prima?, di Renzo Montagnoli 30/03/2020
 
Dopo non sarà più come prima?

di Renzo Montagnoli



Eravamo convinti di essere invincibili, che tutto ci fosse dovuto e che nulla ci dovesse essere negato, un’illusione pericolosa di cui eravamo inconsapevoli, e c’è voluto un virus maledetto per farci riportare i piedi sulla terra. Non erano state sufficienti le crescenti morti collegate all’inquinamento provocato da noi, i mutamenti climatici tali da da moltiplicare la risposta della natura rispetto alla violenza che le abbiamo usato; sì, c’era qualcuno che protestava, che metteva sull’avviso e molti di noi hanno approvato questi temerari, con una convinzione superficiale, timorosi che a dover cambiare potesse venir meno la fragile agiatezza in cui ci trastullavamo. Quel si deve cambiare risuonava nelle nostre orecchie come un motivetto, qualcosa così di attuale da non poterne fare a meno, come il doversi uniformare all’imperativo corrente dell’usa e getta, ma senza che corrispondesse a una presa di coscienza, a cercare di capire perché il nostro benessere cominciasse a diventare sempre più un malessere e anche quando si sono manifestati i primi casi di questo virus abbiamo accettato supinamente le parole di chi ci tranquillizzava, perché così non si incrinavano le nostre apparenti certezze. La civiltà del consumo era diventata talmente radicata in noi da sentire bisogni inesistenti, ma che subdolamente ci erano indotti; il grande capitale, la finanza internazionale ci hanno coinvolti piano piano in un gioco di falso benessere, a cui abbiamo partecipato da vittime e da artefici e quindi senza pudore, accettando le storture che ci sembravano inevitabili, come la spogliazione progressiva delle risorse che ha provocato le grandi migrazioni iniziate lo scorso secolo e diventate massice in questo primo ventennio del XXI secolo. Per tacitare le nostre coscenze ci siamo indotti una pietà verso questa gente che fuggiva, e fugge, da guerre, da carestie, dalla miseria, senza pensare che solo con una giustizia mondiale si potrebbe porre rimedio. Ci hanno illuso e ci siamo illusi di essere onnipotenti, abbiamo anteposto continuamente la materialità alla spiritualità, abbiamo perfino dimenticato le nostre radici, soprattutto quelle cristiane per eleggere a nostra divinità il denaro, questo sterco del demonio di cui siamo diventati schiavi. Adesso, spaventati da questo virus, manifestiamo dei buoni propositi, diciamo che tutto deve cambiare, che dopo non potrà essere come prima, il che dovrebbe apparire come un segnale di concreto ravvedimento. Però la storia, maestra di vita, quella storia che quasi sempre si ripete, mi rende dubbioso, perché nulla può radicalmente cambiare se in noi non nasce, libera da ogni costrizione quale può essere l’attuale pericolo incombente, la convinzione che la vita non deve essere una gara per ottenere di più, a discapito di altri, ma il terreno in cui gli uomini, dimenticata la loro originaria bestialità, procedono solidalmente uniti, consci che il reciproco aiuto permette di risolvere tante problematiche, realizzando quell’amore universale che è alla base del pensiero di Gesù Cristo. Il percorso su questa terra è breve e il farlo in armonia, contando sull’eventuale aiuto di altri, permette di vivere meglio, di avere quella serenità che da sempre, purtroppo, è solo un miraggio.

 
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